Il colore nel disegno infantile e adolescenziale

Il colore, più della forma, è puro linguaggio emotivo che permette di evidenziare aspetti psichici – altrimenti insondabili – dell’inespresso e dell’inesprimibile.

Ragazzi che dimostrano, per esempio, di aver raggiunto un livello adeguato nella propria strutturazione del disegno non sempre e non necessariamente utilizzano colori consoni allo stadio evolutivo raggiunto.

Al contrario, adolescenti che mostrano evidenti difficoltà nella strutturazione di forme possono manifestare attraverso l’utilizzo del colore capacità organizzative non pensabili.

Il colore usato nel disegno diviene simbolo che assurge a significati universali, inconsci, arcaici, ed esprime le emozioni profonde dei ragazzi.

Il colore rappresenta l’unico ponte, che permette di stabilire una comunicazione reale con i ragazzi, che li aiuta ad un ritorno all’immaginazione, al fantasticare e al creare.

Luca, 12 anni, disegna la sua famiglia

Luca, 12 anni, proviene da una famiglia i cui genitori dopo litigi violenti hanno deciso di separarsi. Questa situazione ha prodotto su di lui ansie depressive e fobiche e nel suo disegno tenta tramite il colore di riunificare la famiglia, almeno nella propria memoria affettiva.

Spesso adolescenti incapaci di esprimere con parole qualcosa di doloroso, riescono a farlo con l’utilizzo dei colori nel disegno*.

Tutto ciò può rappresentare un terreno fertile per lo sviluppo non solo della dimensione cognitiva, ma anche della crescita e dell’ampliamento della sfera affettivo-istintuale.

L’uso del colore può facilitare nei ragazzi la percezione e la comprensione della realtà in modo creativo e propositivo che si traduce in comportamenti ed atteggiamenti differenziati, soprattutto davanti alle difficoltà.

Ciò è vero per molti adolescenti, ed in particolare per quelli che si trovano in una fase di crescita, di ampliamento, definizione di sé, dei propri processi emotivi, cognitivi per una ridefinizione che sia anche comportamentale e relazionale.

I colori non sono solo realtà fisica ma anche psichica e nel gioco di luci e ombre si pongono in relazione con l’evoluzione psicofisica dei ragazzi, accompagnando e qualificando i passaggi che la loro psiche compie lungo la strada dell’unificazione, ci introducono nei misteri e nella complessità psichica infantile e adolescenziale, in una dinamica di “positivo-negativo”,“incontro-scontro”, di “armonia-caos”.

Il passaggio dall’uso di un colore ad un altro, la presenza di una luce, di una sfumatura che prima non c’era, può rappresentare come in una metafora, il passaggio, la crescita, la presa di coscienza, il cambiamento avvenuto nei ragazzi durante il loro quotidiano percorso educativo.

Lo sviluppo del colore passa dal periodo dello scarabocchio, in cui rappresenta un interesse e uno stimolo, ad un periodo in cui il colore segue le emozioni (i colori sono tanto più accesi quanto più le emozioni sono forti, a differenza del bambino in età scolare in cui c’è una minor espressività del colore) e non la rappresentazione.

Poi il bambino inizia a mettere in relazione il colore e gli oggetti che raffigura: da prima con degli stereotipi: ad esempio tutti i capelli sono biondi perché la sua mamma è bionda; ciò rappresenta un modo per semplificare – assimilando – una maggiore varietà.

Infine certi bambini non usano il colore e sono spesso bambini non bene adattati, con problemi a stabilire rapporti con l’esterno, mentre coloro che invece usano ripetutamente colori freddi è possibile che abbiano problemi emotivi.

Per interpretare l’uso dei colori bisogna stare attenti al contesto in cui essi si strutturano. Infatti il simbolo del colore cambia di società in società. Nelle religioni occidentali e in quella tibetana il rosso rappresenta le forze del male, l’azzurro la divinità femminile (si pensi alla Vergine Maria), il bianco la purezza (perché origine di tutti i colori). Per le tribù africane invece il rosso significa forza e virilità, il nero non morte ma gioia.

Anna Oliverio Ferraris distingue tra colori caldi (rosso, giallo, arancione) che suscitano attività, eccitazione, serenità, gioia di vivere, impulsività, e colori freddi (verde, blu, violetto) che esprimono invece passività, calma, inerzia, tristezza, malinconia e inducono alla riflessione.

Con l’aiuto di Claudio Widmann analizziamo ed approfondiamo i significati simbolici e psichici propri di alcuni colori.

Il rosso: “fuoco, spirito, scintilla che origina la vita”, colore dell’affettività, delle emozioni: intraprendenza, sofferenza, rabbia, coraggio e volontà di dominare. Simbolo dell’aggressività e dell’ostilità esprime componenti psichiche violente, il ricevere e dare vita, piacere dell’azione e della seduzione.

Il giallo: “colore più prossimo alla luce”, mobilità interiore, intuizione e movimento centrifugo, esplosività pericolosa; distinzione in negativo, evanescenza e illusione. Più del rosso è il colore dell’aggressività, più è puro e più è libertà, attività, cambiamento come bisogno di sviluppo. Può essere associato ai meccanismi psichici della fuga, mutevolezza, a forme patologiche di dissociazione dalla realtà, a sperpero energetico esagerato ed eccessivo. È simbolo della coscienza del Sé, riconoscimento da parte degli altri, del sapersi, conoscersi e percepirsi, dell’intuizione e della rivelazione che però non è mai totale.

L’arancione è preferito da chi possiede spirito vivace, sereno, orientato al positivo, comprende gli aspetti “forti” del giallo e il “calore” del rosso, esprime dinamicità e giocosità della vita, bisogno di rinnovamento psicofisico, ricerca di libertà ed illuminazione spirituale.

Verde: “vita che si perpetua attraverso la generazione”, colore dell’attaccamento alla vita, alla quiete, al desiderio d’immortalità, speranza, apertura sentimentale. È la Natura a cui si tende per recuperare silenzio e distensione interiore. Preferito da chi tiene dentro, frena le proprie emozioni, da chi è fermo, perseverante con forte volontà d’operare, alla ricerca di considerazione, di realizzazione personale tanto da diventare rigido, tortuoso e calcolatore.

Il blu, impenetrabilità misteriosa, “colore d’aria, eternità senza tempo”, energia mentale, pensiero riflessivo, introverso, ragionamento acuto, “freddezza” affettiva, senso morale e controllo razionale. Rappresenta ritiro, desiderio nostalgico di ricongiungimento con il passato, di riposo, di un ambiente calmo che faciliti relazioni tranquille e libere da tensioni. È associato a forme rotonde e movimenti di chiusura ed alla presenza di conflittualità o repressione dei legami affettivi.

Il viola: “equilibrio terra e cielo, sensi e spirito, passione ed intelligenza, amore e saggezza”, razionalità che interiorizza l’emotività, colore della rassegnazione, raccoglimento, espiazione e trasformazione illimitata. Simbolo della sintesi tra opposti psichici, della dialettica maschile/femminile, della natura precaria e poco stabile sembra essere il colore preferito da bambini, donne in gravidanza, minoranze e tossicodipendenti.

Il bianco, “origine di tutti i colori”, fuga, liberazione e libertà, opposizione, difesa affettiva ed emotiva, solitudine e vuoto di chi si trova in un momento di pausa e svuotamento di vitalità, aperto tuttavia alla speranza, a molteplici nuove possibilità, ad un nuovo inizio. Simbolo della coscienza, del Sé, dell’individuo realizzato nella sua totalità, nella sua immagine di perfezione.

Il nero è il nulla, “vuoto che precede la creazione e dello stato psichico che precede la coscienza”, pausa senza speranza, distacco da una certa condizione e passaggio ad un altro livello attraverso il dolore. È completa rassegnazione, depressione, espressione di dolore, sofferenza angosciosa, misteriosa ed inconscia, indice di anaffettività, devitalizzazione e malinconia. Il suo uso frequente nei bambini e negli adolescenti è segno della presenza di paura, angoscia, blocco, forse della rinuncia e della negazione, è indice di disturbi psichici, inibizione affettiva, pulsionalità aggressiva particolarmente vivace, reazioni d’ansia, situazioni depressive e stati di disadattamento affettivi.

Il grigio, “niente di ogni cosa”, quando è scuro rappresenta un groviglio energetico, un blocco psichico, un distacco, mentre argenteo è carico di movimento, propensione all’azione e all’eccitabilità psicofisica. Poco usato perché privo di vitalità, coinvolgimento, risonanza affettiva, immobilità, tendenza depressiva, mancanza di autodefinizione, di gioia del vivere e di una via d’uscita. Chi usa questo colore in modo eccessivo tende a distaccarsi da ogni cosa, non vuole coinvolgersi né avere responsabilità, per proteggersi da influenze esterne e stimoli ambientali.

Marrone: “fuoco e fumo, amore e tradimento”, simbolo materno della materia, delle forme, rigenerazione, corporeità e rilassamento appagante, è associato alla semplicità, alla vita comune, all’abbandono fiducioso, all’introversione, a contenimento, accoglienza e interiorità come segni di rinuncia alla dimensione narcisistica. Rappresenta le sensazioni corporeo-sensuali, la pulsionalità dell’Es, i vissuti regressivi nelle esperienze fisiche.

* È fondamentale sottolineare che per questi e altri casi esposti, i disegni sono test psicodiagnostici che consentono solo un orientamento alla diagnosi, e non la diagnosi stessa.

1 commento

  1. STEFANIA
    Pubblicato il 6 aprile 2011 alle ore 23:52 | Permalink

    OTTIMA DESCRIZIONE DI OGNI SINGOLO COLORE….

    LO VOGLIO INSERIRE NEL MIO BLOG…

    TUTTO TOTALMENTE VERO!!!

    INFINITI COMPLIMENTI!!!

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