Tu non resterai bambino!

La paura di restare bambino lo spinge in avanti e la paura di andare in avanti – e quindi crescere – lo spinge indietro.

La condotta sociale dell’adolescente può essere estremamente provocatoria e mettere a durissima prova una famiglia e una comunità sociale: questo perché l’adolescenza è una fase critica, in cui la personalità subisce una profonda trasformazione, vi è una fondamentale modificazione dell’equilibrio, caratterizzato da tendenze simultanee sia alla disorganizzazione che alla riorganizzazione emotiva. Da questa antitesi emerge la struttura permanente della personalità adulta.

Durante il periodo adolescenziale eventuali fasi precedenti caratterizzate da tensioni psichiche vengono riattivate, le debolezze latenti vengono alla luce e da questi tipici meccanismi emergono le più svariate manifestazioni del cambiamento adolescenziale: insicurezza, instabilità degli stati d’animo e delle azioni, egocentrismo, pulsioni sessuali, esibizionismo, una immagine di sé in trasformazione, disorientamento emotivo, difficoltà nei rapporti con il proprio corpo, preoccupazioni per il proprio aspetto fisico e la propria salute, timidezza e paura di esporsi, timore dell’insuccesso, sete di indipendenza, ribellione, aspirazione ad essere grande in qualche campo. Inoltre mentre nella cerchia familiare l’adolescente si ribella, fuori dalla famiglia prevale il bisogno di confondersi alle abitudini del gruppo.

Quali sono gli atteggiamenti che i genitori devono evitare per consolidare l’individualità del proprio figlio adolescente?

È necessario escludere:

1) l’instabilità emozionale degli adulti, che per l’adolescente costituisce una continua minaccia al suo già precario senso di sicurezza;

2) modelli confusi, ciecamente aggressivi e ciecamente dubbiosi che provocano nell’adolescente confusione o panico.

Non solo i genitori devono essere modelli pregnanti di continuità e coerenza comportamentale, ma anche le istituzioni scolastiche e sociali devono esserlo. Qui sono deleteri stili inadeguati quali:

1) modelli miseri, tra il grottesco e primitivo, privi di una coscienza etica, indifferenti alla guerra, alla distruzione della vita e dei beni su scala smisurata, freddi davanti alla sofferenza e alla mutilazione di altri esseri umani, che nell’adolescente provocano autentiche crisi di abbandono.

2) realtà in cui i codici sono di sfrenata aggressività competitiva e in cui prevale solo il successo freddo e disincarnato, i cui effetti sulla psiche adolescenziale determinano grande disorientamento emotivo, poiché gran parte degli stili educativi indottrina l’adolescente stesso, fin da bambino, a cooperare e a condividere le sue cose con gli altri.

In un ambiente familiare o socioculturale che è in continuo cambiamento, instabile e imprevedibile, l’adolescente avverte un senso di pericolo e di questo pericolo coglie in maniera tragica l’aspetto indefinito.

La lotta personale per una identità stabile nell’adolescente può essere garantita solo da una famiglia con una identità stabile, cioè con emozione e comportamento stabili, e da una società i cui modelli rappresentano ideali e coscienza autentici.

Giorno dopo giorno l’adolescente deve ricavare dalla vita, dalla gente e dalla sua esperienza ciò che egli avverte mancargli, in modo da poter salire ancora un po’ sulla scala della superiorità e avvicinarsi, agli occhi propri e degli altri, ancora di un gradino all’immagine ideale di sé stesso.

4 commenti

  1. Daniele
    Pubblicato il 29 gennaio 2006 alle ore 18:40 | Permalink

    Il bello, anzi il brutto è che anche se non più adolescente avrei ancora oggi bisogno di una famiglia con una identità stabile e di una società i cui modelli rappresentano ideali e coscienza autentici; perché se non li si è avuti davanti durante l’infanzia e l’adolescenza si è poi costretti a rincorrerli per tutta la vita; anche perchè temo seriamente che l’immagine ideale dei bambini di oggi sia Berlusconi o Prodi o Anna Maria Franzoni! Meno male che sono cresciuto con Craxi, l’America e Gorbaciov…..

  2. Armando
    Pubblicato il 1 febbraio 2006 alle ore 14:30 | Permalink

    “Emozione e stabilità della famiglia e ideale rappresentativo della società”. Questi sono i presupposti fondamentali per una reale crescita adolescenziale. Ancora una volta apprendo con chiarezza un aspetto che riguarda lo sviluppo di un individuo.
    Riguardo la famiglia mi piacerebbe incontrare dei genitori i quali possiedono le caratteristiche sopra descritte, sarei in tal caso felice di constatarne l’esistenza, sulla quale appunto nutro seri dubbi. Di certo si può parlare di vari livelli di emozioni e unicità, che di conseguenza credo forniscano un determinato grado di stabilità sulla crescita dell’adolescente. Spesso capita che i genitori più stabili (almeno apparentemente) siano quelli che mostrano una quasi totale assenza di emozioni (positive o negative), magari perché la stabilità e frutto di una unione forzatamente cattolica; mentre i genitori con più emozioni sono quelli che dopo l’ennesima litigata finiscono per separarsi.
    Per cui meglio passare alla società e ai suoi ideali. Quelli come me sono cresciuti con Goldrake e Mazinga, che hanno insegnato molto bene la differenza tra il bene e il male, e che da un lato sono palesemente irreali ma almeno trasmettono a un bambino forti ideali.
    Adesso una figura ideale può, nel peggiore dei casi, essere un campione vivente di Wrestling, che però viene poi trovato morto per overdose di droga.
    Giorni fa discutevo con un amico di come e quanta scienza si faceva fino alla prima metà del novecento. In quei casi, considerando l’assenza di sistemi comunicativi quali televisione e internet, quale diventava l’ideale per un ragazzo e che ruolo arrivava ad avere un genitore. Secondo me poteva felicemente capitare che genitori e ideali divenissero la stessa figura stabile e emozionante e di conseguenza, il bambino, abbandonava nel tempo giusto e definitivamente il suo stato infantile e magari ci scappava uno scienziato…

  3. tiziana
    Pubblicato il 10 febbraio 2006 alle ore 20:41 | Permalink

    Se stiamo parlando degli stessi genitori del post precedente (quelli del natale senza simboli) dubito ci sia via di scampo… per non parlare della società… non è per svilire o denigrare necessariamente ma è fuor di dubbio che i modelli italiani sono penosi in molti campi…
    Non vorrei però diventare come i miei genitori e ritrovarmi a dire che “Quando ero piccola io il mondo era migliore”, per intenderci magari è vero, ma sono più propensa a trovare un linguaggio o una modalità di interazione con queste giovani fervide menti, un modo diverso, per non ripetere il passato. Chiedo se c’è qualche insegnante o genitore che vive l’ esigenza di dialogare bene con questi ragazzi e cosa fanno quando incontrano delle difficoltà….

  4. rosa.
    Pubblicato il 9 marzo 2006 alle ore 14:36 | Permalink

    VORREI CITARE ALCUNE IDEE DEL PRO.SCHETTINI SECONDO IL QUALE IL VERO PROBLEMA DELLA SOIETA ODIERNA E’ L’OMOLOGAZIONE NON DEGLI ADOLESCIENTI (CHE SEGUONO UN NORMALE CICLO I VITA)MA DEGLI ADULTI INDIVIDUI CHE SI REALIZZANO ASERVENDOSI A CULTURE SENZA BASI STORICHE E CHE VIVONO NELLE DICOTONOMIE DI RUOLI ANCORATI AD IDEALI CHE PORTANO ALLA CHIUSURA DELLE GENTI CHE E’ MORTE STESSA DEL MOTORE PRINCIPALE DELL’ESSERE UMANO OVVERO LA CONOSCENZA CHE SPINGE AL CONFRONTO CHE PUO FAR SPERARE DI POTER CAMBIARE LA PROPRIA VITA ANCE SE SI VIVE IN UN AMBIENTE VUOTO.LASCIARE

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