Sui primissimi rapporti madre-bambino

Lo studio della psiche infantile evidenzia una complessità di processi, operanti nei primissimi stadi del rapporto madre-bambino.

Già all’inizio della vita post-natale il neonato prova angosce che provengono sia dal suo interno che dall’esterno: se si approfondisse questo tema si eviterebbero molte problematiche della sua vita futura. Il neonato vive il primo rapporto con la madre tramite la sua stessa nascita, ed è assolutamente ovvio che la madre è l’ambiente e fornisce l’ambiente: questo deve essere pieno di calore, delicatezza, sostegno e benessere. Atmosfere “da frigorifero”, usando un’espressione di Margareth S. Mahler, producono bambini emotivamente disturbati o costituzionalmente vulnerabili.

L’ambiente fornito dalla madre è costituito essenzialmente dal suo carattere: se esso subisce mutamenti radicali nelle diverse fasi dello sviluppo del bambino diventa causa di fenomeni di comunicazione non sintonizzata tra madre e figlio.

Il primo contatto il bambino lo vive con la madre tramite l’allattamento, che gli riduce il bisogno-fame, e la somministrazione di cure catalizzatrici, polarizzatrici e di cuscinetto, indispensabili per l’evoluzione intrapsichica del bambino stesso.

Il lattante ha il piacere della suzione, ma anche il piacere di giocare con il seno della madre. Esso spesso mostra un tenero colloquio con la madre, guardandola, ascoltando la sua voce e reagendo alla voce stessa con particolari espressioni del volto. Tale comportamento sta ad indicare che il soddisfacimento è tanto connesso alla madre che gli procura il nutrimento, quanto al nutrimento in sé.

Ci sono lattanti che si attaccano al seno molto dolcemente, o che si soddisfano molto pigramente, o che giocano con il capezzolo prima di passare a succhiare, e tali atteggiamenti nella suzione possono dipendere da fattori somatici così come da processi psichici: in questi casi, il lattante tiene a freno il desiderio di succhiare finché non ha stabilito un rapporto sicuro con il seno, leccandolo o giocando. In ogni caso, una madre cauta deve fare in modo che il consueto gioco sia spostato alla fine della poppata.

Ci sono lattanti, invece, che si nutrono avidamente, mordendo il seno o attaccandosi ad esso con una energia dolorosa per la madre: ciò sta ad indicare che gli impulsi aggressivi non sono soggetti a freni, e che l’avidità nel succhiare opera in tutto il suo vigore ed è liberamente soddisfatta. Anche questo comportamento deve essere moderato dalla madre, cercando di distrarre il lattante con altri stimoli volti a riequilibrare l’intensità del succhiare.

Secondo la visione di Melanie Klein i lattanti che si nutrono pigramente, se non curati, possono in seguito sviluppare disturbi nell’assunzione del cibo, mentre i lattanti che si soddisfano avidamente possono mostrare menomazioni nello sviluppo delle relazioni oggettuali.

Molto spesso il lattante molto avido nel nutrimento può mostrare segni precoci di interesse per una qualche persona, un interesse con le stesse caratteristiche dell’avidità mostrata nel nutrimento: non sopporta di essere lasciato solo e richiede continuamente di essere soddisfatto dal nutrimento o dalle premure. Ciò sta ad indicare che il bambino non riesce a consolidare né il proprio oggetto interno (in questo caso la madre o la figura sostitutiva) nel suo mondo interiore, né la fiducia nella madre in quanto oggetto esterno buono. Questo fallimento può comportare, secondo la Klein, il bisogno avido e affannoso di compagnia, accompagnato da un senso profondo di paura della solitudine.

I bambini che mostrano una assunzione lenta nel nutrimento e un precoce interesse per la madre o altre persone, utilizzano tali relazioni per eludere lo stato di allarme collegato al nutrimento. Questi bambini possono giungere ad avere buone relazioni con le persone, ma l’angoscia insita nel loro atteggiamento nei confronti del nutrimento costituirà un pericolo a livello emotivo.

Nei bambini allattati artificialmente il biberon funge da seno e durante la poppata esiste uno stretto contatto fisico con la madre, simile a quello vissuto dal bambino con il seno materno. Anche in questo caso il neonato può mostrare pigrizia o avidità e l’intervento della madre deve essere identico a quello descritto per l’allattamento al seno.

I disturbi descritti possono venir meno quando si introducono novità nell’alimentazione, per esempio quando si somministra cibo solido piuttosto che liquido: comunque costituiscono codici di significazione minimi di normalità e patologia, e se sono ben decodificati dal genitore possono essere utilizzati per capire le primissime fantasie, angosce e difese. È su questo terreno che si struttura la psiche e la personalità di ciascun individuo.

Una persistente mancanza di interesse della madre, o delle persone che circondano il bambino, verso questi atteggiamenti, aggravata in taluni casi da una totale indifferenza dell’intero ambiente, sta ad indicare un tipo di disturbo ancora più grave, ma questa volta non del bambino, bensì dell’ambiente in cui vive.

6 commenti

  1. Carmen B.
    Pubblicato il 24 maggio 2005 alle ore 8:04 | Permalink

    Mi chiedo cosa ne sia della psiche dei bambini orfani di madre dalla nascita o, senza arrivare a questi casi limite, dei bambini che semplicemente non vengono nutriti dalla madre, nè dal seno nè con il biberon. Può una balia, o un qualsiasi altro sostituto, rimediare al ruolo primario della madre nel fornire al bambino il suo ambiente naturale? Quali sono le conseguenze del non stabilire il primo dialogo madre-figlio attraverso l’allattamento? Avere la chiave di tali quesiti è come dare completezza al potere di procreazione della madre…senza queste conoscenze di base, vedo solo un utero che partorisce un bambino.

  2. tiziana
    Pubblicato il 24 maggio 2005 alle ore 9:27 | Permalink

    mi sono trovata qualche giorno fa a commentare con un’amica le caratteristiche di un bambino con atteggiementi particolari per la sua età, si parlava di un bambino chiuso e sfuggente.
    Io ho affermato subito che la responsabilità era forse dei genitori poco coinvolgenti, mentre la mia amica parlava di un “carattere” del bambino che è “nato così”. Io non riuscivo a determinare il carattere del bambino poichè le manifestazioni erano così anomale da non darmi l’idea della sua identità, per la mia amica il carattere è evidente anche se deviato dai genitori.
    Ma può un bambino essere naturalmente chiuso?
    Quanta parte di un comportamento è del bambino e come faccio a scinderla dal resto dell’atteggiamento se la sua struttura si crea già dai primi momenti?

  3. laura
    Pubblicato il 24 maggio 2005 alle ore 11:43 | Permalink

    Naturalmente mi viene subito voglia di chiedere a mia madre che tipo di atteggiamento avevo duranta l’allattamento!
    Cosa può fare una madre che legge oggi per la prima volta questo articolo e quindi trova l’occasione per dare un significato particolare all’atteggiamento del figlio? Un bimbo che verso i 4 anni mostra il rifiuto del cibo come può essere portato alla “normalità” del mangiare senza stress per mamma e in questo caso direi figlia?

    Comunque quello che mi rinfranca è la possibilità di scoprire che molto del disagio esistenziale che provo oggi ha origini antiche e quindi c’è la possibilità di agire su qualcosa al fine di spezzare questa catena di causa – effetto così deterministica e asfissiante.
    Mi chiedo come sia possibile per molte persone passare una vita intera nell’illusione di essere se stessi quando invece si è solo il frutto di una genetica bilogica e di una genetica psichica che non abbiamo scelto in alcun modo!
    Il libero arbitrio è il coraggio di andare fino alle nostre origini, ripristinare equilibri, contattare antiche angosce e difese e rinascere “individui” finalmente liberi o semplicemente consapevoli della “nostra unicità e identità”

  4. juanita
    Pubblicato il 26 maggio 2005 alle ore 5:51 | Permalink

    Sono una madre di una bimba di 16 mesi e i quesiti che mi pongo su come affrontare le diverse situazioni che mi si presentano nella crescita di mia figlia sono varie e molteplici. Sono convinta che un genitore, davanti a problematiche nuove e imprevedibili di un figlio di qualsiasi età, dovrebbe soffermarsi un attimo e cercare di capire come intervenire per il meglio, ma sicuramente iniziando ad intervenire prima su se stesso, perché è facile cadere in quei meccanismi o reazioni automatiche sbagliate, ereditate dal proprio vissuto e ambiente familiare. Mi capita spesso, di vedere madri o padri reagire e agire sui figli senza soffermarsi mai su quell’ attimo ma riproporre gli stessi atteggiamenti sbagliati visti e vissuti nella loro infanzia, anzi molte volte rinforzati e magari ritenuti validi e giusti proprio per questo, ignari dei danni che recano sui loro figli. Alle varie fasi di un bambino, di sviluppo, di crescita, dovrebbero esserci anche le varie fasi dei genitori. Ed è per questo che vorrei comprendere meglio quello che è avvenuto a mia figlia, Nadine, l’ultima volta che le ho fatto il bagnetto. Da premettere che è stata sempre felice di farlo, che adora stare nell’acqua, per lei e anche per me è un momento piacevolissimo, lo è sempre stato dalla sua nascita, fino a quando un giorno mentre la lavavo, incomincio’ a piangere perché voleva uscire dalla vasca, piangeva in maniera insistente e dolorosa, una cosa mai affrontata prima e in più stupita della sua reazione. Dopo aver cercato in tutte le maniere di convincerla con il gioco a calmarsi, ho dovuto forzarla a rimanere seduta perché dovevo finire di lavarla, tutto questo in un pianto disperato. Vorrei capire che cosa è successo in lei e com’è giusto comportarsi in questi casi.
    Sono felice, finalmente, di poter esporre il mio problema e di avere delle risposte valide e adeguate.

  5. luigi
    Pubblicato il 31 maggio 2005 alle ore 14:19 | Permalink

    RIGUARDO IL MIO ALLATTAMENTO NON SAPREI PROPRIO IN QUANTO NON SAPREI A CHI CHIEDERLO, RICORDO SOLO IN SEGUITO NEL CORSO DELLA INFANZIA, CHE MIA MADRE ABBIA SOFFERTO NEL FARMI NASCERE E COMUNQUE ANCHE IO ERO A RISCHIO, VENNI CONCEPITO AI 40 ANNI DI MIA MADRE. NON RICORDO ASSOLUTAMENTE NESSUN COLLOQUIO, NESSUN ESPRESSIONE SE QUELLA INFELICE, POCHE PAROLE, UNA APPARENTE INDIFFERENZA, ATTEGGIAMENTI TRA ADULTO E ADULTO PER QUANTO NON LO ERO, IN ALTRI TERMINI ATMOSFERE DA FRIGORIFERO DI CUI SOPRA. DALLA’LTRO CANTO CONCEPITO COME UN ANDROIDE, UNA CARTA GIOCATA ALL’ULTIMO ISTANTE PER CORREGGERE UNA PARTITA DI GIOCO PERSA, MA CONDIVISA DA TUTTO LO STAFF FAMILIARE PARLO DI ZII E NONNI, UNA SICUREZZA NEI MIEI CONFRONTI. VOGLIO CONCLUDERE CHE L’ASSENZA CORPOREA E NON SOLO, DI UNA MAMMA NEI CONFRONTI DI UN FIGLIO SIA ALTAMENTE NOCIVA E DELETERIA PER LO STESSO NEGLI ANNI IN CUI DIVENTERA’ ADULTO, QUINDI ALLE MAMME DICO ATTENZIONE A QUELLO FATE IN QUANTO LA VOSTRA RESPONSABILITA’ E’ IMMENSA.

  6. giulia
    Pubblicato il 13 giugno 2005 alle ore 13:16 | Permalink

    Un mio amico sintetizza con un’immagine questo processo che avrebbe luogo nell’infanzia (anzi, leggendo qui, nella post nascita) di un afetto non ricevuto dalla madre che genera incapacità di amare da adulti..La bottiglia piena è colui/e che può dare amore perchè ne ha ricevuto..il contrario è rappresentato dauna bottiglia vuota.
    Alla mia domanda se un adulto può rimediare a questa mancanza, in parte ho ricevuto la risposta: Se ne ha consapevolezza sì.Ma in parte chiedo se e come effettivamente un adulto può imparare ad amre e a manifestralo,senza che sembri comunque artificioso o addirittura “costruito”. Spesso la donna avverte questa incapacità dall’altra parte, e se ne fa carico, con la certezza di investire di tanto amore l’altro, da modificare questa caratteristica..Come offrire l’esempio..
    Ma gli uomini ironizaano sulla “presunzione” che ha la donna, all’inizio di ogni rapporto, di “cambiarli”..
    Però a questo punto mi chiedo: com’è possibile che la stessa donna, che si sente così pian di amore è la stessa madre che non dà affetto al bambino, così da generare un figlio che da adulto sarà simile al marito?
    Questa è davvero una responsabilità immensa..della donna come scrive Luigi, ma non sarà che il marito-padre non immetta abbastanza amore per aiutarla in questa responsabilità?
    Giulia

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