Il tunnel dell’umiliazione: psicofarmaci e ragazzi

È possibile trasformare l’infanzia in un nuovo target di consumatori di psicofarmaci: questo è il senso dell’articolo “Ritalin: genitori e medici contro” di Claudia Benatti, giornalista e presidente dell’Associazione Vaccinetwork, pubblicato nel supplemento di Medicina non Convenzionale “Salute è” del sempre fecondo e interessante mensile Aam Terra Nuova.

Dice l’articolo: “il Ritalin, un derivato dell’anfetamina che è così passato dalla classificazione di stupefacente a quello di farmaco […] introdotto in Italia dopo aver provocato molte vittime negli Stati Uniti, per curare una sindrome assai discussa, l’ADHD, cioè la sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività. L’aspetto più sconcertante è che la diagnosi viene fatta sulla base delle risposte fornite a domande quali: ‘Il bambino muove spesso mani e piedi?’; ‘Il bambino irrompe spesso nei giochi dei coetanei senza attendere il proprio turno?’; ‘Il bambino spiattella spesso le risposte prima che finiate la domanda?’ e via a seguire”.

Commento questo prezioso spunto da psicoterapeuta infantile.

Bisogna tenere presenti alcune condizioni evolutive proprie dell’infanzia, prima di trattare i bambini-problema con terapie psicofarmacologiche. Riguardo al problema della iperattività, ossia della eccessiva motilità infantile, Anna Freud, in uno dei convegni della Società Psicoanalitica e dell’Istituto Psicoanalitico di New York, svoltosi alla Arden House l’8 maggio 1954, sottolineava che “molta dell’irrequietezza, dell’angoscia e del lamentarsi dei bambini è causata dalle restrizioni poste al loro desiderio di movimento corporeo”.

“Dovremmo fare – continua Anna Freud – l’esperimento di mettere asili e scuole in ambienti senza restrizioni di spazio, e dovremmo provvedere ad ogni tipo di movimento”. Prosegue: “credo che in tali condizioni scopriremmo i bambini estremamente felici, interessati, contenti, facili da trattare e non irascibili, analogamente a come i bambini si comportano sulla spiaggia.” Conclude dicendo che: “circa i bisogni del bambino ho cercato di tenere presenti le conseguenze della restrizione della motilità nei disturbi del sonno, del nutrirsi, dell’attenzione, dell’educazione alla pulizia, etc.”.

L’iperattività è una forma di aggressività che d’altra parte può essere un sintomo di paura. Sarebbe un compito molto impegnativo esaminare tutti i problemi connessi a questa affermazione preliminare, ma in ogni caso è possibile dire, usando concetti di Winnicott, che l’energia istintiva che viene repressa costituisce un pericolo potenziale per l’individuo e la comunità. Partendo da false premesse per le quali un farmaco risulta addirittura necessario per bloccare l’aggressività insita in un comportamento iperattivo, non si darà mai opportuna rilevanza all’elaborazione di una teoria valida per la cura e la prevenzione: essa per essere valida deve considerare che il lavoro terapeutico psicoanalitico con i ragazzi iperattivi e disattenti esiste. Con questi ragazzi siamo in presenza di nevrosi strutturata e la psicoanalisi infantile si impone, ed è suscettibile, così come nell’adulto, di modificarne radicalmente l’organizzazione e di portare a guarigione. Al contrario, l’uso di psicofarmaci si rivela un sistema terapeutico improprio, in quanto se può agire positivamente sul sintomo, in questo caso l’iperattività o la disattenzione, non assicura ovviamente alcuna modificazione dell’angoscia sottesa. Non è escluso che l’angoscia non risolta, anzi coperta dal farmaco, porti questi ragazzi oggi iperattivi e disattenti ad adulti suicidi.

E per concludere le parole di Winnicott – sicuramente trascurabili per chi fa del farmaco non una convinzione ma una convenienza – sono di formidabile importanza: “un bambino che va verso la normalità deve esprimere apertamente i suoi sentimenti distruttivi nei confronti di quelle persone che sono in grado di contenerlo. I genitori ‘sani’ accettano volentieri una certa distruttività nei propri figli, quasi li sentissero più reali nel momento in cui non sono perfetti”.

9 commenti

  1. Carmen B.
    Pubblicato il 6 ottobre 2005 alle ore 9:43 | Permalink

    Questo articolo mi fa rabbrividire. Non tanto per l’indignazione verso le manipolazioni delle case farmaceutiche, (ormai barzelletta di dominio internazionale. Cito a questo proposito un comico americano: il governo non combatte la droga perche’ fa male, ma perche’ fa concorrenza alle SUE droghe…ci propinerebbero farmaci per tutto….uno spot potrebbe recitare:”vai a letto la sera e ti svegli la mattina?…prendi questa medicina: e’ il rimedio per la tua malattia..!!!) insomma, non tanto per le case farmaceutiche, quanto per il pericolo di cadere in paradossi, come quello di dare psicofarmaci a colazione ai bambini iperattivi. Se queste abitudini rischiano di diventare la norma, mi sento parte dell’ultima generazione in grado di fare la differenza tra genitori sani e genitori insani. Chi e cosa puo’ mettere un genitore al riparo dalle inquietanti classificazioni farmaceutiche, secondo cui un medico ha il potere di prescrivere uno psicofarmaco, che fino a poco tempo fa era una droga, al bambino che “muove spesso mani e piedi”? Allo stato dei fatti risponderei l’informazione, dato che prima di apprendere la notizia da questo blog non ne ero al corrente neanch’io. Oppure essere operatori del settore (farmaceutico?!).
    Come individuo posso solo impegnarmi a diffondere e condividere l’informazione, e promuovere il senso critico; ma e’ come comunita’ scientifica che invito chi legge a muoversi in un senso di ricerca del miglior metodo a lungo termine e non del miglior profitto.

  2. Alessandro I.
    Pubblicato il 6 ottobre 2005 alle ore 14:55 | Permalink

    Non voglio aggiungere altro a questo chiarissimo e durissimo post egregiamente scritto dalla Dott.ssa Tarantini, che sia da spunto di riflessione per tanti genitori superficiali.
    La comprensione degli effetti che determinate terapie farmacologiche possono arrecare alla salute dei bambini e ragazzi è di vitale importanza per far cessare definitivamente l’attività di questi “mercanti di morte”.
    (ore che mi querelino pure!)

  3. tiziana
    Pubblicato il 10 ottobre 2005 alle ore 11:09 | Permalink

    Dedicato a chi dei figli fa “tappabuchi” della propria vuota esistenza… e ad una società che non dà più spazi da vivere e condividere, costringendo bambini che un tempo avrebbero trascorso il tempo a correre all’impazzata, a scalciare irrequieti su una sedia invasati ed eccitati davanti ad una play station…
    Se la farmacologia avanza fino a questo punto c’è solo da aver paura, per contro un buon modo di combattere la paura mi sembra essere la cultura e l’informazione… o siamo tornati al medioevo???
    Forme di cultura come quella psicoanalitica dovrebbero essere il pane quotidiano di novelli e ormai stagionati genitori per non lasciarsi sopraffare dall’ignoranza e le sue tragiche conseguenze ( la storia insegna a chi non soffre di amnesia…)…

  4. JACK
    Pubblicato il 10 ottobre 2005 alle ore 23:54 | Permalink

    NELL’ASILO INFANTILE DI MIO FIGLIO C’ERA UNA MAESTRA CON VENTICINQUE BAMBINI A CLASSE, LA STESSA DISSE CHE ERA SOTTOPAGATA IN BASE AL SUO LAVORO, FACEVA QUELLO CHE POTEVA.
    LA SCUOLA MATERNA ERA ALTRESI’ ‘ DIRETTA DA SUORE IL QUALE SI PREOCUPPAVANO DI ESSERE PAGATE IL PRIMO DEL MESE.
    LA POVERINA FACEVA QUELLO CHE POTEVA, SI PREOCCUPAVA DEI MIGLIORI, EMARGINANDO I MENO MIGLIORI, MI DISSERO CHE IN UNA SCUOLA MATERNA STATALE CIO’ NON SUCCEDEVA, IN QUANTO SI DOVEVA CORRERE A LIVELLI DI PROGRAMMAZIONE CON STANDARD EUROPEI.
    STO PARLANDO DI UNA FORMA DI IPERATTIVITA’ DI MIO FIGLIO, SI MUOVEVA IN CONTINUAZIONE, VOLEVA PARLARE TROPPO MA ALLA FINE NON SI SPIEGAVA, LA SITUAZIONE DELLA MAESTRA NEI CONFRONTI DI MIO FIGLIO ERA CATASTROFICA E IRREALE LA QUALE PRENDEVA LE SUE DISTANZE.
    IN TUTTI GLI ANNI DI ASILO NOTAVO LA FREDDEZZA DELLA MAESTRA NEI CONFRONTI DI MIO FIGLIO ED ALTRESI’ LA FREDDEZZA DI MIO FIGLIO NEI CONFRONTI DELLA MAESTRA E DELLA SUORA , SEPPUR INVITANDOLO A SALUTARE SI OSTINAVA E LA MAESTRA SI INDISPETTIVA.
    NEGLI ULTIMI MESI DI ASILO LA MAESTRA CONSIGLIO’ UN SOSTEGNO ANDAI A UN CONSULTORIO, LA QUALE DIRIGENTE (NEUROLOGA) FECE UNA DIAGNOSI SCHIZOIDE PREMETTENDO GIA’ DEI PSICOFARMACI.
    IN ULTIMA ANALISI CINQUE O SEI INCONTRI DI 45 MINUTI CON LA LOGOPEDISTA, PERSONA DOTATA DI UNA GRANDISSIMA DOLCEZZA E RELATIVO STAFF COMPRESO GLI INSERVIENTI, DIEDERO LA RISOLUZIONE TOTALE A MIO FIGLIO, NON AVEVA BISOGNO DI NIENTE.
    CAPII IL RISENTIMENTO CHE AVEVA NEI CONFRONTI DELLA MAESTRA, LA QUALE AVEVA PRESO IN BRACCIO PER ANNI SOLO BAMBINI PER LEI MERITEVOLI.
    FORSE SONO USCITO UN PO’ DAL PROGRAMMA DI CUI SOPRA O FORSE VI HO UN PO ANNOIATO CON STORIE PERSONALI, MA COMUNQUE A VOLTE BASTA POCO PER CURARE UN BAMBINO, UN PO DI DOLCEZZA E UN PO DI DIALOGO.

  5. Daniele
    Pubblicato il 12 ottobre 2005 alle ore 11:52 | Permalink

    Da medico ciò che mi piace sottolineare di questo splendido post è la necessità di lavorare insieme fra medici e psicologi, cercando di condividere il più possibile le proprie conoscenze scientifiche e cliniche per indirizzare la terapia verso soluzioni non farmacologiche; una terapia compartamentale DEVE diventare il primo approccio terapeutico al paziente malato. I farmaci vanno usati come seconda scelta e comunque sempre associati ad una terapia psicologica o meglio ancora psicanalitica. Nella mia esperinza clinica sento infatti sempre più il bisogno di confrontare la mia diagnosi medica con una diagnosi psicologica per avere una strategia terapeutica completa.

    Per quanto rigurda le case farmaceutiche vorrei aggiungere a ciò che ha detto Carmen una denuncia che mi sembra proprio il caso di fare: queste infatti stanno organizzando, aiutati dai media, una tragicomica farsa sul vaccino antiinfluenzale; quest’anno l’hanno prodotto in quantità industriali approfittando della paura per l’influenza aviaria (paura fomentata guarda caso dai media, che campano anche con i soldi della pubblicità di queste case),il fatto è che se mai questa dovesse diventare una pandemia (poco probabile) non sarebbe certo bloccata dal vaccino contro il virus influenzale di ottobre (che poi non è neanche il virus che girerà questo inverno, perchè si sarà già mutato!!)!!! mi sa che fa più ridere questo di una la barzelletta..

  6. Rita
    Pubblicato il 13 ottobre 2005 alle ore 15:45 | Permalink

    Leggendo i commenti a questo importante post sento l’esigenza di ringraziare ogni apporto a questi argomenti che ritengo di importanza vitale…
    Ringrazio Jack a cui dico che strorie come queste non annoiano ma sconcertano e insegnano, bisogna avere il coraggio di denunciare chi “spara diagnosi” su bambini inserendosi nel megagiro degli psicofarmaci e i terribili meccanismi che si celano dietro standardizzate prassi mediche…
    Curare con la coscienza e la parola è l’unica strada…

  7. AngeliKa
    Pubblicato il 17 ottobre 2005 alle ore 9:42 | Permalink

    Questo articolo lo dedicherei anche a quei genitori che somministrano valanghe di farmaci ai propri figli quando questi presentano lievi sintomi influenzali e ricorrono così, senza neanche consultare il medico, ad antinfiammatori quali la tachipirina che viene addirittura usata come “prevenzione” nel caso in cui il bambino si sveglia al mattino un pò raffreddato. Se poi nel corso della giornata il raffreddore è accompagnato da una lieve febbre, la terapia viene prontamente intensificata e a quel farmaco ne vengono associati altri più “specifici” che a lungo andare rendono il bambino sempre più vulnerabile alle malattie influenzali e sempre più refrattario alle cure farmacologiche.
    Questa mentalità che appartiene a molti genitori, è spesso supportata da medici pediatri che prescrivono farmaci come fossero caramelle…e i genitori poi tornano a casa soddisfatti…
    Se oltre al raffreddorre il bambino dovesse presentare anche problemi legati all’iperattività allora è fatta, c’è sempre il Ritalin!! E c’è chi è ancora convinto che abitare nei paesi industrializzati ed evoluti porta solo a tanti vantaggi e a tante soluzioni facili ed immediate..

  8. juanita
    Pubblicato il 25 ottobre 2005 alle ore 3:22 | Permalink

    Mi rendo conto che in una societa’ globalizzata, standardizzata,dove tutto deve essere sotto controllo,vedere un bambino che esce fuori dagli schemi deve risultare qualcosa di veramente anomalo.

    Ho sentito spesso parlare di questi psicofarmaci che servirebbero a tenere sotto controllo la “iperattivita’ ” dei bambini, e mamme che vedono in questi, la soluzione migliore, ne parlano come se fossero l’ultima moda da seguire.
    La soluzione migliore? O la piu’ conveniente? Forse e’ anche la soluzione piu’ veloce, piu’ comoda che elimina qualsiasi senso di responsabilita’ e di colpa al genitore, delegando ad un farmaco di provvedere alla salute mentale di suo figlio, trattando il tutto come una comune febbre o malattia infantile dove basta dare una pillolina e tutto si risolve. E’ pratico, veloce e il genitore ne esce fuori con la coscienza pulita.
    Non parliamo poi dei medici che alle debolezze, superficialita’ di un genitore immediatamente prendono il sopravvento proponendo nuovi medicinali, nuovi anestetizzanti della coscienza.

  9. rosa
    Pubblicato il 23 novembre 2005 alle ore 14:08 | Permalink

    tutti questi commenti mi lasciano perplessa perche parlano di farmaci come caramelle nei riguardi dei bambini con indignazione,fin qui ci siamo.La cosa che mi sciocca é questa apparente sorpresa;personalmente nn sono sorpresa di tutto cio perche era inevitabile che in un contesto in cui se mi fa male la testa mi prendo l’aulin,vado dal medico che dopo avermi chiesto quali sono i sintomi mi da un farmaco,vado in ospedale perche ho l’asma e mi danno ansiolitici perche é un attacco D’ansia.Con questo voglio affermare che non deve scandalizzare se il problema si sia profuso anche ai bambini. per quanto concerne l’iperattivia io credo che le restrizioni di cui parlava anna freud si sono convertite in troppa liberta per cui il bambino che ha tremila cose d rincorere ha un aumento di adrenalinae quindi un sovraccarico di energie che nessuno gli insegna ad incanalare

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