Mio figlio è ansioso

di Nunzia Tarantini | in Blog, Infanzia

Nell’infanzia l’ansia è normale, anzi quotidiana.

I segni dell’ansia nel bambino possono essere molteplici:

  • durante il giorno il bambino appare spaventato, non vuole lasciare la madre e la segue in giro per casa;
  • di notte il bambino vuole tenere abbassata la sponda del lettino per essere più vicino alla madre;
  • più volte, terrorizzato, vuol essere preso nel letto matrimoniale;
  • paura di andare dal padre e giocare con lui;
  • difficoltà ad orinare o urgenza nella minzione;
  • pianto ininterrotto e incubi notturni;
  • ipersensibilità al rumore;
  • continue domande all’adulto;
  • esagerata reazione ad eventi improvvisi (salto di un cane o passaggio della macchina dei pompieri);
  • spavento esagerato alla vista di un ragno o al bussare alla porta;
  • preoccupazione esagerata quando il padre torna a casa tardi per il lavoro;
  • agitazione esagerata di fronte ad una qualsiasi manifestazione d’ostilità (litigio tra i genitori, punizione di animali, bambole rotte);
  • irrequietezza, incapacità di stare seduto;
  • tendenza a ripetere con la gola tutte le parole, i suoni e i rumori.

I segni fisici più comuni dell’ansia sono:

  • cefalee, spesso anche emicranie;
  • congestione nasale e paranasale con secchezza delle mucose e formazione di croste e tendenza all’epistassi;
  • crisi di respirazione pesante o difficile;
  • sensazione di mancanza d’aria e abitudine di tirare su con il naso rumorosamente;
  • ostruzione del passaggio dell’aria e respirazione attraverso la bocca;
  • abitudine ossessiva a raschiarsi la gola;
  • urgenza di minzione;
  • sensibilizzazione della pelle;
  • irritazione anale;
  • stanchezza dei muscoli oculari, ammiccamento ossessivo.

La nascita di un fratellino

di Nunzia Tarantini | in Blog, Prima infanzia

Un bambino, a 2-3 anni, è molto turbato dalla nascita di un fratellino o di una sorellina.

Con il procedere della gravidanza della madre, o dal momento in cui arriva il nuovo fratellino, il bambino che è stato fino ad allora robusto e non ha mai avuto motivo di angosciarsi, può diventare infelice e temporaneamente magro e pallido, e contrarre appositamente persino alcuni sintomi: enuresi, collera, nausea, stitichezza, congestione nasale.

Se dovesse verificarsi una malattia pesante in questo momento – per esempio un attacco di polmonite, una pertosse o una gastroenterite – è possibile che la convalescenza si protragga oltre il normale.

Ciao mamma, vado a giocare!

di Nunzia Tarantini | in Blog, Prima infanzia

Quando il bambino è in grado di lasciare l’ambiente familiare per entrare a far parte di una vita di gruppo?

In uno sviluppo cosiddetto normale separarsi dalla mamma per giocare con gli amichetti è un evento vissuto dal bambino come momento di crescita in cui l’angoscia di separazione è facilmente superabile.

Gli altri bambini sono visti come compagni e come oggetti a sé stanti; il bambino sviluppa così dinamiche di ammirazione, odio o identificazione, e può condividere con loro giocattoli, rispettarli e desiderare di essere ricambiato.

Quando mostra:

  • pianto irrefrenabile;
  • facilità a sporcarsi;
  • inappetenza;
  • asocialità;
  • irrequietezza;
  • incomunicabilità;
  • inizi di malattie (anche le classiche esantematiche);

il bambino non è ancora pronto per la vita di gruppo.

In questi momenti tra le svariate manifestazioni di angoscia camuffata vi sono:

  • fobie;
  • disturbi inerenti all’alimentazione (mangiare lentamente, non masticare, disappetenza);
  • addormentarsi tardi e svegliarsi presto;
  • sonno irrequieto e leggero;
  • non riuscire a dormire il pomeriggio;
  • stranezze e rituali connessi all’ora di andare a letto.

Se il bambino durante l’esperienza di gioco mantiene intatto il controllo degli sfinteri (controlla cioè i suoi bisogni fisici), nonostante un comportamento immaturo la madre può inserirlo gradualmente, lasciandolo per poche ore (per esempio: in un asilo, con altri bambini, ecc.).

Se il bambino vive il rapporto con l’altro in modo unidirezionale – è incapace cioè di sentire gli altri come esseri animati, ma li vive solo come giocattoli che prende e getta quando vuole – non è ancora pronto per una vita di gruppo.

Compito della madre e della famiglia è avere un soddisfacente adattamento interiore, sedando le proprie ansie, per permettere in questi bambini ancora immaturi l’inserimento nella prima vita di gruppo, quindi:

  • gioco libero;
  • soddisfazione nel dare e ricevere nei rapporti con gli altri bambini e con l’oggetto;
  • fasi di costruzione e distruzione;
  • corpo coinvolto interamente senza eccitazioni locali, come rossori o irrequietezze;
  • libero fluire dell’immaginazione e della fantasia come riscoperta della propria profondità e non come negazione del mondo interno;
  • gioco non disturbato da rotture emozionali.

Più la madre si libera di legami ambivalenti o doppi verso il proprio figlio (per esempio, l’espressione “gioca, ma non farti male!”, tradisce ansia repressa, che spesso i figli finiscono per incorporare) e più il suo corpo sarà una vera e propria palestra di vita per lui.

L’infante soffocato dai regali

di Nunzia Tarantini | in Adolescenza, Blog, Infanzia, Prima infanzia

Accade da sempre che in occasione delle feste natalizie i genitori riempiano i loro figli, siano essi neonati bambini o adolescenti, di regali e leccornie.

È un fatto che le feste natalizie siano riti in cui predominano sperpero e consumo eccessivo e smodato di oggetti.

Ma perché il genitore ha bisogno di dimostrare tramite l’abbondanza dei regali il suo “vero amore”?

È possibile che neanche per un attimo sia consapevole di imprigionare il bambino in uno o più oggetti morbosi e di ricattarlo tramite sostituti emotivi freddi, disincarnati e vuoti?

I genitori spesso vivono “atti mancati” o meglio “emozioni mancate” verso i propri figli e tentano di ricostruire le proprie identità emotive attraverso comportamenti posticci.

L’effetto specifico del confronto tra regali ed emozioni sulla personalità infantile è particolarmente notevole.

Se il genitore è attento, osservando la reazione del bambino ai regali non noterà i segni di una gioia autentica, ma piuttosto di volta in volta:

  • distruzione esibizionistica;
  • reazioni aggressive;
  • pianti irrefrenabili;
  • escalation di capricci.

Tali reazioni indicano che i bambini sviluppano paura inconscia verso il proprio genitore in quanto si sentono schiavizzati da oggetti piuttosto che essere liberati da emozioni e sentimenti autentici.

Se il genitore nel suo ottimismo è disposto a capire di quante emozioni il bambino ha bisogno per sopravvivere ad una società orientata all’oggetto, allora vedrà un sorriso sereno anche in suo figlio, felice per il suo piccolo dono natalizio.

Il Natale istrionico

di Nunzia Tarantini | in Adolescenza, Blog, Coppia e famiglia, Infanzia, Madri e padri, Prima infanzia

Babbo Natale è preoccupato…

Il Natale con le sue atmosfere, i suoi simboli e i suoi doni, ha perso e continua a perdere sempre più la cultura originaria per esprimere la cultura del narcisismo, caratteristica dell’era del benessere delle società cosiddette avanzate, in cui una profonda crisi di valori e altre complesse trasformazioni sociali hanno letteralmente stravolto il significato dell’esistenza dell’uomo.

Se una delle caratteristiche tipiche di quello che si definisce disturbo istrionico della personalità è la drammatizzazione, ossia l’utilizzo di atteggiamenti e linguaggio emotivamente impressionistici, ma privi di contenuto, diremo che proprio l’atmosfera natalizia porta ad una esasperazione di tali disturbi.

Genitori e ragazzi alla ricerca sfrenata e divorante di oggetti verso cui nutrono emozioni esagerate, metafore colorite, ma prive di reali contenuti. Eccessiva drammatizzazione e teatralità ed espressione esagerata di emozioni trasformano un piccolo simbolo da donare in una ossessione asfissiante, cibo da mangiare in cibo da divorare: l’obiettivo finale della gente nelle feste natalizie è sentirsi riconosciuti, essere il centro del mondo, sentire finalmente di esistere.

Questi comportamenti istrionici sono forme psicopatologiche piuttosto gravi e spesso associate a tratti depressivi e dipendenti. Inoltre, di questi comportamenti istrionici il più manifesto è la tendenza irrefrenabile a spendere denaro che – con parole di K. Abraham – riguarda individui che si trovano in permanente dipendenza infantile e con questo comportamento alleviano angoscia e depressione.

Questa dipendenza si amplifica se la tendenza è a comprare oggetti di ogni tipo, senza alcuna scelta critica, minuzie senza valore, desiderate solo in quelle atmosfere natalizie.

In questo periodo dell’anno sono in tanti a comprare oggetti che hanno un valore solo momentaneo (si pensi a chi acquista migliaia di candele natalizie!), oppure scelti in maniera indifferenziata – come in una svendita finiscono nel “calderone natalizio” oggetti per bambini, anziani, giovani, mogli, mariti, amanti, amici, vicini di casa, estranei – con forme comportamentali che nonostante l’esito altruistico non esprimono amore verso l’altro ma solo tanta compassione, segnale di uno stato costante di angoscia profonda lontano dall’affiorare alla luce della coscienza.

Ai pochi consapevoli l’augurio di un sereno Natale.