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	<title>Commenti a: O figlio, mio padrone!</title>
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	<description>Seminari di Psicologia Infantile</description>
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		<title>Di: Donatella</title>
		<link>http://www.ri-vivere.it/o-figlio-mio-padrone/comment-page-1/#comment-154</link>
		<dc:creator>Donatella</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 09:19:54 +0000</pubDate>
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		<description>Trovo che il ritratto di Egon Schiele, &quot;la madre cieca&quot;, sia decisamente rappresentativo del contenuto di questo post!
Avendo avuto modo, di recente, di osservare i ritratti di questo artista, trovo che i suoi quadri si prestino perfettamente ad importanti interpretazioni psicoanalitiche, come per questo articolo: ciò che mi fa riflettere è che la madre, &quot;cieca&quot;, offre al bambino, così piccolo da sembrare appena nato, la sua nudità inferiore, mentre il seno, in questa fase essenziale per il soddisfacimento di un bisogno normale del bambino, è nascosto sia dalla maglietta, sia dalla posizione che la madre assume.
Il bambino sembra che non possa far altro che attaccarsi a ciò che la madre gli concede e cioè, a mio parere, al solo aspetto narcisistico, onnipotente, della madre stessa, tale da tenere legato a sè il figlio e diventare, così, indispensabile e insostituibile.
In questo vedo l&#039;ambivalenza inconscia di queste madri che, come si legge nel post, si ritengono buone in modo onnipotente, ma in reltà mancano di calore e di affetto  e non permettono al figlio una normale crescita (seno nascosto, negato), tanto da rivelarsi distaccate, fredde e rigide; e in questo distacco gelido realmente fanno del figlio solo ed esclusivamente un oggetto di propria creazione.
Ciò che trovo spaventoso è che il meccanismo del bambino idoleggiato è realmente subdolo, totalmente occulto, proprio perchè basato su una ambivalenza inconscia della madre che agli occhi di tutti appare ideale, una madre che &quot;si dona&quot;, ma in realtà la donazione non è di un affetto caldo ma del &quot;nero&quot; che in essa risiede, e allora il bambino non è altro che un utile, voluto, progettato, contenitore-spazzatura in cui letteralmente buttare tutte le proprie ansie e la propria ambivalenza, per liberarsene, senza alcun tipo di senso di colpa o di coscienza, proprio perchè è una cosa da lei - appositamente - creata.
Rifletto su quanto questo meccanismo sia comune nelle madri, e una cultura analitica su questi temi sia ormai essenziale e inprocastinabile, perchè come figli e madri bisognerebbe avere reale terrore nel vedersi negare e nel negare la possibilità di essere bambini in formazione con diritti propri!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo che il ritratto di Egon Schiele, &#8220;la madre cieca&#8221;, sia decisamente rappresentativo del contenuto di questo post!<br />
Avendo avuto modo, di recente, di osservare i ritratti di questo artista, trovo che i suoi quadri si prestino perfettamente ad importanti interpretazioni psicoanalitiche, come per questo articolo: ciò che mi fa riflettere è che la madre, &#8220;cieca&#8221;, offre al bambino, così piccolo da sembrare appena nato, la sua nudità inferiore, mentre il seno, in questa fase essenziale per il soddisfacimento di un bisogno normale del bambino, è nascosto sia dalla maglietta, sia dalla posizione che la madre assume.<br />
Il bambino sembra che non possa far altro che attaccarsi a ciò che la madre gli concede e cioè, a mio parere, al solo aspetto narcisistico, onnipotente, della madre stessa, tale da tenere legato a sè il figlio e diventare, così, indispensabile e insostituibile.<br />
In questo vedo l&#8217;ambivalenza inconscia di queste madri che, come si legge nel post, si ritengono buone in modo onnipotente, ma in reltà mancano di calore e di affetto  e non permettono al figlio una normale crescita (seno nascosto, negato), tanto da rivelarsi distaccate, fredde e rigide; e in questo distacco gelido realmente fanno del figlio solo ed esclusivamente un oggetto di propria creazione.<br />
Ciò che trovo spaventoso è che il meccanismo del bambino idoleggiato è realmente subdolo, totalmente occulto, proprio perchè basato su una ambivalenza inconscia della madre che agli occhi di tutti appare ideale, una madre che &#8220;si dona&#8221;, ma in realtà la donazione non è di un affetto caldo ma del &#8220;nero&#8221; che in essa risiede, e allora il bambino non è altro che un utile, voluto, progettato, contenitore-spazzatura in cui letteralmente buttare tutte le proprie ansie e la propria ambivalenza, per liberarsene, senza alcun tipo di senso di colpa o di coscienza, proprio perchè è una cosa da lei &#8211; appositamente &#8211; creata.<br />
Rifletto su quanto questo meccanismo sia comune nelle madri, e una cultura analitica su questi temi sia ormai essenziale e inprocastinabile, perchè come figli e madri bisognerebbe avere reale terrore nel vedersi negare e nel negare la possibilità di essere bambini in formazione con diritti propri!</p>
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		<title>Di: tiziana</title>
		<link>http://www.ri-vivere.it/o-figlio-mio-padrone/comment-page-1/#comment-153</link>
		<dc:creator>tiziana</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 16:05:26 +0000</pubDate>
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		<description>Incredibile pensare quanto può cambiare l&#039;esistenza di un individuo in base ai suoi livelli di coscienza... Rifletto sulla lentezza e resistenza di una madre a lasciare andare suo figlio...e la colgo tutta in tutti suoi aspetti (figlia, madre, spettatrice...) pongo l&#039;accento sull&#039;ignoranza che ci circonda, perchè se è vero che il problma giace all&#039;interno dell&#039;individuo è pur vero che una comunità può curare, insegnare e rendere liberi. Tutto ciò non accade in questa società in cui anzi madri che idoleggiano internamente esternamente vengono lodate in qualità di madri &quot;ideali&quot; e così si consente lo scempio di figli fantoccio nati per ri-parare danni insanabili...
Non è giunta l&#039;ora di fare qualche ora di religione in meno e magari dedicarsi alla conoscenza di qualche sana &quot;legge psicoanalitica?&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Incredibile pensare quanto può cambiare l&#8217;esistenza di un individuo in base ai suoi livelli di coscienza&#8230; Rifletto sulla lentezza e resistenza di una madre a lasciare andare suo figlio&#8230;e la colgo tutta in tutti suoi aspetti (figlia, madre, spettatrice&#8230;) pongo l&#8217;accento sull&#8217;ignoranza che ci circonda, perchè se è vero che il problma giace all&#8217;interno dell&#8217;individuo è pur vero che una comunità può curare, insegnare e rendere liberi. Tutto ciò non accade in questa società in cui anzi madri che idoleggiano internamente esternamente vengono lodate in qualità di madri &#8220;ideali&#8221; e così si consente lo scempio di figli fantoccio nati per ri-parare danni insanabili&#8230;<br />
Non è giunta l&#8217;ora di fare qualche ora di religione in meno e magari dedicarsi alla conoscenza di qualche sana &#8220;legge psicoanalitica?&#8221;</p>
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