Quando l’errore è dire “no”

Così come esistono leggi che governano il mondo fisico (gravità, moto, gas, ecc.) esistono anche leggi che governano il mondo del comportamento, compreso quello umano.

Sono però di gran lunga più note le leggi che governano il comportamento animale – di piccioni, topi bianchi, cani e scimmie e tutti quegli animali utilizzati per il condizionamento – di quelle che governano l’essere umano, le cosiddette leggi comportamentali.

Se, ad esempio, i genitori applicano in modo inappropriato le leggi del comportamento, tenderanno a trascurare o ignorare un comportamento desiderato del proprio figlio e viceversa a rinforzare comportamenti indesiderati. Partendo dal presupposto che per il bambino l’essere ignorato è un castigo e il dare attenzione è un premio, è necessario rendersi conto che nella gran parte dei casi se il bambino si comporta bene – cioè ci permette di portare avanti un’attività senza disturbarci – noi l’ignoriamo, mentre se urla e fa rumore – quindi ci disturba – diamo attenzione, urliamo a nostra volta, lo puniamo.

Nei fatti, questa è la nostra tendenza: non rinforziamo le risposte di comportamento appropriato che i nostri figli mostrano, mentre prestiamo attenzione e puniamo i comportamenti inappropriati. Il bambino imparerà così che può controllare e avere un grande potere manipolativo sui comportamenti e sulle azioni dei genitori.

Spesso si sente dire da alcuni genitori: “ho educato il bambino molto severamente: eppure egli rifiuta di prestarmi attenzione, e ripete sempre gli stessi comportamenti sbagliati”.

Il paradosso di tutto ciò è che a momenti il bambino che si comporta bene implora attenzione, a tal punto che perfino una considerazione negativa può essere più desiderata della mancata attenzione.

Uno scenario molto comune. Un gruppo di bambini si raduna intorno alla maestra di una scuola materna: ci sono bambini che disturbano mentre tutti gli altri ascoltano la fiaba che viene raccontata. I bambini che impediscono agli altri di ascoltare tranquillamente la storia sono tenuti fermi sulle ginocchia della maestra per impedirgli di disturbare gli altri bambini. I bambini che ascoltano tranquilli e attenti non sono tenuti sulle ginocchia della maestra, anzi sono letteralmente ignorati.

I bambini che si comportano male hanno capito che un comportamento “deviante” è una modalità molto efficace per richiamare l’attenzione su di sé. Se tutti gli altri bambini cominciano a capire che l’unico modo per ottenere attenzione dalla maestra è di comportarsi male rispetto alle regole, inizieranno a modellare il loro comportamento su quello dei bambini irrequieti per ottenere anch’essi attenzione.

Dunque, il modo impulsivo con cui tentiamo di controllare i bambini che disturbano può servire a rinforzare proprio quei comportamenti che si desidera eliminare.

6 commenti

  1. tiziana
    Pubblicato il 15 giugno 2005 alle ore 10:20 | Permalink

    Alla luce di questo articolo bisogna riprogrammare i metodi educativi. Ho potuto verificare, avendo a che fare con bambini, che alcuni di loro se sgridati ripetono all’infinito il comportamento fonte di disturbo… con un’intensità sempre crescente.
    Lo stesso atteggiemento lo hanno però anche molti adulti, magari con modalità diverse, i quali difronte ad una osservazione negativa circa un loro comportamento semplicemente la ripetono all’infinito.
    Forse la disconferma di un comportamento va agita più che dialogata…
    Ma come si recupera un bambino o un adulto che hanno già acquisito questo schema di risposta negativo?

  2. juanita
    Pubblicato il 18 giugno 2005 alle ore 2:43 | Permalink

    E’ cosi’ deludente, pensare che un figlio per avere attenzioni, si accontenti anche di un rimprovero, pur di non essere ignorato.
    Sperimento giornalmente il desiderio che mia figlia ha, di essere coinvolta nelle cose che faccio e la voglia che ha d’imparare e di essere premiata. Quando e’ concentrata su qualcosa che fa’ e non vuole essere disturbata, mi accorgo che ogni tanto osserva me o il padre, per avere una considerazione, basta anche un sorriso e subito dopo ritorna sul suo gioco, secondo me anche con più allegria di prima.
    Se molti genitori ,non si facessero prendere sempre dalla fretta, dai loro impegni e dessero alcune volte priorità ai desideri dei loro figli, molte leggi comportamentali sarebbero applicate in modo appropriato e con naturalezza.

  3. Aussie Connection
    Pubblicato il 20 giugno 2005 alle ore 4:29 | Permalink

    La gestione delle punizioni e delle ricompense è una fase cruciale dell’educazione di un bambino e i genitori dovrebbero porvi delicatezza e attenzione straordinarie.

    Vorrei aggiungere al panorama dei cattivi esempi dell’articolo un classico del senso di colpa, il pianto nella culla. Pagine e pagine sono state scritte a partire da Skinner e quindi da decine di anni fa, su come il rinforzo di un comportamento negativo aumenta le possibilità di ripetizione di un tale comportamento.

    Nonostante ciò sembra davvero inumano non andare “in soccorso” di un bambino che, nonostante i suoi bisogni primari siano stati soddisfatti, quando messo a letto, piange alla ricerca dei genitori.

    In quei momenti il senso di colpa di abbandonare la povera creatura nell’oblio, annebbia la mente della maggior parte dei genitori, che corrono a confortare il/la piccolo/a. Inutile dire che il bambino dovrebbe essere lasciato nel suo momento di richiesta senza punizioni nè ricompense, perchè solo in quella maniera capirà l’inutilità del pianto.

    Ancora una volta ripropongo il confronto con le società anglosassoni dove ogni giorno vedo schiere di bambini felici e mai piangenti in luoghi pubblici, quando i genitori magari sono al ristorante e loro si annoiano. E’ interessante notare come i bambini apprendono a giocare nel loro mondo e ad osservare i genitori impeganti a fare altro senza richiamare la loro attenzioni con scenate isteriche degne dei più grandi protagonisti del melodramma.

    Mi fa specie poi, spostandomi in un ristorante nel pieno centro di un quartiere italiano, come tornino alle mie orecchie urla, gemiti, scenate assordanti e genitori che dicono “Se smetti di piangere ti compro un gelato”.

    Nessuno vuole fare inutili paragoni tra tratti diversi di culture diverse, ma fino a che punto bisognerà arrivare, prima che i genitori siano informati su come allevare un bambino, senza perpetrare nelle generazioni future errori figli dei primi del novecento.

    E’ importante notare come in Gran Bretagna e nei paesi affini, oggi esistano tate o baby sitter addestrate nel condizionamento, che pubblicizzano le loro capacità sui giornali locali.

    Sappiamo che sempre di più il nucleo familiare vede impeganti i due genitori nel lavoro, lasciando sempre meno spazio alle mamme casalinghe di una volta e sempre più campo alle baby sitter di turno.

    Questa tendenza sottolinea un’altra grave problematica. Dove il genitore applica criteri di correzzione esatti, si può inserire il pessimo lavoro di modelli di riferimento temporanei con cui i bambini trascorrono molto tempo. I bambini tendono ad assimilare in grandi proporzioni, quindi il genitore deve essere attento a selezionare adeguatamente chi si prende cura del figlio perchè costui o costei potrebbe inconsapevolmente sabotare l’ottimo lavoro di condizionamento.

    Per rispondere al primo post, un condizionamento errato può essere cambiato, ma richiede un programma adeguato e professionisti che lo somministrino, ed anche in questo caso ci vorrà il supporto dell’ambiente familiare.

    Il mio parere è che basta davvero poco nei primi anni di vita del bambino per assicurargli un’esistenza serena, quindi non vedo perchè i genitori non si debbano costantemente informare da canali come questo per un’attenta educazione.

  4. Nando
    Pubblicato il 23 giugno 2005 alle ore 2:15 | Permalink

    Insegnanti disattenti, genitori alla ricerca di spazi non contaminati da gemiti di bambini, ma cosa più grave il comportamento poco professionale di quegli insegnanti posti a sostegno di bambini portatori di handicap…

    Se è questo lo scenario ben vengano i bambini che riescono ad attirare l’attenzione del mondo degli adulti con i loro capricci da bambini, i loro ricatti da bambini: è da questi che possiamo trarre insegnamento per modificare le regole della nostra convivenza. Quelli bravi ormai ci somigliano.

    Non credo che “fare il buon genitore” aiuti a cambiare il mondo. Rende solo ancor più arduo, per un bambino, costruire le regole della convivenza.

    Sono anch’io un genitore che osserva e impara dai bambini, ma purtroppo i nostri giochi son fatti.

    Allora quando sento l’impulso istintivo di intervenire nei loro giochi, quelli dei nostri figli, per suggerire le mie regole, allora indugio, mi faccio da parte e capisco quello che a prima vista appare violenza, aggressività è solo puro istinto di sopravvivenza. Spezzare questa sana energia per renderli come noi adulti incapaci di resistere ai canti delle sirene, questo è violenza.

  5. rosa
    Pubblicato il 28 giugno 2005 alle ore 16:38 | Permalink

    io non credo che il condizionameno sia una buona tecnica educativa perche non tiene conto ne dei fattori genetici ne di fattori caratteriali.Condivido piu tosto l’idea che mal grado i genitori sono in gran parte responsabili dell’educazione,grande responsabilita spetti alla rete sociale che circonda il bambino.altrimeni attraverso condizionamenti o cattivi genitori non ci potrebbero essere modifiche comportamentali

  6. Donatella
    Pubblicato il 8 luglio 2005 alle ore 10:39 | Permalink

    Di certo mia figlia (5 mesi) ha capito cosa sia il potere manipolativo! proprio ieri, era vicina l’ora della pappa, inizia a lamentarsi per richiamare la mia attenzione, fin qui nulla di male, inizio a prepararle la pappa e mi allontano per pochi minuti in un’altra stanza, lei smette di lamentarsi, torno in cucina e appena mi vede inizia a piangere e ad agitarsi. Ho riso internamente, il ‘gioco’ era evidente e così non l’ho presa in braccio, ma ho finito di prepare la pappa con lei che continuava a strillare fino a quando, dopo poco, ha smesso da sola. Se non avessi appreso, anche dai seminari, la nozione di rinforzo positivo e rinforzo negativo, l’avrei di certo presa in braccio cedendo alla sua manipolazione. Spero di avere sempre più coscienza di certi meccanismi! Grazie

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