Perché i grandi uccidono?

Immagine di donna in "Fire and Ash", dell'artista fantasy Eric Wadley.

“Fire and Ash”, dell’artista fantasy Eric Wadley.

Già nella prima metà del secolo scorso, nel saggio Il delinquente e i suoi giudici. Uno sguardo psicoanalitico nel campo del diritto penale Franz Alexander e Hugo Staub osservavano che “esistono dei fenomeni psichici su cui la scienza o anche l’informazione ancora oggi chiude gli occhi, solo perché non può dominarli con i metodi abituali e sperimentati”. Ancora oggi!

Uno studio approfondito di questi fenomeni psichici conduce ad individuarne alcuni come oltremodo pericolosi, responsabili di omicidi e suicidi in persone che non provengono da contesti delinquenziali. Questi fenomeni sono il risultato di una dissociazione della psiche in una parte mentale (Io mentale) e in una parte corporea (Io corporeo). Queste due parti autonome che non comunicano più tra di loro attivano nell’individuo un improvviso “senso di derealizzazione per cui l’aspetto circostante appare cambiato, irreale, inducendo uno sgomento ed un disorientamento angoscioso, oppure, e più spesso, si produce nell’individuo-vittima la perdita della propria identità con un senso di terribile angoscia”(N. Perrotti). È facile intuire che questo senso di terribile angoscia va relazionato all’incapacità del soggetto, vittima di tale meccanismo, di differenziare la vita dalla morte, il senso distruttivo da quello costruttivo, la semplice aggressività verso l’altro da sé dall’omicidio.

Alla base di questi meccanismi c’è la scissione che per R. Speziale-Bagliacca si manifesta in forme diverse: “alcune persone possono essere ‘integrate’ nella vita affettiva e di lavoro, autenticamente affettuose, cordiali, empatiche e, allo stesso tempo, possono non sospettare un Sé distruttivo, particolarmente fragile, che pure è evidente agli altri. Esistono però anche individui perfettamente consapevoli di possedere parti distruttive e perverse, veri e propri Dr. Jekyll e Mr. Hyde, con in più la coscienza del proprio doppio, i quali riescono a ingannare la percezione degli altri che rimane parziale (scissa, dunque), percezione che, in questo modo non riesce a cogliere i segni dell’attività di Mr. Hyde. L’ingannato – continua Speziale-Bagliacca – si badi, può essere, in casi non così rari, un analista esperto, aggiornato e non ingenuo.” (i corsivi sono dell’autore citato).

Sia nel primo che nel secondo caso è presente nella personalità scissa, inconsciamente o consciamente, il timore che la parte perversa e distruttiva non venga accettata e bonificata. Quando questa parte distruttiva nell’individuo prende il sopravvento si possono verificare situazioni gravi di omicidio, infanticidio, figlicidio o anche comportamenti di alta criminalità.

Non capire e non informare sulla psicodinamica di questi comportamenti patologici significa rimuovere gli effetti e non promuovere una profilassi della prevenzione.

Purtroppo le cause psicogene che portano un individuo alla dissociazione psichica sono di sovente trascurate o non considerate degne di attenzione. Per molti autorevoli psicoanalisti le più importanti sono:

    • la presenza di un genitore impersonale (Searl);
    • un trauma narcisistico per una punizione fisica grave, seguito da perdita dell’attaccamento libidico oggettuale (Federn, Nunberg, Sadger, Hendrick);
    • una repressione seguita da umiliazioni in rapporto alla situazione voyeuristica-esibizionistica (Sadger, Bergler);
    • una sublimazione non riuscita (Yaskin);
    • una sfida agli sguardi corrucciati dei genitori che volevano il soggetto, da bambino, quieto e fermo come un mobile (Searl);
    • l’attenzione rivolta verso l’interno anziché verso l’esterno (Schilder, Sidelberg, Bergler) che trasforma il paziente in un “osservatorio psichico” (Reik);
    • un tentativo di sfuggire ad una punizione psichica o fisica, l’evirazione (Sadger, Hen­drick);
    • una identificazione con il genitore frustrante, un conflitto di ambivalenza (Reik);
    • il conflitto tra l’impulso omosessuale e quello eterosessuale (Hesnard, Oberndorf);
    • la rabbia rimossa (Bird);
    • un tentativo per bloccare l’ansia (Arlow);
    • una carenza affettiva nel periodo di allattamento (Arlow);

e altre ancora.

Tutti questi ed altri fattori psicogeni, per quanto siano accompagnati da brillanti descrizioni e da teorie persuasive, non chiariscono da soli l’essenza del fenomeno della dissociazione psichica. Il punto: quali sono i meccanismi psichici alla base degli omicidi compiuti da persone che non erano delinquenti prima di commettere l’atto?

Se si indaga a fondo nella nevrosi di un individuo ci si imbatte in una parte del suo mondo in cui vigono fantasie distruttive fatte di aggressività, istinti aggressivi, crudeli ed egoistici, bisogno di dipendenza, grande bisogno di sicurezza e protezione, odio, invidia, gelosia, avidità. Da queste fantasie distruttive non risolte, si struttura nell’individuo una natura fatta di ambivalenza affettiva, in cui alberga una sistematica doppiezza, la sua natura sarà come la definisce C. G. Jung “passionale, primitiva, ctonia e animale”.

Inoltre queste fantasie distruttive, se rese coscienti, ossia se si ha il coraggio di parlarne e di farsi ascoltare, si neutralizzano nell’effetto, mentre se rimangono inespresse e soprattutto rimosse possono agire sotto forma di “fuga dal corpo”, determinando effetti imprevedibili: si intravede il percorso che porta l’individuo a trasformare in azioni i propri impulsi distruttivi e asociali. Adesso nell’individuo viene meno la paura di subire aggressioni incredibilmente crudeli da parte delle proprie fantasie distruttive, di essere cioè invaso da emozioni disorganizzanti e incontrollate e fra queste in primo luogo da rabbia e odio, che potrebbero minacciare la sua esistenza e quella degli altri: si trova quindi privo di controllo sulle proprie emozioni e sul mondo esterno. Questo è il momento più favorevole al verificarsi di una dissociazione psichica acuta e grave da cui – sottolinea N. Perrotti – può insorgere una crisi improvvisa che mette rapidamente in azione la natura distruttiva propria dell’Io automatizzato, fatto di emozioni che sono sentite come non controllabili e disorganizzanti, mentre la natura altruistica propria dell’Io autocosciente che controlla la realtà delle percezioni, avverte un cambiamento avvenuto dall’altra parte, nella natura istintiva, senza poter far niente. Dopo qualche minuto questa dissociazione scompare, la persona riacquista la consapevolezza della propria identità e del luogo in cui si trova ma nel frattempo può perfino aver commesso un omicidio.

Se la dissociazione psichica è un meccanismo che determina l’azione patogena, quello che realmente in questi individui va curato è la natura istintiva e distruttiva fatta di istinti bassi, di infantilismo e soprattutto di infantilismo perverso. È il mondo del sé inferiore descritto da C. G. Jung che, per dirla con S. Ferenczi, crea quei “pericolosi bambini adulti, che noi chiamiamo criminali”.

1 commento

  1. Pubblicato il 15 ottobre 2007 alle ore 21:16 | Permalink

    Ricordo un periodo della mia adolescenza vissuto in uno dei quartieri più popolosi e più popolari di Bari….il rione Japigia. Ricordo di essermi quotidianamente e forse per la prima volta nella mia vita scontrato con particolari soggetti alla cerca di qualcosa!!
    Non capivo inizialmente cosa volessero fino a quando qualcuno mi ha spiegato il comportamento strano di questo soggetti.
    sto parlando ovviamente di piccoli malviventi in erba, ma al di là di tutte le considerazioni sociologiche relative alla situazione e condizione ambientale di un quartiere “border-line”, ciò che più colpiva la mia attenzione era la strana ritualità di comportamento di quei soggetti, comportamento appartenente alla stragrande maggioranza di quei piccoli ragazzi.
    La cosa più evidente era nel ripetersi dello stesso tipo di comportamento incentrato nella competizione, nella sfida a violare le regole, ma tutto velato da una sorta di gioco!
    E non solo….superficialmente, tutto sommato e considerato, nei ragazzini ci può pure stare, ma quando a delinquere o meglio a tenere certi comportamenti “infantili-goliardici” sono gli adulti allora la situazione diventa grave. E così è! Un esempio?!? Si faccia caso a chi tiene comportamenti antisociali o addirittura illegali, almeno nel meridione, l’orecchino, i capelli lunghi, la tuta, il maxiscooter o al più la vespa, la birra…le birre, i circoletti degli amici, le sigarette, il biliardo e potrei continuare all’infinito! Non è purtroppo ironia, ma la pura realtà.

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