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	<title>Commenti a: Un rumore che rompe il sentimento</title>
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	<description>Seminari di Psicologia Infantile</description>
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		<title>Di: Ghat</title>
		<link>http://www.ri-vivere.it/un-rumore-che-rompe-il-sentimento/comment-page-1/#comment-72</link>
		<dc:creator>Ghat</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Nov 2005 07:31:20 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao! Ho trovato interessante quesot tuo post che l&#039;ho inserito - debitamente linkato al tuo - in uno dei mie blog, dove cerco di approfondire le istanze dell&#039;animo femminile.
A presto per ora
Carla</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao! Ho trovato interessante quesot tuo post che l&#8217;ho inserito &#8211; debitamente linkato al tuo &#8211; in uno dei mie blog, dove cerco di approfondire le istanze dell&#8217;animo femminile.<br />
A presto per ora<br />
Carla</p>
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		<title>Di: Donatella</title>
		<link>http://www.ri-vivere.it/un-rumore-che-rompe-il-sentimento/comment-page-1/#comment-71</link>
		<dc:creator>Donatella</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2005 18:05:36 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; l&#039;articolo più bello che abbia mai letto, è ciò che di più bello abbia mai letto, in assoluto. E&#039; come una carezza per l&#039;anima, è come leggere il proprio interno, segreto, silenzioso. Vorrei, per assurdo,  che mi fosse concesso di vivere un solo altro giorno con una persona che ho perduto, ma non immagino di ridere e scherzare, tutt&#039;altro, immagino di arrabbiarmi perchè non ha creduto in me, perchè non ce l&#039;ha fatta, perchè non è cambiata, perchè mi ha lasciata sola, senza di lei e io non posso farci niente, lei a me non ha lasciato sceta. Rabbia, amore, impotenza, esplode tutto insieme e si posa sull&#039;anima e solo il tuo racconto e un gruppo che ti ascolta possono accoglierti nella consapevolezza che nulla scompare ed anche il dolore si trasforma.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; l&#8217;articolo più bello che abbia mai letto, è ciò che di più bello abbia mai letto, in assoluto. E&#8217; come una carezza per l&#8217;anima, è come leggere il proprio interno, segreto, silenzioso. Vorrei, per assurdo,  che mi fosse concesso di vivere un solo altro giorno con una persona che ho perduto, ma non immagino di ridere e scherzare, tutt&#8217;altro, immagino di arrabbiarmi perchè non ha creduto in me, perchè non ce l&#8217;ha fatta, perchè non è cambiata, perchè mi ha lasciata sola, senza di lei e io non posso farci niente, lei a me non ha lasciato sceta. Rabbia, amore, impotenza, esplode tutto insieme e si posa sull&#8217;anima e solo il tuo racconto e un gruppo che ti ascolta possono accoglierti nella consapevolezza che nulla scompare ed anche il dolore si trasforma.</p>
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		<title>Di: vittorio</title>
		<link>http://www.ri-vivere.it/un-rumore-che-rompe-il-sentimento/comment-page-1/#comment-70</link>
		<dc:creator>vittorio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2005 12:07:49 +0000</pubDate>
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		<description>Solitudine e impotenza rappresentano due variabili che conosco molto bene, il rumore dell&#039;anima e&#039; una bestia continua, che si manifesta quasi costantemente come un drago che vuole combattere ma essendo rimasto unico esemplare ha paura di essere distrutto dagli uomini, per cui cerca di rimanere dentro la propria tana.
     La trasformazione continua,  causa l&#039;irrequietudine, il pensare di non aver raggiunto nessun traguardo nella vita, sentirsi ogni giorno il corpo che si muta in psiche e viceversa.
    La causa di tutto e&#039; la perdita della persona amata, madre che lascia il proprio bambino senza nessuna spiegazione ovvero senza che abbia  completato la sua opera. Tutto cio&#039; causa dolore  puro, psichico e fisico.
    In questo livello, il sostegno sociale e&#039; molto importante, pressoche&#039; basilare, quasi una questione di vita o morte.
   La societa&#039; in cui viviamo e&#039; molto egoista e insensibile all&#039;altro,  si da&#039; la colpa alla  genetica e potrebbe essere vero in quanto il DNA  e&#039; egoista, dall&#039; altro canto siamo uomini, esseri intelligenti, capaci se lo vogliamo di modificare il nostro carattere nel corso del tempo.
    Gli uomini hanno paura di chiedere  aiuto in  momenti  della propria vita, per non sentirsi derisi preferiscono tenere dentro la bestia che giorno per giorno continua a crescere, terminando la propra esistenza in una delle tante malattie dove i familiari non sapranno dare una spegazione oltre quella organica.           (L&#039;uomo nasce, vive e muore da solo).
    La persona con dolore psichico viene mantenuta a debita distanza in quanto non corrisponde agli standard sociali.
    Il relazionare con altri attenua la soglia di detto dolore, la bestia inizia a uscire fuori e diventa sempre piu&#039; piccola, questa e&#039; l&#039;unica strada che l&#039;uomo ha per sconfiggere il dolore, interrogandosi su se stesso e gli altri, un cammino difficile nella nostra societa&#039; ma allo stesso tempo molto semplice.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Solitudine e impotenza rappresentano due variabili che conosco molto bene, il rumore dell&#8217;anima e&#8217; una bestia continua, che si manifesta quasi costantemente come un drago che vuole combattere ma essendo rimasto unico esemplare ha paura di essere distrutto dagli uomini, per cui cerca di rimanere dentro la propria tana.<br />
     La trasformazione continua,  causa l&#8217;irrequietudine, il pensare di non aver raggiunto nessun traguardo nella vita, sentirsi ogni giorno il corpo che si muta in psiche e viceversa.<br />
    La causa di tutto e&#8217; la perdita della persona amata, madre che lascia il proprio bambino senza nessuna spiegazione ovvero senza che abbia  completato la sua opera. Tutto cio&#8217; causa dolore  puro, psichico e fisico.<br />
    In questo livello, il sostegno sociale e&#8217; molto importante, pressoche&#8217; basilare, quasi una questione di vita o morte.<br />
   La societa&#8217; in cui viviamo e&#8217; molto egoista e insensibile all&#8217;altro,  si da&#8217; la colpa alla  genetica e potrebbe essere vero in quanto il DNA  e&#8217; egoista, dall&#8217; altro canto siamo uomini, esseri intelligenti, capaci se lo vogliamo di modificare il nostro carattere nel corso del tempo.<br />
    Gli uomini hanno paura di chiedere  aiuto in  momenti  della propria vita, per non sentirsi derisi preferiscono tenere dentro la bestia che giorno per giorno continua a crescere, terminando la propra esistenza in una delle tante malattie dove i familiari non sapranno dare una spegazione oltre quella organica.           (L&#8217;uomo nasce, vive e muore da solo).<br />
    La persona con dolore psichico viene mantenuta a debita distanza in quanto non corrisponde agli standard sociali.<br />
    Il relazionare con altri attenua la soglia di detto dolore, la bestia inizia a uscire fuori e diventa sempre piu&#8217; piccola, questa e&#8217; l&#8217;unica strada che l&#8217;uomo ha per sconfiggere il dolore, interrogandosi su se stesso e gli altri, un cammino difficile nella nostra societa&#8217; ma allo stesso tempo molto semplice.</p>
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	<item>
		<title>Di: rosa</title>
		<link>http://www.ri-vivere.it/un-rumore-che-rompe-il-sentimento/comment-page-1/#comment-69</link>
		<dc:creator>rosa</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2005 15:01:40 +0000</pubDate>
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		<description>apprendere a parlare secondo me vuol dire apprendere a vivere e nn a morire.E&#039; difficile ammettere che soffriamo perche&#039; la persona amata se ne e&#039; andata senza completare la sua opera nn che quella di riempirci di gratificazione e allora cerchiamo di soffocare ,di dimenticare formando un vuoto nella nostra identita.E&#039;questo che io chiamo suicidio di personalita&#039;.Chiedetevi perche&#039; alcune volte quando un affetto ci lascia ci sentiamo sollevati;la risposta e&#039; che ormai nn vevamo piu nulla da prendere e magari dopo ci sentiamo felici bene con noi stessi in quanto ci siamo completati.Alle volte si ha pura di dire tutto questo o per paura di essere deturpati di cio nn capendo che tutto cio che ci compone va rielaborato per arricchirci o nel caso del suicidio di personalita&#039; di essre giudicati al tal punto che l&#039;altro abbia paura di regalarci un po di se</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>apprendere a parlare secondo me vuol dire apprendere a vivere e nn a morire.E&#8217; difficile ammettere che soffriamo perche&#8217; la persona amata se ne e&#8217; andata senza completare la sua opera nn che quella di riempirci di gratificazione e allora cerchiamo di soffocare ,di dimenticare formando un vuoto nella nostra identita.E&#8217;questo che io chiamo suicidio di personalita&#8217;.Chiedetevi perche&#8217; alcune volte quando un affetto ci lascia ci sentiamo sollevati;la risposta e&#8217; che ormai nn vevamo piu nulla da prendere e magari dopo ci sentiamo felici bene con noi stessi in quanto ci siamo completati.Alle volte si ha pura di dire tutto questo o per paura di essere deturpati di cio nn capendo che tutto cio che ci compone va rielaborato per arricchirci o nel caso del suicidio di personalita&#8217; di essre giudicati al tal punto che l&#8217;altro abbia paura di regalarci un po di se</p>
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		<title>Di: Alessandro I.</title>
		<link>http://www.ri-vivere.it/un-rumore-che-rompe-il-sentimento/comment-page-1/#comment-68</link>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2005 18:22:16 +0000</pubDate>
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		<description>Sarebbe interessante scoprire quali dinamiche pervadono la psiche di bambini con disabilità gravi...
Che significa per un bambino, se fortunato anche adolescente, nascere con un cromosoma in meno, vivere senza l&#039;uso degli arti, vista, udito e quant&#039;altro?!? Probabilmente tali dinamiche sono meglio integrate, probabilmente quei bambini non vivono l&#039;impossibilità di andare avanti senza quell&#039;arto, credo che bisognerebbe attentamente valutare sei poi gli &quot;abili&quot; non sono poi i veri disabili!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe interessante scoprire quali dinamiche pervadono la psiche di bambini con disabilità gravi&#8230;<br />
Che significa per un bambino, se fortunato anche adolescente, nascere con un cromosoma in meno, vivere senza l&#8217;uso degli arti, vista, udito e quant&#8217;altro?!? Probabilmente tali dinamiche sono meglio integrate, probabilmente quei bambini non vivono l&#8217;impossibilità di andare avanti senza quell&#8217;arto, credo che bisognerebbe attentamente valutare sei poi gli &#8220;abili&#8221; non sono poi i veri disabili!</p>
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	<item>
		<title>Di: Nando</title>
		<link>http://www.ri-vivere.it/un-rumore-che-rompe-il-sentimento/comment-page-1/#comment-67</link>
		<dc:creator>Nando</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2005 12:12:29 +0000</pubDate>
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		<description>E che dire della propria scomparsa?
Le relazioni umane a volte danno origine a conflitti e frustazioni che solo l&#039;eliminazione fisica dell&#039;altro porrebbe rimedio.
Non sto fomentando l&#039;omicidio: troppi sensi di colpa da superare.
Imporre la propria assenza questo è  possibile e più facile da sopportare. &quot;Chi l&#039;ha visto&quot; l&#039;ultimo scomparso? Ricerca spasmodica, in aiuto di chi subisce la scomparsa, di chi ha deciso di morire nei confronti di alcuni.
L&#039;individuo è quello che diventa nelle relazioni con gli altri. Gratificante se ricevo l&#039;immagine che ho di me stesso, frustante se gli altri mi rimandano aspetti del mio carattere non sufficientemente supportati da autostima e sicurezza.
E&#039; importante la presenza dell&#039;altro che mi conferma, mi gratifica, che condivide una quotidianità, una progettualità, una vita.
L&#039;assenza improvvisa dell&#039;altro rompe tutto questo, ci costringe ad una nuova progettualità: facciamo ricorso agli amici, al gruppo, alla famiglia (sic).
Ma ho amici? il gruppo? la famiglia?
Ho costruito anche in questo senso? Oppure ho costruito solo in un&#039;unica direzione?
Riuscirò a superare &quot;l&#039;assenza&quot; se ho saputo costruire in tutte le direzioni, accettando la morte come fatto connaturato all&#039;esistenza (s&#039;inizia a morire dal momento della nascita) non inglobando la necessaria presenza dell&#039;altro in un mio fine puramente egoistico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E che dire della propria scomparsa?<br />
Le relazioni umane a volte danno origine a conflitti e frustazioni che solo l&#8217;eliminazione fisica dell&#8217;altro porrebbe rimedio.<br />
Non sto fomentando l&#8217;omicidio: troppi sensi di colpa da superare.<br />
Imporre la propria assenza questo è  possibile e più facile da sopportare. &#8220;Chi l&#8217;ha visto&#8221; l&#8217;ultimo scomparso? Ricerca spasmodica, in aiuto di chi subisce la scomparsa, di chi ha deciso di morire nei confronti di alcuni.<br />
L&#8217;individuo è quello che diventa nelle relazioni con gli altri. Gratificante se ricevo l&#8217;immagine che ho di me stesso, frustante se gli altri mi rimandano aspetti del mio carattere non sufficientemente supportati da autostima e sicurezza.<br />
E&#8217; importante la presenza dell&#8217;altro che mi conferma, mi gratifica, che condivide una quotidianità, una progettualità, una vita.<br />
L&#8217;assenza improvvisa dell&#8217;altro rompe tutto questo, ci costringe ad una nuova progettualità: facciamo ricorso agli amici, al gruppo, alla famiglia (sic).<br />
Ma ho amici? il gruppo? la famiglia?<br />
Ho costruito anche in questo senso? Oppure ho costruito solo in un&#8217;unica direzione?<br />
Riuscirò a superare &#8220;l&#8217;assenza&#8221; se ho saputo costruire in tutte le direzioni, accettando la morte come fatto connaturato all&#8217;esistenza (s&#8217;inizia a morire dal momento della nascita) non inglobando la necessaria presenza dell&#8217;altro in un mio fine puramente egoistico.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: francesco</title>
		<link>http://www.ri-vivere.it/un-rumore-che-rompe-il-sentimento/comment-page-1/#comment-66</link>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2005 08:12:38 +0000</pubDate>
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		<description>l&#039;esperienza della perdita prima o poi capita a tutti nella vita. Per quanto, però, sia un&#039;esperienza universalmente vissuta, ogni individuo la vive come unica, irripetibile, non-comunicabile. L&#039;attraversamento gruppale è l&#039;unico rimedio - strumento di mediazione.
L&#039;immagine di una trasmigrazione del dolore psichico nel corpo è tanto efficace, quanto terribile. E&#039; essenziale cogliere il messaggio di un prendersi cura della propria psiche per salvaguardare il rporpio corpo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;esperienza della perdita prima o poi capita a tutti nella vita. Per quanto, però, sia un&#8217;esperienza universalmente vissuta, ogni individuo la vive come unica, irripetibile, non-comunicabile. L&#8217;attraversamento gruppale è l&#8217;unico rimedio &#8211; strumento di mediazione.<br />
L&#8217;immagine di una trasmigrazione del dolore psichico nel corpo è tanto efficace, quanto terribile. E&#8217; essenziale cogliere il messaggio di un prendersi cura della propria psiche per salvaguardare il rporpio corpo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: anonimo</title>
		<link>http://www.ri-vivere.it/un-rumore-che-rompe-il-sentimento/comment-page-1/#comment-65</link>
		<dc:creator>anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2005 15:56:46 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che ognuno di noi, o quasi, si sia trovato in un momento della sua vita con lo stato d’animo in condizioni simili a quelle descritte nell’articolo, eppure mi viene in mente la storia di una persona a me cara, che ormai più di un anno fa ha interrotto la relazione con la persona amata e questo per volontà di lei, quindi contro le intenzioni e i sentimenti di lui e tutto ciò a pochi mesi dalla data del loro matrimonio; come conseguenza, egli oltre a soffrire maledettamente pensa di trovarsi in una sorta di purgatorio e di stare espiando colpe relative a un suo comportamento così errato da esser diventato causa della separazione.
Considerata la nostra forte amicizia, è più di un anno che aiuto, nel mio piccolo, questa persona e quel che noto sono solo piccoli miglioramenti nell’umore, ma nulla riguardo quelle che lui crede siano le sue colpe e soprattutto nessun cambiamento per quanto concerne il suo fare continuamente depressivo.
Si comporta come colui che non può avere un nuovo amore, perché quasi aspetta che la sua ex lo perdoni dalle colpe che crede di aver commesso, o magari che lei ritorni finalmente da lui.
Sembra portarsi un senso di colpa più grande di ogni altro interesse che può rientrare nella sua vita.
La definizione di Pontalis del dolore come psiche che si muta in corpo, la rivedo in lui come il subentrare o il mutare di pattern facciali che prima non aveva e che gli stanno definitivamente modificando il viso e che insieme a voce e atteggiamento lo caratterizzano come una persona la cui “natura umana sta cambiando” e che all’interno si sta “consumando”.
Il punto dove voglio arrivare è che pur aiutando continuamente questo amico, includendo ovviamente l’ascolto, non ho visto grandi risultati.
Quel che penso è che pur ipotizzando un intero ambiente pronto e attivato per l’ascolto e l’accoglienza verso una persona che soffre a causa di una perdita, il risultato migliore che si avrà sarà uno stato d’animo sicuramente più positivo e a tratti allegro ma troppo di stampo superegoico, a meno che magari non subentri uno strumento come l’analisi.
Ma allora, forse, la perdita può diventare una ferita dalla quale sul serio non si guarisce, che si fa sentire con il dolore proprio come un “rumore”, ma quasi come lo intendono i fisici, e cioè la solitudine, l’impotenza, il senso di colpa ecc., presenti come quel “rumore di fondo” che si manifesta ogni secondo come un suono pesante e fastidioso a bassa frequenza che senti soprattutto in un ambiente di assoluto silenzio, o se volete, di assoluta solitudine.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che ognuno di noi, o quasi, si sia trovato in un momento della sua vita con lo stato d’animo in condizioni simili a quelle descritte nell’articolo, eppure mi viene in mente la storia di una persona a me cara, che ormai più di un anno fa ha interrotto la relazione con la persona amata e questo per volontà di lei, quindi contro le intenzioni e i sentimenti di lui e tutto ciò a pochi mesi dalla data del loro matrimonio; come conseguenza, egli oltre a soffrire maledettamente pensa di trovarsi in una sorta di purgatorio e di stare espiando colpe relative a un suo comportamento così errato da esser diventato causa della separazione.<br />
Considerata la nostra forte amicizia, è più di un anno che aiuto, nel mio piccolo, questa persona e quel che noto sono solo piccoli miglioramenti nell’umore, ma nulla riguardo quelle che lui crede siano le sue colpe e soprattutto nessun cambiamento per quanto concerne il suo fare continuamente depressivo.<br />
Si comporta come colui che non può avere un nuovo amore, perché quasi aspetta che la sua ex lo perdoni dalle colpe che crede di aver commesso, o magari che lei ritorni finalmente da lui.<br />
Sembra portarsi un senso di colpa più grande di ogni altro interesse che può rientrare nella sua vita.<br />
La definizione di Pontalis del dolore come psiche che si muta in corpo, la rivedo in lui come il subentrare o il mutare di pattern facciali che prima non aveva e che gli stanno definitivamente modificando il viso e che insieme a voce e atteggiamento lo caratterizzano come una persona la cui “natura umana sta cambiando” e che all’interno si sta “consumando”.<br />
Il punto dove voglio arrivare è che pur aiutando continuamente questo amico, includendo ovviamente l’ascolto, non ho visto grandi risultati.<br />
Quel che penso è che pur ipotizzando un intero ambiente pronto e attivato per l’ascolto e l’accoglienza verso una persona che soffre a causa di una perdita, il risultato migliore che si avrà sarà uno stato d’animo sicuramente più positivo e a tratti allegro ma troppo di stampo superegoico, a meno che magari non subentri uno strumento come l’analisi.<br />
Ma allora, forse, la perdita può diventare una ferita dalla quale sul serio non si guarisce, che si fa sentire con il dolore proprio come un “rumore”, ma quasi come lo intendono i fisici, e cioè la solitudine, l’impotenza, il senso di colpa ecc., presenti come quel “rumore di fondo” che si manifesta ogni secondo come un suono pesante e fastidioso a bassa frequenza che senti soprattutto in un ambiente di assoluto silenzio, o se volete, di assoluta solitudine.</p>
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	<item>
		<title>Di: tiziana</title>
		<link>http://www.ri-vivere.it/un-rumore-che-rompe-il-sentimento/comment-page-1/#comment-64</link>
		<dc:creator>tiziana</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2005 14:38:45 +0000</pubDate>
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		<description>Voglio dare un contributo serio e antropologico a sostegno dell&#039;idea della necessità di un &quot;gruppo&quot; sociale che guidi l&#039;individuo nel suo cammino tra le &quot;ombre&quot; della vita.
Il contributo viene dal popolo Sioux (una stirpe degli Indiani d&#039;america) quì la cerimonia di nozze era piuttosto sbrigativa, a fronte di un popolo che viveva di cerimonie simboli. Certo quella del matrimonio era un&#039;istituzione centrale ma il tutto consisteva nell&#039;entrare sotto la tenda con la moglie o il marito (anche se la tradizione voleva che fosse la donna a preparare il tipì e attendere l&#039;uomo vicino al fuoco al centro della tenda). La cerimonia del divorzio consisteva nell&#039;uscirne, non c&#039;era bisogno di spiegazioni o richieste particolari, il marito doveva uscire dalla tenda e suonare i tamburo e gridare a gran voce che quella donna non era più sua e che quindi chi la voleva poteva prendersela, mentra la donna non doveva fare altro che cacciare l&#039;uomo dalla sua tenda e se voleva, accogliere un altro anche lo stesso giorno.  A nessuno della tribù era concesso di giudicare e la il divorzio non richiedeva comunque giustificazioni. Da una letteratura attenta si scopre che questi popoli vivevano poco la frustrazione di una separazione perchè la loro vita faceva parte di quella della tribù, per cui pochi piagnistei e tanta libertà, tanti riti vissuti insieme permettevano di affrontare anche le prove più dure come la perdita di un figlio. E&#039; meraviglioso trovare che la radice della vita è sempre la stessa e che la coscienza ci porta all&#039;origine...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Voglio dare un contributo serio e antropologico a sostegno dell&#8217;idea della necessità di un &#8220;gruppo&#8221; sociale che guidi l&#8217;individuo nel suo cammino tra le &#8220;ombre&#8221; della vita.<br />
Il contributo viene dal popolo Sioux (una stirpe degli Indiani d&#8217;america) quì la cerimonia di nozze era piuttosto sbrigativa, a fronte di un popolo che viveva di cerimonie simboli. Certo quella del matrimonio era un&#8217;istituzione centrale ma il tutto consisteva nell&#8217;entrare sotto la tenda con la moglie o il marito (anche se la tradizione voleva che fosse la donna a preparare il tipì e attendere l&#8217;uomo vicino al fuoco al centro della tenda). La cerimonia del divorzio consisteva nell&#8217;uscirne, non c&#8217;era bisogno di spiegazioni o richieste particolari, il marito doveva uscire dalla tenda e suonare i tamburo e gridare a gran voce che quella donna non era più sua e che quindi chi la voleva poteva prendersela, mentra la donna non doveva fare altro che cacciare l&#8217;uomo dalla sua tenda e se voleva, accogliere un altro anche lo stesso giorno.  A nessuno della tribù era concesso di giudicare e la il divorzio non richiedeva comunque giustificazioni. Da una letteratura attenta si scopre che questi popoli vivevano poco la frustrazione di una separazione perchè la loro vita faceva parte di quella della tribù, per cui pochi piagnistei e tanta libertà, tanti riti vissuti insieme permettevano di affrontare anche le prove più dure come la perdita di un figlio. E&#8217; meraviglioso trovare che la radice della vita è sempre la stessa e che la coscienza ci porta all&#8217;origine&#8230;</p>
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