Introversi ed estroversi

Durante i lunghi e pazienti anni della sua pratica clinica, Jung notò che per quanto grandi fossero le diversità tipiche dei suoi pazienti, vi erano in loro determinate caratteristiche a seconda delle quali essi potevano venire classificati in due gruppi nettamente distinti l’uno dall’altro: individui con atteggiamento introvertito ed individui con atteggiamento estrovertito.

Egli sottolineò che l’interesse dell’estrovertito si dirige verso l’esterno, ossia verso il mondo degli oggetti, mentre per l’introvertito conta maggiormente l’elemento interno, soggettivo, cioè il proprio mondo interiore. Questa tipologia, spiega Jung, non mira a dare una classificazione esaustiva dell’uomo, ma significa soprattutto per l’individuo una critica del suo atteggiamento cosciente: in qualche misura rappresenta la sua natura permanente senza per questo indicare uno schema rigido. Il tipo di atteggiamento è solo il fondamento generale dell’habitus psichico, è l’armatura o lo scheletro che predomina o modifica l’atteggiamento nei confronti dei contenuti vissuti. Esso si affianca a più funzioni psicologiche fondamentali che, nel corso dell’esistenza, l’individuo sente la necessità di sviluppare.

Le scoperte di Jung, che egli doveva al suo lavoro con pazienti adulti, furono trasferite da F. G. Wickes, psicologa junghiana dei fanciulli, nel trattamento di anomalie e disturbi dell’infanzia. La Wickes era consapevole, comunque, del fatto che occorresse uno studio molto profondo prima di poter stabilire a quale “tipo” appartenesse un individuo, specie se infante.

F. G. Wickes spiega che “esiste una serie di reazioni caratteristiche che rendono impossibile ogni incertezza sul tipo al quale il bambino appartiene in realtà” e che vi sono:

  1. Bambini pronunciatamente estrovertiti: fiduciosi, vivaci, pieni di entusiasmo, con un interesse vivo per ogni cosa nuova. In essi tutto suscita curiosità, ogni cosa va da loro osservata ed esaminata, tendono a comportarsi in maniera battagliera, conquistando con aggressività un posto nell’ambiente in cui si trovano;
  2. Bambini visibilmente introvertiti, riservati e poco socievoli, che rimangono timidi dietro gli altri e non si sentono all’altezza di quanto vi è intorno a loro, anzi si sentono aggrediti da ogni cosa. Se si trovano in un nuovo ambiente hanno bisogno di più tempo per abituarsi. Danno la sensazione che diffidano di tutto ciò che a loro non è familiare e spesso mostrano un aspetto scontroso e se forzati spesso reagiscono con il pianto. Se sorridono, il loro sorriso sembra estraneo alle cose, come il sorriso di uno che ci guarda dall’alto.

Questa distinzione benché chiara, deve essere applicata con prudenza, ossia non bisogna classificare gli atteggiamenti del bambino con eccessiva precipitazione: per esempio un bambino spaventato può essere un estrovertito che sia stato tanto viziato dalla mamma da sentirsi sperduto quando non è più aggrappato alle sue sottane, come similmente, un bambino che ci sembra di modi sciolti e cortesi, può anche esserlo per abitudine ed educazione, perché frequenta molta gente, ed appartenere lo stesso al tipo introvertito.

Secondo la mia esperienza clinica ho spesso constatato che spesso l’interpretazione del disegno infantile, quale mezzo di accesso all’inconscio, permette di identificare tratti di introversione e di estroversione presenti sotto diversi codici.

In situazione clinica, i bambini già nel “modo di fare un disegno” permettono di capire se sono tendenzialmente introvertiti o estrovertiti:

  1. Il bambino introvertito mostra una chiusura in se stesso o un timore esagerato: quando gli si chiede di disegnare prevale molta lentezza, una marcata meticolosità e precisione, una tendenza a non commentare ciò che disegna. Egli ha spesso bisogno di approvazione, di appoggio, di incitamento al coraggio nella riuscita di quello che sta facendo.
  2. Il bambino estrovertito nel disegnare mostra un’eccitazione emotiva, tanta agitazione, spesso disattenzione e aggressività incontrollata, immagina molto, obbedisce all’impulso del momento, ha una volontà tutta sua, commenta e dà un nome a tutto ciò che fa, è spesso distratto da altre cose. Ha bisogno di essere canalizzato verso lo scopo, di essere contenuto nella sua dispersione.

Nella presentazione che segue si è cercato di fare una classificazione tra i tratti sopracitati, cercando di associare ai contenuti del disegno i significati più comuni. È stata seguita una bibliografia valida ed attendibile di autori come C. Baudouin (1954),  G. H. Luquet  (1969),  A. M. Lambert-Farage (1985), Dolto-Marette (1948), L. Corman (1970), D. Passi Tognazzo (1975), A. Oliverio Ferraris (1973),  T. Giani Gallino (2000).

Se in un bambino predominano molti tratti introversi, è necessario portarlo verso un’integrazione dell’estroversione: il genitore o l’esperto deve saper educare lo stesso tratto, così come si educa un istinto. Allo stesso modo occorre comportarsi nella situazione opposta.

Va da sé che il disegno dei bambini, il loro senso dei simboli, la loro possibilità di raffigurazione e l’efficienza grafica varia con l’età e con le loro capacità motorie e intellettive: alcuni di loro sembrano dotati, fin dalla più tenera età, di un talento particolare per esprimersi graficamente, per rappresentare sia la somiglianza con la realtà, sia il movimento, sia la loro vita fantasmatica, ma l’aspetto che più interessa nell’analisi del disegno infantile è il rapporto che lega questa abilità grafica con l’affettività inconscia infantile.

È proprio con questa affettività inconscia trasferita nel disegno e con la competenza di un esperto nel leggere le immagini e saper tradurre con prudenza i significati simbolici, che il bambino può iniziare a riparare ad una dinamica psichica turbata.

L’età dei bambini in cui si possono identificare codici di introversione/estroversione può essere molto diversa: essa può variare dai tre agli undici anni ed oltre, poiché anche gli adolescenti danno molto significato autogeno a quello che disegnano.

Riferimenti bibliografici

Wickes, F. G. (1948). The Inner World of Childhood (New York: D. Appleton & C., 1927). Trad. it.: Il mondo psichico dell’infanzia (Astrolabio, Roma 1948).

1 commento

  1. Pubblicato il 6 aprile 2009 alle ore 15:52 | Permalink

    Sarebbe interessante vedere come e se gli stessi codici si possano applicare ai disegni degli adulti. Magari il risultato sarebbe che adulti apparentemente ‘sociali’ ed estrovertiti sono in realtà il contrario, e hanno solo sviluppato difese senza aver (come si dice nel post) effettivamente riparato ad una dinamica psichica turbata.

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