Il bambino, gli occhiali e l’apparecchio per i denti

di Nunzia Tarantini | in Adolescenza, Blog, Infanzia

Questi oggetti sono “terapeutici” quando il bambino li vive come parte integrante del suo corpo: è necessario che corrispondano al concetto di bellezza del suo corpo. Continua a leggere »

Il dito in bocca

di Nunzia Tarantini | in Blog, Infanzia, Prima infanzia

Il succhiarsi il pollice è un primo indizio sulla modalità autoerotica usata dal bambino. Continua a leggere »

Furti, menzogne e distruttività

di Nunzia Tarantini | in Blog, Infanzia, Prima infanzia

Non bisogna confondere furti, menzogne e distruttività con azioni cattive, o comportamenti genericamente antisociali, appartenenti ad una sana e normale aggressività del bambino verso l’ambiente esterno (normale cattiveria dei bambini sani). Continua a leggere »

Il piombo e l’oro

di Nunzia Tarantini | in Adolescenza, Blog, Infanzia

Campagna "No Prozac to children"

Campagna “No Prozac to children”

La notizia risale al giugno scorso e se non riguardasse creature inconsapevoli sarebbe da considerarsi così squallida da non meritare commenti. Continua a leggere »

Giochi felici e giochi eccitati

di Nunzia Tarantini | in Blog, Infanzia, Prima infanzia

Quando nel bambino un gioco “felice” si differenzia da un gioco “eccitato” o “irrequieto”?

Nel gioco “felice” il bambino è capace di giocare, di eccitarsi e di sentirsi pieno, senza sentirsi però sopraffatto dall’eccitazione localizzata.

Egli esprime insieme sana aggressività e gioia: diversi stati d’animo integrati con una diversità di giochi.

Segni di:

  • eccitazione;
  • irrequietezza;
  • sbilanciamento verso il polo corporeo con eccesso di rossore da tensione;
  • monotonia del gioco (fare sempre lo stesso gioco o giocare con la stessa modalità);
  • polarizzazione sulla modalità aggressiva;

indicano un coinvolgimento istintuale, ossia un non-equilibrio tra fantasia e realtà. Ciò rende il bambino incapace di godere del gioco, così come da adulto sarà incapace di godere di un concerto o di un film.

Nelle bambine:

  • il giocare a “fare la mamma” rappresenta il soddisfacimento dei desideri e contiene l’angoscia più profonda, tipica delle situazioni ansiose precoci;
  • il desiderio costante di avere delle bambole nasconde un desiderio di consolazione e di conforto, in quanto la bambina, possedendo delle bambole, ha la prova che sua madre non l’ha derubata dei suoi potenziali figli, e che quindi non le ha distrutto il corpo;
  • il desiderio di allattare e vestire le proprie bambole significa ottenere la garanzia di avere una madre amorosa, e in tal modo ridurre in sé la paura di essere abbandonata e lasciata senza casa e senza mamma;
  • il desiderio di giocare ad ammobiliare case e fare viaggi con le bambole esprime il desiderio di trovare un nuova casa, cioè di riscoprire la madre.

Nei bambini:

  • il desiderio di giocare con automobiline (e carretti, cavalli, treni, ecc.) simbolizza l’aprirsi a forza una strada nel corpo della madre;
  • il coraggio, l’abilità, l’astuzia con cui conducono i giochi di lotta e si difendono dai loro nemici sono il segno che cercano la sicurezza di poter combattere con successo il padre castratore: rappresentano in sostanza l’esigenza di diminuire in sé la paura del padre.

A scuola con la perversione

di Nunzia Tarantini | in Adolescenza, Blog, Scuola e istruzione
Immagine del dipinto "Medusa" di Arnold Böcklin (1878 circa).

Il dipinto “Medusa” di Arnold Böcklin (1878 circa).

 

Non esistono insegnanti ideali. Continua a leggere »

Il bambino e le mille baby-sitter

di Nunzia Tarantini | in Blog, Prima infanzia

Il bambino è in grado di far fronte al succedersi di sostituti genitoriali, quali le baby-sitter? Continua a leggere »

Ma tutto questo una madre non lo sa

di Nunzia Tarantini | in Adolescenza, Blog, Infanzia, Prima infanzia

Sia nel gioco come nel disegno infantile il bambino proietta i suoi desideri, i suoi affetti, le sue frustrazioni ossia tutto quel materiale che con un’unica parola definiremo “fantasmatico”. È proprio dal materiale fantasmatico, la cui utilità è incontestabile per riconoscere i derivati del suo inconscio, che capiamo l’esatta evoluzione dello sviluppo del bambino e abbiamo un’idea clinica sulla elaborazione della sua pulsione. Una esatta ricostruzione di una patologia infantile si fonda da ultimo sul rapporto fra fantasma e realtà. Continua a leggere »

L’insegnante e il suo alunno

di Nunzia Tarantini | in Adolescenza, Blog, Infanzia, Scuola e istruzione

La psicoanalisi dei bambini ha permesso all’insegnante di comprendere:

  • i primi stadi dell’organizzazione della personalità infantile;
  • la genesi e l’organizzazione dei fantasmi infantili;
  • il passato e le forze operanti nel corso dello sviluppo del bambino;

e soprattutto:

  • il significato del gioco, che è stato considerato dalla psicoanalisi la via maestra per penetrare nell’organizzazione profonda dei primi rudimenti della personalità.

Un insegnante che usa il gioco come prassi educativa per il suo alunno permette a quest’ultimo di superare forme di immaturità e di dipendenza, fornisce una forma di sostegno tramite la quale l’alunno può superare forme di angoscia grazie a processi di con-vivenza ed empatia, vissuti dalla stessa insegnante nell’interazione con il proprio alunno.

La Klein esaltò l’applicazione del gioco infantile non soltanto nei trattamenti precoci ma anche in età più tarda: si tratta essenzialmente di giochi con piccoli oggetti a valore rappresentativo. L’inibizione del gioco ha lo stesso valore dell’inibizione intellettuale nell’adulto.

Per A. Freud il gioco non rappresenta l’unico approccio possibile. Spesso è, come ha scritto Glover, una modalità di espressione e di spiegazione troppo simbolica che rischia di diventare rigida: bisogna conquistare i bambini all’idea di farsi educare, si deve ottenere la loro alleanza, e non solo sedurli con giochi divertenti.

Sicuramente una sintesi tra le due posizioni è segno di grande equilibrio nella comprensione della psiche infantile e del rapporto insegnante-alunno.

Quello che lega un alunno al proprio insegnante è un rapporto transferale: ossia l’alunno produce affetti potenti che richiamano quelli vissuti nella prima infanzia, soprattutto con la madre. Questi affetti possono assumere la forma di sentimenti specifici nei confronti dell’insegnante: per esempio un intenso amore perché l’insegnante è colei che aiuta, o un’amara inimicizia perché l’insegnante è colei che punisce.

Ma il problema diventa più complicato quando l’affetto dell’alunno è in contraddizione con quanto accade nella sua vita scolastica: per esempio quando un alunno non sopporta l’insegnante che lo aiuta, o la ama perché questa gli impone una restrizione incresciosa. L’alunno in questo caso fraintende il presente in termini del passato; e così rivive il passato, invece di ricordarlo, e trasferisce sul presente atteggiamenti passati vissuti nella sua infanzia. Da questo atteggiamento deformato possono derivare conflitti infantili, sintomi, ma soprattutto atteggiamenti sfavorevoli all’apprendimento.

Considerare il rapporto transferale tra insegnante ed alunno ci permette di osservare nell’alunno:

  • movimenti e manifestazioni pulsionali nelle diverse fasi dello sviluppo ed eventuali regressioni: in altre parole la motivazione dell’alunno ad apprendere e i suoi momenti di crisi;
  • le modalità di espressione dell’aggressività di cui l’alunno dispone, la loro presenza o assenza, la loro direzione: sia che l’aggressività investa il mondo esterno sia che investa il soggetto in movimenti masochistici più o meno esteriorizzati;
  • gli eventuali incidenti dell’organizzazione dell’Io in certe situazioni cruciali: compiti in classe, esami, note negative, eccetera.

In ultima analisi l’insegnante che interviene con il gioco o che osserva profondamente il rapporto con il suo alunno, ne riduce le tensioni, promuovendo un apprendimento dinamico ed equilibrato.

Adolescenti e gruppo di morte

di Nunzia Tarantini | in Adolescenza, Blog

Sentimenti negativi – gelosie nascoste, risentimenti celati, ostilità – se covati nell’inconscio e tirati troppo alla lunga fanno esplodere sconsiderate forme di crudeltà e violenza. Si tratta di un meccanismo universale, che agisce nell’uomo come nella donna, nell’adulto come nell’anziano, nei bambini come negli adolescenti. Continua a leggere »