Il “cavaliere senza cavallo”: storia di un padre errante

Ambizioni sconfinate, desiderio di dominare o di eccellere, tendenza a fondersi con figure onnipotenti: caratteristiche di un uomo – l’ homme engagé di H. Kohut – che è pervaso da un bisogno irrefrenabile di perseguire obiettivi grandiosi e di fondersi con soli sentimenti di trionfo.

Queste personalità, soprattutto se creatori sociali, immesse in certi strati collettivi orientati al narcisismo patologico (o “narcisismo di morte”, secondo la definizione di A. Green) mostrano un atteggiamento ipocrita verso persone assolutamente normali – che sono tali perché rispondono – prendendone coscienza – alle proprie forze interiori e sono presenti sulla scena della storia come saldi “cavalieri sul cavallo” – considerandole alla stregua di persone “diversamente abili”.

L’esperienza di disgregazione che queste persone producono nei loro figli è un dato estremamente evidente, che essi però trascurano in quanto impegnati a chiedersi: da dove viene questa eccessiva vulnerabilità di mio figlio? Perché ha sempre bisogno di approvazione e di sostegno? Perché questa interazione traumatica con i genitori? Perché questa continua rabbia che porta ad una reazione catastrofica in situazioni banali?

Questi padri sono bravi e capaci di diagnosticare nei figli una grave debolezza dell’Io che minaccia il loro equilibrio psichico. Le cause di tali manifestazioni però saranno sempre cercate altrove da sé, senza tentare – neanche per un attimo – di “patteggiare” con il proprio figlio quel sintomo la cui origine è proprio nell’immagine di un padre che continua ad essere “cavaliere senza cavallo” e sempre troppo orgoglioso dei suoi “gradi fallici” (segno della sua automutilazione psichica) che non gli permettono di tollerare un figlio imperfetto.

5 commenti

  1. Armando
    Pubblicato il 7 luglio 2005 alle ore 12:50 | Permalink

    Non c’è cosa più irritante per un figlio, che avere un padre che non lo ha desiderato così com’è, magari perché egli voleva una bambina o perché il piccolo è nato con una malformazione fisica o un handicap.
    Allora quel che può succedere è vedere questo figlio diventare grande e manifestare lo stesso sintomo ma in modo del tutto amplificato verso un suo figlio o magari nei confronti della società, a causa dell’eterna ferita inconscia che si porta dalla nascita.
    Un tale soggetto diventa intollerante e rancoroso verso qualsiasi persona che non presenti perfezione fisica e intellettuale.
    Si possono al limite vedere casi eclatanti come grandi despota che sono diventati più distruttori che conquistatori e sono stati più temuti che rispettati.
    Una vittima di tale dinamica dovrebbe avere la forza e la fortuna di coscientizzare tale sintomo, che altrimenti si può ripetere di generazione in generazione con intensità crescente, quasi come effetto devastante a catena.

  2. Donatella
    Pubblicato il 7 luglio 2005 alle ore 19:27 | Permalink

    Non c’è cosa peggiore per un figlio-a che avere un padre che dice d’averla desiderata tanto ma alla fine è solo una frase fatta. Parliamo del rapporto padre-figlia, che è ciò che mi interessa…: come fa una figlia ad amare e sentirsi realmente amata da un padre “senza cavallo”? un padre che pensa principalmente a crearsi e vivere il suo mondo sociale demandando alla madre ogni compito, un padre eternamente stanco e con le solite lamentosità… della serie “nessuno mi capisce – nessuno si rende conto di quello che faccio”, e anche la figlia-o più meravigliosa finisce per essere imperfetta, solo perchè troppo autentica, solo perchè se non fosse imperfetta non ci sarebbe nessuno su cui scaricare il proprio nero e si dovrebbe iniziare a guardare se stessi (…impossibile!!!). Credo che il narcisismo patologico sia un qualcosa di cui avere serio terrore.
    Grazie per questo spazio. Donatella

  3. laura
    Pubblicato il 11 luglio 2005 alle ore 17:25 | Permalink

    Leggendo l’articolo ho avuto la sensazione di avere mille pensieri in testa, uno che si affastella sull’altro, ma nessuna percezione del corpo, nessuna consapevolezza del piacere di stare bene nella pelle. Come se questa descrizione mi avesse richiamato un padre cavaliere senza cavallo tutto dedito al lavoro, segretamente innamorato della figlia, ma incapace di dirlo per il semplice fatto che forse non è quel “figlio” che la collettività avrebbe indicato come opportuno!!!
    La mia è storia antica, ma vorrei dire alle attuali madri che dovessero rendersi conto di questi padri “teorici” di infondere loro un bel po’ di percezione della propria imperfezione a suon di ironia, sberleffi e un pizzico di gridassi anzichè idolatrarli come perfettini

  4. francesco
    Pubblicato il 13 luglio 2005 alle ore 13:12 | Permalink

    Meraviglioso impatto con una realtà della quale non è facile prendere coscienza. Ma non se ne può fare a meno se si vuole essere veri e autentici nell’amore verso se stessi e verso gli altri.

  5. Daniele
    Pubblicato il 14 luglio 2005 alle ore 19:40 | Permalink

    Questi padri continuano a vedere la vulnerabilità dei propri figli anche nel momento in cui loro stessi sono diventati i vulnerabili e, forse, affidandosi alla stabilità che i figli hanno acquisito ( dopo anni di lotte interiori contro una disgregazione generata dai loro padri ) si salverebbero dal narcisismo di morte. Il dolore in questo caso è del figlio che sebbene salvo, vivo, integrato si trova ora a capire che solo lui si poteva salvare e che sarà per sempre un uomo salvo, vivo, integro ma solo, una solitudine da cui dovrà trovare le forze per crescere ulteriormente ed evitare il ripetersi della stessa dinamica con i propri figli.
    Non sempre è così perchè purtroppo troppo spesso capita che la disgregazione del figlio è tale da non poter più essere sanata e la storia quindi sarà destinata a ripetersi…..

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