Una maschera di nome bullo

Il disegno, così come il gioco, ha un valore primario durante l’infanzia (nel periodo che va indicativamente fra i due e i nove anni) che non si esaurisce necessariamente con l’avvicinarsi dell’adolescenza: si avvia invece a rappresentare un segno tangibile di energie psichiche liberatorie organizzate secondo un lessico personale, che fa capo a vissuti emozionali, attuali o risalenti all’infanzia del soggetto.

Infatti è soprattutto durante la pubertà che il ragazzo, grazie ad una mente fondamentalmente ingenua – priva di pregiudizi ed attribuzioni – e a curiosità e capacità di meravigliarsi, può meglio percepire aspetti della realtà e misteri del mondo. È spesso l’occasione per giocare e mettere alla berlina, soprattutto nella rappresentazione grafica, stereotipi, vizi e patologie giovaniliste: la carica fortemente sessuale di questo periodo con il suo enorme vocabolario di forme, colori e composizioni, è determinante a questo scopo.

In virtù della sua imperfezione il mondo infantile e adolescenziale diviene luogo originario in grado di dare un senso compiuto a molti fenomeni legati alla violenza, all’ingiustizia, alla povertà emozionale: l’espressione tramite il disegno sta ad indicare che spesso il ragazzo non si inibisce nella narrazione figurativa di un fenomeno che gli appartiene direttamente o che teme di subire, o ancora peggio di cui è stato vittima, ma invece è spinto da una genuina forza interiore che, lungi dal portare a coprire ingannevolmente il fenomeno, piuttosto lo fa emergere.

Perfino quando gli procura sofferenza, spesso il ragazzo non si sottrae dal commentare graficamente un’esperienza vissuta in prima persona: un esempio per tutti è rappresentato dai disegni di ragazzi ospedalizzati, in cui essi stessi mettono subito in evidenza la loro situazione di disperazione raffigurando i lettini sui quali giacciono, le flebo attaccate al loro corpicino, punture interminabili e con aghi enormi, gli occhi vitrei o al contrario commossi degli operatori ospedalieri.

Spesso poi succede che quando il ragazzo si trova di fronte ad un fenomeno imprevedibile ed aggressivo – come per esempio un atto di bullismo – ricorra a modalità espressive particolari, quali la forma caricaturale o la fumettistica, ed usi segni grafici strambi e bizzarri: si tratta di modalità utilizzate per scaricare al meglio l’ansia e l’angoscia sotterranea e trasformare quel vissuto inaccettabile in qualcosa di buffo e quindi meno insidioso. Si tratta di una maschera: il fenomeno dietro di essa però è abbastanza nitido, soprattutto ad un occhio esperto.

È quello che è accaduto ai ragazzi che hanno partecipato al concorso di disegno “La scuola e il bullo”, proposto e realizzato da Ri-vivere in collaborazione con alcune scuole della provincia di Bari.

Il concorso chiedeva ai ragazzi, singolarmente o in gruppi, di raffigurare un bullo così come dettato dalla propria immaginazione e, nel caso in cui avessero vissuto anche una particolare esperienza, di descriverla tramite la rappresentazione grafica.

Così si sono cimentati cercando di interpretare segni come lo sguardo, i gesti, le espressioni facciali o lo stesso tono di voce del bullo: si è trattato per molti di essi di una vera e propria impresa percettiva, in quanto riconoscere visualmente e raffigurare il bullo ha significato per molti di loro immaginarlo, entrare nella scena, discutere animatamente di lui, dei suoi umori, delle sue ansie travestite di un’atroce senso di onnipotenza, del suo linguaggio deviato, delle sue tendenze morbose al possesso.

Analizzando i numerosi disegni realizzati è emerso come, sia singolarmente che in gruppo, i ragazzi siano stati capaci di leggere e rappresentare i tratti salienti della figura del bullo, usando perfino le medesime modalità espressive: un certo humour, la ricerca del caricaturale, del grottesco e del deformato.

Poter approfondire il tema con l’uso di battute grafiche o caricature è stata per loro una ghiotta occasione: ne è uscita una vera e propria maschera del “bullo”, che può e deve essere utilizzata nello stesso contesto scolastico come strumento utile ad penetrare il fenomeno per giungere a considerarlo, distanziandosi per un momento dai pur gravi eventi deleteri che talvolta ne scaturiscono, per quello che realmente è e cioè la manifesta disperazione di bambinoni infelici, quali soggetti fortemente “dipendenti dalla madre”. Ciò varrebbe perfino per delinquenti incalliti grandi e grossi, perché l’origine profonda del loro comportamento è lo stessa.

Esaminando alcuni disegni più da vicino, era impossibile non soffermarsi su alcuni in particolare.

Uno dei disegni in concorso a "La scuola e il bullo".

Uno dei disegni in concorso a “La scuola e il bullo”.

Uno dei disegni in concorso a "La scuola e il bullo".

Uno dei disegni in concorso a “La scuola e il bullo”.

Uno dei disegni in concorso a "La scuola e il bullo".

Uno dei disegni in concorso a “La scuola e il bullo”.

Uno dei disegni in concorso a "La scuola e il bullo".

Uno dei disegni in concorso a “La scuola e il bullo”.

Uno dei disegni in concorso a "La scuola e il bullo".

Uno dei disegni in concorso a “La scuola e il bullo”.

Colpiscono i tratti di rigidità e durezza con cui sono resi alcuni tratti dei bulli:

  • bocca deforme, troppo grande e sproporzionata, che esprime problemi orali: difficoltà di alimentazione, disturbi del linguaggio, avidità e patologia morbosa dell’oggetto;
  • l’esposizione dei denti non è certo segno di allegria, ma al contrario di aggressività: assume il medesimo significato dell’espressione “mostrare i denti”;
  • la mancanza del naso segna la privazione di significati fallici;
  • sopracciglia ben curate segnano narcisismo, ma anche tendenze omosessuali;
  • il collo tozzo rappresenta uno scarso collegamento tra cariche impulsive del corpo e controllo mentale del cervello;
  • le braccia strette al corpo esprimono un atteggiamento di difesa;
  • le mani piccole segnano difficoltà di contatto o un senso di colpa legato ad attività manipolatorie, come masturbazione o azioni di furto;
  • i piedi sproporzionati segnano un contatto corporeo e materiale eccessivo: il piede possiede un simbolismo sessuale e segna forti conflitti sessuali;
  • i vestiti disegnati con colori caldi indicano bisogno di protezione;
  • le griffe ben evidenti su scarpe e giubbotto sono simboli di esibizione narcisistica.

La bocca e i muscoli facciali sono stranamente distorti, come se il turbine delle emozioni, espresso attraverso le linee che formano il viso, ne avesse in effetti spezzato l’espressione.

L’intreccio di queste caratteristiche, presenti in disegni realizzati da diversi ragazzi, è cosi fitto di tratti comuni che si può dire che essi hanno prodotto una creazione patologica del bullo e, tra caricatura e ritratto, hanno stilizzato la personalità del bullo così da renderlo familiare a sé stessi e agli altri.

Ernst H. Gombrich in Arte, percezione e realtà dice: “Abbiamo imparato a distinguere i tipi con cui i nostri scrittori e umoristi ci tengono a contatto: c’è il tipo militare, il colonnello Blimp di felice memoria disegnato da David Low, il tipo sportivo, il tipo artistico, il funzionario, il tipo accademico, e cosi via per tutto il repertorio della commedia della vita”.

Allo stesso modo i nostri ragazzi hanno colto nel bullo prima la maschera e solo dopo la faccia.

Uno dei disegni in concorso a "La scuola e il bullo".

Uno dei disegni in concorso a “La scuola e il bullo”.

Questo disegno traccia il bullo come piovra divorante che con i suoi pseudopodi lacera, distrugge, taglia, devasta, penetra, attacca, acceca, pietrifica il corpo del bambino che guarda e vede ciò che l’idra non potrà mai vedere: l’horror vacui o semplicemente la paura che la piovra ha di essere distrutta dai suoi stessi tentacoli.

Uno dei disegni in concorso a "La scuola e il bullo".

Uno dei disegni in concorso a “La scuola e il bullo”.

In questo disegno la determinazione del tratto è sorprendente, il vuoto nell’espressione e l’artificiosità dello sguardo diventano sempre più evidenti quanto più ci si sofferma ad osservarlo. La totale inespressività della figura – ma anche quell’orsacchiotto che forse al bullo è mancato – riassume il significato dell’immagine interiore che ha guidato il ragazzo in questo disegno.

Questo disegno ci svela due ulteriori aspetti tipici dell’infanzia del bullo: l’assenza di gioco, espressa dall’anzianità del personaggio raffigurato, ma soprattutto l’assenza di oggetti transizionali (nel senso in cui li intende D. W. Winnicott) che nel disegno viene riattualizzata dall’orsacchiotto tra le braccia. Non ultima una cronica mancanza di iniziativa a collaborare.

M. Masud R. Khan:

Mentre sono sorprendentemente empatici con gli stati d’animo delle loro madri, essi sembrano rinunciare in anticipo a offrire alcunché da parte loro. Piuttosto, imparano a far aumentare gli sforzi e i gesti della madre verso di loro, che sono la «cosa di speciale creazione» (the special created-thing).

Ancora Masud Khan, a proposito degli adulti perversi:

[…] tenterò di riassumere la situazione problematica di questo tipo di fanciulli nella pubertà e nell’adolescenza. Tutti i pazienti da me esaminati sembrano essere giunti alla pubertà e all’adolescenza in uno stato di organizzata innocenza. Tutti avevano una scarsa capacità di fantasticheria sessuale, e i loro primi tentativi di masturbazione erano pateticamente insoddisfacenti. Apparivano introversi, quasi claustrofobici, piuttosto depersonalizzati, con un tipo di personalità chiaramente schizoide, eppure palpitanti di un bisogno latente della vita e degli altri, che non riuscivano ad appagare realisticamente in esperienze vissute o in relazioni oggettuali con coetanei. Potevano perciò sentirsi nel medesimo tempo pieni di desiderio e disprezzati, fortemente coinvolti e tuttavia opachi e vuoti, pieni di sé stessi ma senza nulla da offrire agli altri, e soprattutto speciali. Avevano uno spiccato senso segreto di aspettare di essere scoperti e incontrati. È in un tale clima interiore di affettività strozzata e di tensione pulsionale che un’occasione o un incontro con qualcuno avrebbero potuto fornire loro un’apertura sulla vita.

Queste che Masud Khan ha qui appena decritto per i soggetti perversi sono appunto le caratteristiche tipiche della pubertà e dell’adolescenza del bullo che i ragazzi hanno magnificamente tradotto in forma grafica.

Avvertenza

È indispensabile sottolineare che per questi e altri casi esposti, i disegni sono test psicodiagnostici che consentono solo un orientamento alla diagnosi, e non la diagnosi stessa.

5 commenti

  1. tiziana
    Pubblicato il 10 dicembre 2008 alle ore 10:18 | Permalink

    Guardare il filmato ha dato una preganza particolare al testo perchè le parole sono state vissute.
    Che per un attimo gli “adulti” grazie ad un contenitore particolare si siano ritrovati “Gruppo di vita” capaci di vivere i simboli e significati dei bambini (ma anche i propri..) è meraviglioso e dà un tono diverso all’esperienza.
    Pensare ai bulli come “bambinoni infelici, dipendenti dalla madre” cambia la prospettiva,ti costringe a riflettere e ad agire piuttosto che reprimere o accusare…come quel disegno che spiega “Bullo e vittima hanno bisogno di aiuto”.
    Bello davvero, risuonano le parole iniziali di richiamo al gruppo che insegna e conduce alla vita, che sceglie di sapere e di guidare e non si sottrae

  2. Armando
    Pubblicato il 10 dicembre 2008 alle ore 10:30 | Permalink

    Dall’articolo si evidenziano due aspetti fondamentali: l’importanza della metodologia scientifica esposta e la possibilità che ne deriva, per un bambino, di esprimere aspetti e problematiche altrimenti invisibili.
    In sintesi, come diceva Bruno Munari (pittore e ideatore di giochi per bambini): “un bambino creativo è un bambino felice…”

  3. Pubblicato il 10 dicembre 2008 alle ore 14:33 | Permalink

    I bambini sono spesso più acuti degli adulti nel cogliere gli aspetti profondi della realtà che li circonda, ed è evidente soprattutto in questo caso in cui hanno sottolineato che il bullo è una maschera che copre il volto di un bambino che ha bisogno di aiuto.
    A questo corso ci è stato insegnato a capire i bambini anche tramite i loro disegni e questo ritengo sia stato un insegnamento prezioso… guardadre il mondo attraverso gli occhi dei bambini aiuta a vedere al di là delle maschere e della superficialità.
    Grazie

  4. Alessandro Iacovazzi
    Pubblicato il 11 dicembre 2008 alle ore 22:32 | Permalink

    L’aspetto secondo me più importante è che il genitore può significativamente cogliere gli aspetti ed i segnali che indicano le tappe di crescita del proprio figlio, delle sue relazioni con il mondo esterno, con gli stessi genitori. il genitore, ma l’educatore in generale ha uno strumento scientificamente semplice per valutare la crescita psichica del bambino/ragazzo.

  5. Pubblicato il 6 ottobre 2011 alle ore 14:26 | Permalink

    Articolo molto interessante. Per ulteriori approfondimenti mi permett di segnalare un’altra fonte a mio parere ugualmente professionale e autorevole sul tema: https://www.psicologo360.it/blog/post/2011/07/19/bullismo.aspx

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