La povertà dell’Io

L'opera di Magnus Enckell dal titolo 'Ragazzino davanti a un teschio', del 1893.

L’opera di Magnus Enckell dal titolo ‘Ragazzino davanti a un teschio’, del 1893.

Crescere per trasformarsi in persona adulta significa lasciare dietro di sé o eliminare parte di ciò che ha costituito il bambino e diventare per molti aspetti qualcun altro: non tutti diventano veramente adulti e questo è dovuto alla povertà dell’Io.

Proprio come il bambino attribuisce al padre la responsabilità di tutte le sue inevitabili privazioni, angosce e sofferenze, così la maggior parte degli individui con un “Io povero” – infelici, sfortunati o falliti – cerca frettolosamente qualche capro espiatorio che tolga loro ogni responsabilità.

I nazisti con il loro Io povero avevano elaborato un meccanismo paranoide particolarmente astuto, e dal loro punto di vista di grande successo: per riuscire a rimanere infantili asserirono con la forza che l’esistente era stato avvelenato da un gruppo malvagio di persone, gli appartenenti alla razza ebraica. Le conseguenze della loro affermazione hanno fatto inorridire il mondo.

La povertà dell’Io crea nell’individuo una profonda disperazione: in molti casi però questa non viene percepita dall’individuo stesso e viene prontamente coperta con uno stato di esaltazione, che genera spesso una caratteristica tendenza a forme di violenza.

Chi in tutto il mondo ha speculato e continuerà a speculare finanziariamente scommettendo perfino sul prezzo dei cereali – ad esempio con i famigerati contratti future – ha contribuito ad un’escalation dei prezzi che negli ultimi due anni ha affamato almeno cento milioni di persone, incurante dei tre milioni e mezzo di bambini che ogni anno muoiono di fame. E sta dalla stessa parte degli spietati signori della guerra e dei trafficanti di armi, che scorazzano indisturbati in molti paesi del terzo mondo.

Possono essere molto diversi tra loro i poveri dell’Io.

Un Io non povero è l’Io di una persona adulta: essere veramente adulti significa saper accettare i limiti che un’esistenza impone.


Con questo post Ri-vivere partecipa al Blog Action Day 2008, dedicato al tema della povertà.

3 commenti

  1. Armando
    Pubblicato il 19 ottobre 2008 alle ore 18:50 | Permalink

    Nella Boheme di Puccini il protagonista canta “in povertà mia lieta, vivo da gran signore…ma l’anima ho milionaria!”.
    Persone con un Io povero, per rimanere bambini, si sono inventate il diritto di “chiedere”, “pretendere”, vale a dire “succhiare il sangue” per continuare in eterno a chiedere il loro giocattolo da usare e poi rompere.
    Forse solo chi diventa adulto è in grado di “creare” o “dare un contributo” all’ambiente circostante.
    Non a caso il protagonista della Boheme è un poeta…

  2. Donatella
    Pubblicato il 21 ottobre 2008 alle ore 19:26 | Permalink

    Quest’articolo è di una incisività formidabile!
    Il concetto di Io povero può entrare nella storia, identificare le esperienze delle persone e determinare le azioni sociali, …senza che nessuno se ne renda conto.
    Bisognerebbe comprendere che non si può essere coperti eternamente, come quando si era protetti dalla propria madre, e mi rendo conto che la corsa sfrenata a questa copertura, il narcisismo senza fine che fa sembrare le persone sicure, troppo sicure, in realtà nasconde una grande povertà dell’Io.
    Ormai, nella società odierna, tutti sanno tutto e lo impongono agli altri. Solo un Io forte è capace di ammettere di non sapere nulla e di difendere ciò impara attraverso un umile approccio all’esperienza e alla conoscenza.

  3. Juanita
    Pubblicato il 6 novembre 2008 alle ore 12:21 | Permalink

    Fin quando non capiremo che siamo noi a costituire un mondo fatto di un “Io povero” aiutati anche dalle tremila chance che la società ti offre, allora non mi spavento nel dire che quell’ ideologia così terribile e disumana del nazismo può essere, in forma diversa e più subdola, già intorno a noi.
    Per questo motivo un individuo , sin dalla sua più tenera età, dovrebbe allenarsi a saper costituire un “Io forte” grazie ad un allenamento che i genitori hanno saputo dare.
    Ma questi genitori lo sanno dare? Sono consapevoli di questo?

    O anche loro sono intrappolati nella grande ragnatela sociale!

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