Mio figlio non mi chiama “mamma”

Di solito sono bambini che si creano un proprio mondo assolutamente ristretto in cui si rinchiudono. I loro modelli di comportamento nella primissima infanzia evidenziano “poca predisposizione posturale in vista del succhiare, né quei normali gesti per afferrare, né reazioni specifiche di sorriso” (R. A. Spitz e L. M. Wolf, 1946). È caratteristico di questi bambini affezionarsi al seggiolone, ad un giocattolo o a qualche altro oggetto inanimato. Questi comportamenti negativi raggiungono punti emergenti di patologia quando questi bambini “fanno i sordi verso la madre”.

Le madri descrivono il comportamento dei loro figli in questo modo:

  • “Poche volte ho sentito il mio piccolo vicino”;
  • “Non mi ha mai sorriso”;
  • “Appena ha iniziato a camminare è corso via da me”;
  • “Vedevo tanti bambini felici nelle braccia delle loro madri, mentre il mio cercava di scappare appena poteva”;
  • “Mio figlio non veniva mai verso di me, né mi faceva le feste quando entravo nella stanza, né piangeva se me ne andavo, anzi non si accorgeva quando uscivo”;
  • “Mia figlia non è mai stata una di qualle bambine che si fanno coccolare, né le piaceva essere accarezzata, non ha mai voluto che qualcuno la abbracciasse o la baciasse”;
  • “Mio figlio non mi ha mai chiamata in aiuto”.

Queste affermazioni o dichiarazioni fatte da madri non descrivono tanto dei disturbi infantili in termini di comportamento sociale, quanto una tendenza ad un comportamento autistico che, se si struttura in una modalità fissa può determinare nel bambino una sindrome autistica infantile.

Scoprire i primi segnali di un autismo nella primissima infanzia, può permettere un recupero non trascurabile. I sintomi più appariscenti che non devono essere trascurati sono:

  1. Nella primissima infanzia, la madre, come rappresentante del mondo esterno, non sembra essere affatto percepita come tale dal bambino, ossia “non sembra esistere come faro vivente di orientamento nel mondo della realtà” (M. Mahler, 1976);
  2. Il bambino nell’infanzia si crea un mondo ristretto in cui si rinchiude;
  3. Mostra “un desiderio ossessivo di preservare l’immutabilità” (L. Kanner, 1942 e 1944);
  4. Ha “una preoccupazione stereotipata per pochi oggetti inanimati o per modelli di azione, verso i quali egli mostra gli unici segni di attaccamento emotivo” (L. Kanner, 1942 e 1944);
  5. Presenta una totale intolleranza verso qualsiasi cambiamento nell’ambiente inanimato che lo circonda;
  6. Vive in uno stato di contentezza autosufficiente nel suo mondo inanimato, statico e molto ristretto, purché lo si lasci stare;
  7. È completamente muto, o parla poco, o preferisce parlare a gesti soprattutto agli oggetti inanimati, preferisce usare gesti, suoni o parole senza senso, all’usuale linguaggio utilizzato dagli altri bambini per comunicare;
  8. Di solito non sente le comunicazioni dei genitori, i quali preferiscono pensare che il proprio figlio è sordo o duro d’orecchi.

Questi elementi servono come criteri di diagnosi differenziale per distinguere l’autismo infantile o delle turbe comportamentali autistiche dalle sindromi organiche.

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