Su, fa’ la cacca nel vasino!

Il bambino che si trova tra l’inizio del secondo anno di vita e il terzo vive lo stadio anale. In questo stadio prevalgono due tendenze: la prima è caratterizzata dalla defecazione, in cui il bambino trae il suo piacere dall’evacuazione, ossia, dall’eliminazione degli escrementi; nella seconda predomina la ritenzione degli escrementi e il dominio degli oggetti.

Ernest Jones, in uno scritto intitolato “Tratti del carattere erotico-anale”, traccia le linee dell’educazione del bambino alla pulizia nella fase anale:

  • disabituarlo dallo sporcare con gli escrementi il proprio corpo e ciò che lo circonda;
  • abituarlo a una regolarità temporale delle sue funzioni intestinali;
  • limitare il piacere che prova verso i suoi stessi processi escretori;
  • disconfermarlo quando prova piacere nel portare le sue mani a contatto con le feci.

Questi processi di limitazione delle pulsioni anali infantili sono fondamentali per la sua crescita.

Ferenczi aggiunge che nello stadio anale emerge nel bambino il piacere di guardare e odorare le feci e per questo l’educazione fatta al bambino deve esigere oltre alla pulizia una precisa regolarità nelle escrezioni. Il bambino deve riuscire ad identificarsi con la richiesta degli educatori e sentirsi orgoglioso di fare la cacca nel vasino, di “essere stato bravo” e di ricevere la lode dei genitori.

Se in questa fase predomina poca cura sfinteriale e poca capacità da parte del genitore di essere incisivo su alcuni comportamenti del bambino, gli influssi anali si potranno avere in età adulta sotto forma di veri e propri tratti del carattere anale, che per S. Freud sono:

  • amore dell’ordine che spesso degenera in pedanteria;
  • una parsimonia che si muta facilmente in avarizia;
  • una equiparazione inconscia di feci e danaro, o altre cose preziose;
  • una ostinazione che trascende in violenta caparbietà.

S. Freud, inoltre, sottolinea che individui con tratti anali mostrano un accentuato piacere primario per l’evacuazione intestinale e per i suoi prodotti.

Isidor Sadger aggiunge che le persone con pronunciato carattere anale presentano alcune caratteristiche molto simili:

  • sono convinte che potrebbero fare tutto meglio di chiunque altro;
  • hanno una grande costanza che spesso si trova associata alla tendenza a rimandare tutto sino all’ultimo istante;
  • un particolare impulso alla pulizia.

Ma quali sono i fattori che possono portare un bambino o un adolescente a fissazione anale, o ad un carattere adulto con tratti anali? Diremo che sono quelli che più si ritrovano nel nostro tipo di società:

  • una madre frettolosa che educa con aggressività il figlio/a all’espletamento dei suoi bisogni;
  • genitori che costringono prima del tempo il bambino ad una abitudine sfinteriale per la quale manca ancora la preparazione psichica: consideriamo l’esigenza dei genitori di mandare i figli all’asilo già senza pannolini;
  • genitori che svalutano l’immaginario del proprio bambino che agli escrementi e alle sue prestazioni escretorie dà potenza narcisistica, onnipotenza dei propri pensieri e dei propri desideri;
  • genitori assenti che non condividono quell’orgoglio del bambino per l’evacuazione e quel primitivo senso di potenza;
  • donne o madri che redigono un programma minuzioso tipo: alzarsi, mettersi sul vasino, lavarsi le mani, etc…;
  • tipo di madre che spesso sottolinea al bambino: “A che punto sei? Ore 9.15!”;
  • madri o genitori che non sopportano vedere i loro figli sporcarsi;
  • madri che hanno dispensato i loro figli dalla prestazione della defecazione, somministrando loro clisteri o purganti in larga misura.

La costellazione dei tratti infantili anali o sadico-anali è, in base ad una visione psicoanalitica, visibile nell’infanzia e nell’adolescenza nei suoi elementi:

  • pulsioni distruttive indirizzate all’oggetto: l’adolescente che aggredisce i propri compagni di classe;
  • pulsioni distruttive indirizzate all’Io: il bambino o il ragazzo che somatizza i suoi stati interiori;
  • fantasie inconsce “catastrofiche”: il ragazzo capace di pensare al suicidio perché non ha svolto i compiti;
  • bambini irritati con continua voglia di giocattoli;
  • avidità vissuta come desiderio di possedere tutte le cose buone di cui, bambini o ragazzi, hanno bisogno;
  • scontentezza e sofferenza per tutto quello che il ragazzo crede di non possedere;
  • occhi penetranti che sembrano registrare incessantemente paragoni;
  • pensare solo a ciò che si possiede;
  • invidiare l’altro sesso;
  • essere fortemente gelosi del fratellino o sorellina appena nati.

Come si cura il bambino o l’adolescente con visibili tratti sadico-anali, per non determinare in lui un carattere adulto anale?

I genitori devono saper “dire di no” al proprio figlio. Per bloccare iniziative inaccettabili o fastidiose o porre termine ad una situazione sgradevole molto spesso è sufficiente dire di no e mantenere tale atteggiamento costante nel tempo. Il problema è però che vi sono molti modi per “dire di no”, ciascuno con implicazioni diverse.

Per esempio il “no” empatico trae spunto da uno dei principi che sottosta al messaggio assertivo: l’empatia. È il modo sicuramente meno aggressivo per porre termine a richieste o provocazioni dei figli poco gradite dai genitori.

Nel “no” ragionato il genitore non accetta il comportamento del proprio figlio e ne indica in modo chiaro le ragioni. Il messaggio è onesto, anche se manca del segmento empatico.

Sono da evitare il “no” manipolativo e seduttivo, in cui il genitore nega ma contemporaneamente lascia trapelare un sentimento esattamente opposto, e il “no” secco e inappellabile, in cui il “no” del genitore non è seguito da spiegazioni di alcun tipo, e tanto meno da messaggi di natura empatica.

Fin qui le linee di una strategia operativa di base che i genitori devono conoscere e seguire, a cui se ne possono aggiungere altre la cui conoscenza è indispensabile per evitare che il proprio figlio da adulto abbia un carattere anale. I tratti adulti anali? Ecco le tendenze più comuni:

  • rubricare e registrare, fare prospetti in tabelle e statistiche nelle forme più svariate;
  • vera ostinazione verso ogni richiesta o preghiera: di contro in altre situazioni, donazione spontanea senza il minimo calcolo;
  • dividere il cibo in porzioni;
  • pagare, anche i conti più piccoli, con assegni o con la propria carta, non utilizzando in nessun caso banconote o monete in circolazione, ma “producendo per ogni caso il proprio denaro”;
  • accumulare in soffitta oggetti rotti di ogni tipo, eliminare poi, tutto ad un tratto, il ciarpame riposto: in queste persone prevale il piacere di ritenere il contenuto intestinale;
  • accumulare carte, lettere, notizie di giornali;
  • comprare vestiti ma non li indossarli, e provare gioia (o indifferenza) a vederli appesi nell’armadio e/o a non usarli;
  • dilapidare denaro, come tratto tipicamente femminile;
  • vivere il piacere di elaborare un progetto, ma perdere il piacere della sua attuazione;
  • tenere ordinata la propria scrivania, i libri in vista sullo scaffale sistemati con grande cura e regolarità, ma molta carta nei cestini, molto disordine nei cassetti, bagni non puliti: questo disordine rappresenta un “intestino pieno di feci”, che i soggetti non sono educati ad “evacuare”;
  • agire nelle piccole e grandi cose in maniera trasgressiva, contraria alle abitudini: atteggiamento tipico dei cosiddetti soggetti “originali”, la cui natura è in realtà oltremodo anale.

Bastano a convincervi che educare il bambino nella fase sadico-anale significa abituarlo a canalizzare, una volta adulto, gli affetti e i pensieri nel principio di realtà?

2 commenti

  1. Pubblicato il 16 maggio 2006 alle ore 9:31 | Permalink

    C’è una continua ricerca del No negli adulti a cui non è stato mai detto un No empatico da bambini. Questi adulti sono vittima del senso di colpa dei genitori che, proprio perché i loro genitori gli avevano detto No in maniera intransigente, credono che dire no significhi far star male il bambino; così si alimenta un feedback positivo dannoso (No inappellabile dei nonni – No seduttivo o SI eccessivo dei genitori – No inappellabile dei figli quando questi saranno diventati padri).
    E’ giunta l’ ora di mettere fine a queste catene di errori che si tramandano di generazione insieme a sensi di colpa atavici. Nella cultura e nella informazione risiede la soluzione: una volta convinti che educare il bambino nella fase sadico-anale significa abituarlo a canalizzare, una volta adulto, gli affetti e i pensieri nel principio di realtà, questo feedback positivo si spezzerà.

    PS: Bastano, bastano..

  2. Claudio
    Pubblicato il 7 aprile 2015 alle ore 15:47 | Permalink

    Sono sempre seducenti le letture psicanalitiche, tanto più quelle che mettono in relazione fasi dello sviluppo infantile con tratti della personalità adulta. Non fa eccezione questo bell’articolo sul carattere anale. Peccato che, come sempre quando c’è in ballo la psicanalisi, a ogni premessa segua una duplice e ambigua conclusione. Insomma, quello che si produce è tutto e il contrario di tutto, al punto che qualsiasi cosa succeda il teorema è sempre dimostrato. Non c’è alcun modo per falsificarlo. L’adulto col carattere anale può essere ordinato all’eccesso o disordinato che più non si può; può essere avaro ma anche non tenere in alcun conto il denaro. Come si fa a trarne qualche indicazione utile?

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