Forse l’opinione pubblica, che ricorre a processi di negazione, superando in assurdità quello a cui si assisteva vent’anni fa su problemi quali la droga, la delinquenza minorile, la malattia psichica, ossia, tutte quelle situazioni in cui viene meno il controllo del comportamento nei bambini e negli adolescenti.
Prendiamo uno dei delitti più impressionanti, per esempio quello in cui un adolescente uccide suo padre o sua madre senza la minima pietà per la sua vittima e studiamo la reazione dell’opinione pubblica di fronte a un delitto del genere.
Troveremo la solita oscillazione tra due estremi.
Da un lato ci sarà il lettore indignato che spera che l’assassino venga subito catturato e messo al sicuro in modo da non poter più nuocere, ripeterà con le solite frasi standard che la scuola deve insegnare a leggere, a scrivere e a far di conto, invece di lasciare che i giovani siano viziati da stravaganze esotiche come circoli creativi, gruppi di discussione o altro. E con questo il problema sarebbe risolto.
Dall’altro lato ci sarà il lettore sentimentale che versa lacrime calde sulla storia del delinquente, perché, dopotutto, di chi è la colpa se non dei genitori o della istituzione. È di solito la persona che propone più campi di calcetto nei ghetti urbani, o trova una facile soluzione mettendo i genitori dei ragazzi delinquenti in prigione.
Nelle due visioni c’è uno spettacolo desolante: o si fa i “duri”, appellandosi alle più inutili difese contro la vergogna e il senso di colpa, o si fa i “mollicci”, rifugiandosi in ingenue illusioni.
È ora di finirla con le fiabe.
È giunto il momento per la società italiana di uscire dal torpore e guardare in faccia la realtà, diventando più saggi per intraprendere i passi che devono condurre al trattamento dell’individuo anomalo.
Andare verso un sistema integrato che riabiliti tali deficit comportamentali, significa approfondire la natura di questi disturbi e disorganizzazioni della personalità infantile, attuare una buona prevenzione e strutturare una cura degna di questo nome.