L’espressione psicosomatica del bambino

Sempre più pediatri e psicologi concordano sull’origine psicosomatica di alcune sindromi del bambino e del lattante. L’espressione somatica è una delle vie utilizzate dal bambino – soprattutto dal bambino piccolo – per esprimere i suoi disturbi.

Una ricerca epidemiologica dell’Inserm (Institut national de la santé et de la recerche médicale, l’unico istituto pubblico tecnico-scientifico francese che si occupa di sanità) su 415 bambini di età da tre mesi a tre anni ha considerato come basi attendibili della prognosi psicosomatica l’asma, le otiti, le bronchiti, i disturbi del sonno, dell’alimentazione e del comportamento (Choquet, Facy e altri, 1982).

Dall’osservazione congiunta e dalla collaborazione interdisciplinare pediatrica, psicosomatica e psicoanalitica si è giunti a studiare disturbi come coliche, insonnia, mericismo, vomito, anoressia, disturbi ad espressione anale, encopresi, disturbi respiratori, singhiozzo spastico e asma su base psicosomatica.

Un attento studio dei disturbi rivela che anche il bambino più equilibrato può scegliere l’ambito somatico per esprimere il suo disagio conflittuale. Le patologie psicosomatiche precoci, secondo la nomenclatura medica, sono:

Disturbi a espressione nervosa:

  • disturbi del sonno;
  • convulsioni.

Comportamenti alimentari devianti:

Disturbi digestivi:

  • coliche del terzo trimestre;
  • dolori addominali;
  • stitichezza;
  • diarrea;
  • coliti;
  • colon irritabile;
  • rettocolite;
  • ulcere digestive.

Sindromi e malattie respiratorie:

  • singhiozzo spastico;
  • asma;
  • affezioni rinofaringee;
  • otiti ripetute;
  • bronchiti;
  • pneumopatie recidivanti.

Malattie cutanee:

Sindromi generali:

  • malattie allergiche;
  • malnutrizione;
  • ritardo di crescita;
  • obesità;
  • infezioni ripetute.

I disturbi psicosomatici si possono manifestare in tre periodi significativi della prima infanzia:

  • la fase primaria, in cui i disturbi appaiono alla nascita, o poco dopo, o nel primo trimestre;
  • dal secondo semestre all’età di quindici-diciotto mesi, periodo costitutivo dell’attaccamento, detto anche fase anaclitica;
  • la fase terminale della prima infanzia, che va dalla metà del secondo anno alla metà del terzo.

Ogni fase ha i suoi disturbi particolari:

  • la colica idiopatica si manifesta verso il dodicesimo-quindicesimo giorno, quando il lattante allaccia le prime relazioni;
  • l’insonnia compare o precocemente, nel primo trimestre di vita, oppure più tardi, nel secondo e terzo anno;
  • i disturbi alimentari si presentano nel secondo semestre;
  • il singhiozzo spastico è un disturbo del secondo e terzo anno.

Un esempio di analisi semiologica del disturbo laringospasmo o spasmo del singhiozzo – crisi caratterizzata da una perdita di coscienza che interrompe un singhiozzo – evidenzia che situazione familiare e atmosfera di base sono parte integrante della sindrome. Quest’ultima si esprime in presenza della persona più impressionabile e debole – mamma, nonna, insegnante di scuola materna – e regredisce e spesso scompare quando cambia l’atteggiamento della persona che assiste il bambino.

La forma cianotica di questo spasmo colpisce bambini attivi, la forma pallida colpisce i bambini passivi e fragili.

L’indagine clinica, che si basa sulla delucidazione dei meccanismi psichici che più contribuiscono alle patologie psicosomatiche, sottolinea che è necessario:

  • comprendere la qualità dell’interazione tra madre e bambino;
  • precisare le caratteristiche patologiche del bambino e le modalità del suo funzionamento psichico;
  • valutare la personalità della figura chiave della relazione che di solito è la madre, soprattutto il suo funzionamento nel ruolo materno;
  • valutare la personalità del padre, del contesto familiare e sociale;
  • individuare gli eventi scatenanti del disturbo in rapporto all’evoluzione del bambino e alla sua biografia, interpretando le circostanze sfavorevoli nelle dinamiche dell’interazione del bambino con i suoi Io-significativi.

2 commenti

  1. viviana de giglio
    Pubblicato il 10 novembre 2008 alle ore 19:53 | Permalink

    Semplicemente illuminante! è la via da seguire!
    L’approccio psicosomatico ci fa capire che non è troppo tardi per strappare il bambino dalle avide mani del mercato farmaceutico…

  2. Pubblicato il 20 giugno 2009 alle ore 15:30 | Permalink

    Ho trovato molto interessante questo articolo. E penso che riuscendo a recuperare il senso del sintomo psicosomatico nel bambino, riusciamo poi a recuperare anche questi aspetti in noi adulti. Se iniziamo già a trasmettere questo profondo legame che esiste tra psiche e soma, già ai nostri bambini, credo possa essere molto importante per loro, nell’approccio al sintomo ed al malessere nella loro vita.
    E’ sempre piacere trovare post e blog in cui si possano condividere questi importanti aspetti di noi esseri umani.

One Trackback

  1. […] Vi è capitato di avere un amico/a (o di esserlo voi quell’amico) che da piccolo si ammalava spesso e non poteva giocare mai? A me si, da piccolo ho avuto molti amici così e nella mai esperienza da medico presso uno studio di pediatria ho visto bambini che quasi ogni giorno e per ogni piccolo sintomo venivano portati con urgenza dalle madri. Mi sono sempre chiesto perchè alcuni bambini si ammalano più facilmente di altri e una risposta l’ho trovata in questo splendido post del blog ri-vivere.L’espressione psicosomatica del bambino […]

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