L’adolescente. E il suo mondo fatto a pezzi

L'installazione Show Room di Los Carpinteros.

L’installazione Show Room di Los Carpinteros.

I comportamenti adolescenziali sono così complessi e ricchi di conflitti che non è facile descriverli, anche quando li si conosce da tempo: può essere così anche per il clinico più esperto che ha dedicato, con pazienza, parte del suo tempo alla comprensione dei mille paradossi tipici di questa fase.

Spesso ci si accontenta di un’occhiata a distanza o di una certa informazione “alla moda”, priva di reali costrutti scientifici ma col dubbio pregio di essere diffusiva ad ogni costo, perché di solito è comodo tenersi alla superficie dell’essere. Purtroppo le approssimazioni non resistono all’esperienza approfondita che non può che derivare dall’applicazione della conoscenza psicoanalitica al trattamento delle patologie adolescenziali o perfino alla semplice descrizione del mondo degli adolescenti.

Troppo spesso si dimentica che la psicoanalisi – piaccia o no – ha completamente trasformato la comprensione delle fasi evolutive del bambino e dell’adolescente, aprendo la via sicuramente più feconda di sempre, ma non per questo la più facile da comprendere ed applicare. E ancor meno da far comprendere.

Quindi, sulle orme di Freud, potremo dire che la fase adolescenziale è quel momento cruciale in cui predominano nel ragazzo il forte bisogno di attualizzare i suoi desideri secondo la logica del “tutto e subito”, una sfrenata voglia di partecipazione alla realtà da cui si sente sedotto, senza di contro essere dotato di una personalità in grado di gestire adeguatamente l’organizzazione di un’esperienza e di equilibrare il proprio crescente coinvolgimento, soprattutto nelle situazioni che esercitano su di lui un’attrazione irresistibile.

Andrea, 12 anni, realizza in un disegno libero il desiderio della sua vita che è quello non solo di baciare una ragazza, ma di sposarla quanto prima.

Andrea, 12 anni, realizza in un disegno libero il desiderio della sua vita che è quello non solo di baciare una ragazza, ma di sposarla quanto prima.

La prima fase dell’adolescenza, detta “preadolescenza” o “pubertà”, proietta il bambino nel difficile dinamismo tipico di questo periodo. È caratterizzata da continue trasformazioni fisiche, sessuali e psichiche che il genitore deve conoscere per poter prevenire le numerose oscillazioni comportamentali che potrebbero far precipitare l’identità psichica del ragazzo – è bene saperlo – anche a livelli di non ritorno alla normalità.

Le trasformazioni fisiche, per esempio, caratterizzano le prime manifestazioni della pubertà e gettano gli adolescenti nel dubbio circa la rappresentazione del loro corpo: si preoccupano delle proprie forme o del proprio viso, molti vivendo lo specchio come fedele compagno.

Le ragazze preadolescenti si comportano spesso come dei ragazzi mancati, manifestano la loro rivalità con l’altro sesso, negano la propria femminilità, cercano di distinguersi dalla madre, sono incapaci di dare connotazioni sessuali a molti dei loro gesti, appaiono più mature dei ragazzi, che considerano con un certo disprezzo.

I ragazzi preadolescenti mostrano comportamenti in cui prevale la regressione puerile, in particolare attraverso giochi di parole e scherzi scurrili, provano un misto di paura e di invidia nei riguardi delle ragazze, che evitano, e si ritrovano tra loro ricercando le situazioni di gruppo che li rassicurano, rafforzano reciprocamente la loro ostilità nei confronti delle ragazze; la relazione con il padre è spesso contrassegnata da una ricerca di complicità nella sottomissione, con la madre rigorosamente a distanza.

Nello stadio dell’adolescenza propriamente detta aumenta nel ragazzo l’intolleranza alle frustrazioni: la stessa aggressività verso un genitore, un parente o un semplice amico è spesso ingestibile, caotica e indifferenziata. L’adolescente in questa fase sente forte il problema dell’identità: il suo aspetto fisico, i suoi difetti e i suoi limiti sono sottoposti ad una continua forma di sperimentazione che non conosce tregua, le sue paure sono nascoste da quello che possiamo definire un “andazzo frenetico alla moda”, i suoi sfoghi creativi diventano moti fanatici, la ricerca di soddisfazione è spesso più fonte di crisi che di piacere. Il sensibile odio per i genitori, da cui poco prima dipendeva, è vissuto adesso in maniera ossessiva, quale atteggiamento di ripulsa manifestamente cattivo.

Angela, 12 anni, in un disegno in cui le si chiede di disegnare un personaggio femminile raffigura un'immagine femminile ideale, completamente diversa da sé stessa. La dovizia di particolari e lo squisito accostamento di colori segnano in lei una fase in cui dà molta importanza al fisico e ascolto attento all'emozione.

Angela, 12 anni, in un disegno in cui le si chiede di disegnare un personaggio femminile raffigura un’immagine femminile ideale, completamente diversa da sé stessa. La dovizia di particolari e lo squisito accostamento di colori segnano in lei una fase in cui dà molta importanza al fisico e ascolto attento all’emozione.

La stessa Angela nel disegnare un personaggio maschile raffigura l'uomo ideale che vorrebbe avere (così dice mentre disegna). Anche in questo disegno si cimenta nel dotare il personaggio in particolari, colori ed espressioni e tramite esso esprime tutto il fascino sessuale tipico della sua età.

La stessa Angela nel disegnare un personaggio maschile raffigura l’uomo ideale che vorrebbe avere (così dice mentre disegna). Anche in questo disegno si cimenta nel dotare il personaggio in particolari, colori ed espressioni e tramite esso esprime tutto il fascino sessuale tipico della sua età.

Ed è proprio ai genitori che gli adolescenti con il loro continuo atteggiamento di sfida sembrano voler dire: “Ma non capite che soffriamo di una crisi di identità? Noi la viviamo intensamente e se voi non la capirete da soli, ve la faremo capire noi. Spaventandovi.”.

Domenica, 11 anni, nel disegno della sua famiglia dimentica di disegnare sé stessa, mostrando così una notevole  aggressività verso il suo nucleo familiare, ma soprattutto verso sua madre che situa su di un piedistallo. L'aggressività è espressa perfino verbalmente, durante l'esecuzione del disegno. Il disegno rivela la presenza di nuclei edipici non risolti (il padre sembra adorare solo la madre), una rivalità fraterna manifesta (piccole dimensioni dei fratelli), il tutto contornato da un'assai probabile incomunicabilità.

Domenica, 11 anni, nel disegno della sua famiglia dimentica di disegnare sé stessa, mostrando così una notevole aggressività verso il suo nucleo familiare, ma soprattutto verso sua madre che situa su di un piedistallo. L’aggressività è espressa perfino verbalmente, durante l’esecuzione del disegno. Il disegno rivela la presenza di nuclei edipici non risolti (il padre sembra adorare solo la madre), una rivalità fraterna manifesta (piccole dimensioni dei fratelli), il tutto contornato da un’assai probabile incomunicabilità.

Osservando questi ed altri comportamenti non si deve trascurare che è essenziale per l’adolescente avere un modello dagli ideali autentici e forti – è molto più efficace un genitore con un atteggiamento primitivo ed energico che un genitore insignificante dall’atteggiamento passivo-recettivo – e che spesso la generazione più adulta – genitore, insegnante, cittadino – ha scarsa coscienza della necessità cruciale di assumersi la responsabilità di incarnare modelli positivi: prevale il classico rifiuto, che a buon diritto si può appunto definire “adolescenziale”!

Caterina, 13 anni, nel disegnare un personaggio maschile, che poi definirà come la caricatura di suo padre, raffigura aspetti bizzarri, ma tra il serio e il faceto con l'assenza dei piedi la ragazza vuole simboleggiare la mancanza nella figura maschile di un principio di realtà.

Caterina, 13 anni, nel disegnare un personaggio maschile, che poi definirà come la caricatura di suo padre, raffigura aspetti bizzarri, ma tra il serio e il faceto con l’assenza dei piedi la ragazza vuole simboleggiare la mancanza nella figura maschile di un principio di realtà.

Ancora Caterina. Stavolta disegna un personaggio femminile, che poi definirà come la caricatura di sua madre, e lo raffigura in abito da sposa. Tutto un parlare ironico accompagna la realizzazione di questo disegno: questa donna per poter crescere deve risposarsi.

Ancora Caterina. Stavolta disegna un personaggio femminile, che poi definirà come la caricatura di sua madre, e lo raffigura in abito da sposa. Tutto un parlare ironico accompagna la realizzazione di questo disegno: questa donna per poter crescere deve risposarsi.

Questi giovani adolescenti, in fondo, sembra che non abbiano bisogno di modelli: né del ruolo genitoriale, né di quello scolastico, né a momenti di una scelta eterosessuale, e men che meno dello psicologo. Alcuni di questi giovani si sentono così sani e inattaccabili che quand’anche si avvicinano ad un consulto clinico sembrano solo interpretare il “ruolo di paziente” che è stato affidato loro dai genitori: si tratta di una corazza, con cui hanno abilmente rivestito lo psichismo, che nasconde l’immensa fragilità che vive chi teme di perdere integrità e autonomia del proprio Io.

Aldo, 13 anni, nel disegnare un personaggio maschile che dice essere l'immagine fantasiosa che ha di sé stesso: si fascia in una maschera e non fa emergere nulla del suo vero corpo.

Aldo, 13 anni, nel disegnare un personaggio maschile che dice essere l’immagine fantasiosa che ha di sé stesso: si fascia in una maschera e non fa emergere nulla del suo vero corpo.

Andrea, di 12 anni, disegna un discobolo e commentandolo dice di voler somigliare proprio a lui. Vuol evidenziare che ha bisogno di un corpo in tensione come quello del discobolo. Una cosa è certa: lui disegna il discobolo in senso inverso, ossia sulla sinistra. In questo senso egli esprime una certa insicurezza e una sottile paura verso una forza che non sente nel profondo di possedere.

Andrea, di 12 anni, disegna un discobolo e commentandolo dice di voler somigliare proprio a lui. Vuol evidenziare che ha bisogno di un corpo in tensione come quello del discobolo. Una cosa è certa: lui disegna il discobolo in senso inverso, ossia sulla sinistra. In questo senso egli esprime una certa insicurezza e una sottile paura verso una forza che non sente nel profondo di possedere.

Si può dire che l’Io di ogni adolescente si senta minacciato quando non ha modelli in cui potersi rispecchiare: la famiglia funziona nello scenario psichico del ragazzo solo quando gli propone un “Io di gruppo” forte – cioè costante, continuo e coerente – che dia sostegno al suo narcisismo.

Claudio, di 12 anni, disegna la sua famiglia creando nello scenario familiare molta continuità: tutti sono al mare, tutti in costume da bagno, tutti posizionati nella stessa direzione (effetto fotografia), tutti con gli stessi sandali da mare. Un movimento uniforme parte dal padre ed arriva alla madre attraversando i figli.

Claudio, di 12 anni, disegna la sua famiglia creando nello scenario familiare molta continuità: tutti sono al mare, tutti in costume da bagno, tutti posizionati nella stessa direzione (effetto fotografia), tutti con gli stessi sandali da mare. Un movimento uniforme parte dal padre ed arriva alla madre attraversando i figli.

Non così per Angela di anni 12 la cui famiglia sembra costituita da sorella-madre-Angela, mentre il padre, distante dalla traiettoria emozionale di gruppo, sembra far coppia con il cane.

Non così per Angela di anni 12 la cui famiglia sembra costituita da sorella-madre-Angela, mentre il padre, distante dalla traiettoria emozionale di gruppo, sembra far coppia con il cane.

La scuola agisce efficacemente solo se rappresenta un contenitore stabile e compatto, ossia se vi prevale un clima fatto di regole condivise da tutti coloro che ne fanno parte, favorendo nel profondo della personalità adolescenziale lo sviluppo di fantasie costruttive, del tipo “l’unione fa la forza”, che nutriranno in senso narcisistico la sua magra personalità. Una scuola con contenitore “a colabrodo”, ove ognuno fabbrica proprie regole per il proprio soddisfacimento, divora il ragazzo favorendo fantasie del profondo cannibaliche, distruttive e castranti – alla “Si salvi chi può!”, “Non riusciamo in nulla. Tanto vale che…”, “Tanto non siamo buoni a nulla!” – danneggiando gravemente il suo narcisismo di vita, con via libera al narcisismo di morte.

Marco, di 12 anni, disegna i suoi insegnanti.

Marco, di 12 anni, disegna i suoi insegnanti.

Elisabetta, di 12 anni, disegna i suoi insegnanti.

Elisabetta, di 12 anni, disegna i suoi insegnanti.

Federica, di 12 anni, disegna i suoi insegnanti.

Federica, di 12 anni, disegna i suoi insegnanti.

Marco, Elisabetta e Federica, di 12 anni, tre compagni di classe in seconda media e Gianni, di 11 anni, in prima media, nel disegno del gruppo degli insegnanti raffigurano lo stesso insegnante, che per loro rappresenta un modello, ed in particolare la pipa dell'insegnante (naturalmente non fumata in classe) viene evidenziata con accuratezza, quale segno tangibile di maturità. Tutti raffigurano il professore sul lato sinistro del foglio, quasi a volersi sentire rassicurati verso antiche paure, e riferiscono apertamente che da questo insegnante si sentono seguiti e amati.

Marco, Elisabetta e Federica, di 12 anni, tre compagni di classe in seconda media e Gianni, di 11 anni, in prima media, nel disegno del gruppo degli insegnanti raffigurano lo stesso insegnante, che per loro rappresenta un modello, ed in particolare la pipa dell’insegnante (naturalmente non fumata in classe) viene evidenziata con accuratezza, quale segno tangibile di maturità. Tutti raffigurano il professore sul lato sinistro del foglio, quasi a volersi sentire rassicurati verso antiche paure, e riferiscono apertamente che da questo insegnante si sentono seguiti e amati.

Non così per Mattia, di 12 anni, che nel disegno del gruppo degli insegnanti raffigura gli insegnanti in atti bizzarri e con atteggiamenti narcisistici intensificati e di profonda regressione: egli cerca probabilmente di segnalare che vive in un mondo scolastico caotico e indifferenziato e che ha bisogno di modelli. Il suo disegno esprime pertanto un tentativo attivo per riconquistare tali modelli.

Non così per Mattia, di 12 anni, che nel disegno del gruppo degli insegnanti raffigura gli insegnanti in atti bizzarri e con atteggiamenti narcisistici intensificati e di profonda regressione: egli cerca probabilmente di segnalare che vive in un mondo scolastico caotico e indifferenziato e che ha bisogno di modelli. Il suo disegno esprime pertanto un tentativo attivo per riconquistare tali modelli.

Se l’adolescente non ha un modello da cui si sente penetrato, e soprattutto protetto e contenuto nel suo narcisismo, andrà incontro ad un mondo fatto di allucinazione, angoscia e ribellione, pur di trovare ciò di cui ha bisogno il suo giovane psichismo.

Questa condizione costituisce il terreno ideale per quei fenomeni che potremmo tentare di definire come “oggetticidio”, in cui l’adolescente, in preda a maree sessuali e attraversato dal flusso e riflusso degli investimenti legati ai suoi desideri, deciderà in un lampo accecante di “uccidere” – simbolicamente (!): nel senso di “separarsene emozionalmente” – tutti quegli oggetti:

  • che non costituiscono un modello;
  • da cui non si sente sedotto;
  • con cui non riesce a gestire nessun tipo di rapporto.

prediligendo solo l’essere in sé stesso o con quelle persone che rispecchiano il suo mondo interno.

Un ragazzo vive la voglia di separarsi emozionalmente dalla madre quando quest’ultima non ha:

  • una sana capacità di sperimentare lei stessa il piacere e di tollerare la frustrazione e il dolore;
  • una buona capacità di controllare in suo figlio/a le emozioni, i gradi di impulsività, i comportamenti autodistruttivi, le tendenze suicide, la disorganizzazione emotiva, mediante un dialogo interiore ed intrapsichico con sé stessa e poi con il figlio/a.

Non contribuisce ad un sano sviluppo adolescenziale una madre che si presenta come “madre martire”, con drammatiche manifestazioni di pietà verso sé stessa e continuo richiamo al tema del sacrificio, opprimendo il figlio (o la figlia) con le proprie ferite reali o immaginarie, ma in ogni caso esasperate, e ricordando di continuo tutto ciò che ha fatto per lui. Ancora peggio, una “madre simbiotica” tratta il figlio come mera estensione della propria personalità e non come una persona a sé stante.

Se il ragazzo prende sul serio queste manifestazioni materne sarà oppresso dal senso di colpa e tenterà di espiare con un comportamento propiziatore o addirittura restando vicino alla madre per compensarla del suo presunto sacrificio, così restringendo sensibilmente le proprie possibilità di sviluppo verso l’autonomia.

Un figlio cercherà di separarsi emozionalmente dal padre quando quest’ultimo:

  • non ha stima e fiducia in sé ed un’emozione ricca e profonda;
  • non mostra verso di lui spontaneità, stabilità, adeguatezza, capacità di identificarsi e di condividere le esperienze, specie se negative;
  • promuove in lui un adattamento alla realtà esterna, dando un’esatta percezione ed un controllo dell’esperienza reale.

Non è positivo per lo sviluppo dell’adolescente un padre presente solo fisicamente, ma che “quale padre” è invece assente. Non lo è neanche un padre psichicamente sofferente, che torna a casa stanco e ansioso dopo il lavoro quotidiano e che per scaricare le sue tensioni ha bisogno di essere coccolato e vezzeggiato dalla moglie, provocando così nel figlio un irritato rifiuto verso la sua persona. Le situazioni peggiori, in questo caso, vedono un padre scarsamente soddisfatto del rapporto coniugale che trasferisce il proprio rifiuto nei confronti della moglie direttamente sul figlio o, ancora peggio, un padre che dopo la separazione dalla moglie è così aggressivo con lei da spostare questo sentimento sul loro figlio, rifiutandolo e perdendo i contatti con lui.

Riuscire a non mettere in moto l’oggetticidio verso i modelli genitoriali è la prima parte di un processo di crescita positivo in un adolescente: egli mediante buone identificazioni in essi rafforzerà l’accrescimento della funzione sintetica dell’Io, avendo così ottime chance di dare vita ad una buona rappresentazione del Sé. È proprio per questo che “per non perdersi nel cinismo o nell’apatia, i giovani debbono in qualche modo riuscire a convincersi che coloro che hanno successo nel mondo degli adulti che li attende hanno per ciò stesso il dovere di essere i migliori” (E. Erickson, 1999).

Riferimenti bibliografici

Erikson, E. H. (1999). Identity Youth and Crisis (New York: W. W. Norton & Company, Inc., 1968). Trad it. Gioventù e crisi d’identità (Armando, Roma 1999).

5 commenti

  1. Armando
    Pubblicato il 21 settembre 2008 alle ore 18:50 | Permalink

    Secondo me l’adolescenza dovrebbe essere il periodo di tempo per girovagare senza uno scopo preciso, alla ricerca di ogni sorta di amici, con finalità sociali, intellettuali e sessuali, per esplorare e sperimentare senza pensare alla riuscita, al successo.
    Questo articolo mi fa pensare che i genitori dovrebbero prima di tutto considerare che l’adolescente è colui che sta crescendo, lascia la casa per vedere il mondo, senza però abbandonarla definitivamente.
    Se allora i genitori faranno il loro dovere, il ragazzo sceglierà i suoi amici, chi essere e inizierà a nutrire desideri per il suo futuro. E forse così che l’adolescente non si perderà in un modello, tipo un inutile personaggio televisivo, ma inizierà ad acquistare quella giusta forza che lo porterà ad essere come il David pronto a sfidare Golia.

  2. Carmen DLV
    Pubblicato il 27 settembre 2008 alle ore 11:14 | Permalink

    Come mamma di un figlio adolescente, ho vissuto in prima persona i cambiamenti ai quali lui è andato incontro in questi ultimi tempi e quello che più mi ha colpito in questo articolo, è stato il concetto di “corazza” nella quale molti adolescenti sono estremamente abili nel nascondere la loro fragilità. Spesso noto come sia difficile per un adolescente far fuoriuscire questa fragilità che probabilmente è rimossa dai genitori stessi che non amano fare un’autocritica che potrebbe risultare troppo gravosa per loro.
    Questa ansia genitoriale di non riuscire spesso ad entrare nel mondo emozionale del proprio figlio (e probabilmente anche nel proprio mondo interiore) è spesso, haimè, come spesso oggi accade, soffocata da tanti oggetti, quali possono essere una play station, una moto,un pc, un viaggio, come tante altre situazioni che possono essere inautentiche e dietro le quali il genitore spesso si nasconde e placa i suoi sensi di colpa. E così gli adolescenti diventano sempre più aridi, pensando che forse è un mondo consumista quello in cui debbono riconoscersi.Sarebbe terribile per un genitore scoprire un giorno che dietro una apparente normalità, in realtà il proprio figlio si è distaccato emozionalmente da lui e forse non glielo comunicherà mai perchè evidentemente non hanno mai avuto un dialogo interiore. “Ai figli regalate relazioni invece di oggetti”.

  3. Carmen
    Pubblicato il 1 ottobre 2008 alle ore 23:24 | Permalink

    Mi ritrovo nelle paure nascoste dietro la moda e le marche, anche ripensando a disegni fatti da bambina. Penso che l’Io di gruppo fornito dalla famiglia sia fondamentale per costruire un narcisismo sano, e che faccia disastri quando somministrato a singhiozzo. Ho molte, purtroppo troppe immagini personali e collettive che si associano al padre che torna stanco e alla madre martire. La sola coscienza di queste implicazioni psichiche per l’adolescente farebbe fare passi avanti nelle relazioni genitori-figli.

  4. Donatella
    Pubblicato il 21 ottobre 2008 alle ore 18:55 | Permalink

    Credo che un adolescente debba esser lasciato libero di fare esperienza, non necessariamente distaccandosi fisicamente dai genitori, ma iniziando a sentire i propri cambiamenti emozianali, fisici e psichici, come un qualcosa di nuovo che gli permette di determinare la propria vita nella scelta del proprio modo di essere. Il limite dei genitori deve essere sempre fermo, e non nel senso di proibizione, né tantomeno di intrusione, ma di contenimento. Spesso la voglia di fare, i pensieri di un adolescente sono talmente grandi e disorganizzati che la necessita di una famiglia che lo supporti in questa organizzazione è fondamentale, ed il bisogno è imprescindibile.
    Credo che soprattutto in questa età di sviluppo la madre o il padre non debbano farsi confidenti, o amici del figlio/a, mentre mi rendo conto, anche dai disegni proposti, che molto spesso è l’immaturità dei genitori, il loro voler rivivere la propria adolescenza ‘perduta’(e aggiungerei anche infanzia, pubertà etc…) in quella del proprio figlio/a, a rendere disorientati i ragazzi. Oltre a madri martiri e simbiotiche, credo che ci siano molte madri bambine-ragazzine che non hanno assolutamente la capacità di guardare con orgoglio la propria figlia che cresce, che ‘sboccia’ trasformarmandosi in donna, che vuole vivere il proprio narcisismo di vita, ma, al contrario, ‘si conciano’ tanto da sembrare sempre più … della figlia!!!
    Credo che questo possa portare, come nei disegni, le adolescenti a disegnare se stesse come la propria madre, nell’incapacità di essere se stesse e da esse distinte.
    Il vero pericolo in realtà non sono le marche o gli attori o i personaggi televisivi, ma i genitori con le loro problematiche, i loro desideri interni irrisolti, che inevitabilmente si riversano come una cascata sui figli!

  5. Pubblicato il 24 agosto 2012 alle ore 0:37 | Permalink

    E’ proprio durante l’adolescenza di mia figlia che mi sono convinta delle riflessioni fatte in questo articolo sull’intolleranza alle frustrazioni come la stessa aggressività verso un genitore. Mi sento più tranquilla nel sapere che é normale un odio sensibile verso i genitori da cui prima dipendeva …mia figlia sente molto in questa fase il problema dell’identità e sperimenta in continuazione il suo aspetto fisico con pircing, estensori dell’orecchio, tagli e colori strani nei capelli proprio un vero “andazzo frenetico alla moda”…grazie per le illuminazioni da questo articolo

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