Il bambino picchiato

Usare violenza sul bambino o picchiarlo, equivale sempre e comunque ad abusare di lui. Le conseguenze di questo atto sono gravi e si protraggono per tutta la vita.

Il corpo del bambino conserva dentro di sé l’esperienza dell’aggressività subita, aggressività che l’individuo adulto rivolgerà contro altri individui, e forse principalmente verso i suoi propri figli.

Comunque un bambino picchiato può anche rivolgere l’aggressività che ha ricevuto contro se stesso, sprofondando in crisi depressive, cercando disperatamente aiuto nella droga, ammalandosi gravemente, e in ultimo cercando la liberazione del corpo tramite il suicidio. In ogni caso la crudeltà subita da piccoli annienta il compito biologico che il corpo ha di preservare la vita, ostacolandone il funzionamento.

Nel vissuto dell’adulto picchiato da piccolo prevale la paura e la ricerca ostentata di un amore protettivo e sicuro per tutta la vita: questo perché il cosiddetto amore che il bambino maltrattato ha provato nei confronti dei genitori non è stato un vero amore, ma un legame gravato di aspettative e illusioni, un insieme di legami distruttivi, in cui neanche una auspicabile richiesta di perdono (che spesso non appartiene a genitori violenti) consente alle ferite di rimarginarsi e tanto più di guarire.

È fondamentale capire che chiedere perdono non comporta automaticamente la guarigione dell’offeso e che i genitori che fingono nei sentimenti non possono sentire improvvisamente un bisogno di sincerità o vivere valori come integrità, consapevolezza o responsabilità: per essi è difficile spezzare la coazione a ripetere il comportamento aggressivo, così come liberarsi dal cappio della morale tradizionale, grazie alla quale hanno intrappolato i figli tramite la violenza.

Il bambino picchiato, così come il bambino violentato, vive anche in età adulta la paura del castigo, specie quando, percependo i propri sentimenti di rifiuto che vorrebbe tradurre in parole verso i suoi genitori, continua a sentirsi minacciato dagli stessi i quali si mostrano ancora più aggressivi verso di lui quando esprime una verità mai detta: “Siete genitori del male!“.

La sofferenza provata nell’infanzia può altresì confluire nello sbilanciamento da una parte nell’obbedienza cieca ad una religione, dall’altra in cinismo, ironia, e varie forme di estraneazione da sé, spesso mascherate da tratti filosofici e sociali. Il tratto della violenza infantile è abitualmente messo a tacere con l’aiuto di droghe, sigarette e farmaci: alla fine però inesorabilmente il corpo si ribella, perché, nettamente più veloce della ragione (che si attarda grazie al Falso Sé), esprime la parte autentica del Vero Sé che può tradurre o una infinita solitudine, nel soffocamento di espressioni spontanee e creative, o un amore autentico, ma solo e soltanto in presenza di una incondizionata separazione dai genitori-carnefici.

9 commenti

  1. Pubblicato il 23 maggio 2006 alle ore 13:14 | Permalink

    Questo post colpisce come un pugno allo stomaco! l’ho letto in un fiato sperando di trovare una soluzione per questi bambini che poi, per fortuna, ho trovato (l’amore autentico anche se raggiungibile solo con una netta separazione dai genitori/aguzzini). Mi torna in mente il post su Freud e la nascita della psicanalisi, unico mezzo per superare questi traumi, partendo, credo, dal superare il senso di colpa che il bambino picchiato si autoinfligge; il suo pensiero credo sia questo: “sono stato picchiato perchè ho sbagliato qualcosa, anche se non so che cosa…ma i miei genitori, che mi hanno dato la vita che mi nutrono e da cui dipendo, non possono certo farmi del male senza motivo!”. Il problema è che questi genitori incarnano il Male, non come concetto astratto religioso o etico, ma come una serie di atti contro la natura!

  2. jk
    Pubblicato il 25 maggio 2006 alle ore 13:38 | Permalink

    Sono daccordissimo con te dan! Soprattutto quando questi atti contro natura, queste invettive (verbali e anche fisiche), sono completamente gratuite e spesso rappresentano un vero e proprio sfogo da parte del genitore represso, che incapace di gestire la sua vita, compromette in modo irreparabile la vita dei suoi cari, alcuni ragazzi ci si abituano ed entrano in simbiosi con questi comportamenti, altri si ribellano entrando nel rifiuto.
    Si dice sempre che il mestiere del genitore è il più difficile del mondo, eppure quasi nessuno si sottrae a tale arduo compito! chissà come mai?

  3. Franz
    Pubblicato il 16 giugno 2006 alle ore 10:03 | Permalink

    Ho subito violenze soprattutto verbali (urla e insulti) da mio padre da che ho memoria. Mia madre era il mio scudo e il mio angelo ma oggi la ritengo responsabile di molti dei miei mali.
    Soffro di depressione cronica dall’età di 13 anni (ne ho 35), mi è stata diagnosticata da più medici, anche al San Raffaele di Milano, la sindrome bipolare, di cui mia sorella soffre in maniera conclamata. Prendo psicofarmaci da 14 anni, ho iniziato una psicoterapia da poco più di un anno, e dallo stesso periodo sono seguito da uno psichiatra che non mi reputa bipolare. Son debitore al dott. ***** [il contenuto è stato sostituito dal moderatore con asterischi perché non in linea con i Termini d'uso di Ri-vivere] di Firenze che diversi anni fa alla prima e unica visita mi cacciò in malo modo dal suo studio privato dicendomi che ero solo una persona che non aveva voglia di fare nulla.

  4. Gemma
    Pubblicato il 6 maggio 2007 alle ore 20:09 | Permalink

    Altro che pugno nello stomaco ragazzi…..io ho 53 anni e devo purtroppo ammettere che ho PAURA DI MIA MADRE ma ne ho proprio tanta. Da piccola solo botte, parolacce, insulti, giocattoli schiacciati coi piedi, scuse in ginocchio. Mio padre non mi ha mai difesa e mi ha sempre detto di portare pazienza. Ora mi sto ribellando, sto MALE, CAPITE STO MALE!!!!Ho capito di aver sempre fatto qualsiasi cosa per LEI SOLO PER PAURA. E’ come se mi avesse trapanato il cervello. Voglio liberarmene non vederla più perchè è l’unico modo per salvare me e la mia famiglia che grazie al cielo mi adora. Non è giusto che poi le persone come me vengano chiamate figli degeneri perchè abbandonano i genitori. LA VERITA’ CARI MEDICI DOVRESTE SAPERLA FINO IN FONDO. CERTE PERSONE DOVREBBERO FINIRE IN GALERA . ALTRO CHE FAR FIGLI.

  5. Maria
    Pubblicato il 31 agosto 2007 alle ore 20:09 | Permalink

    Io sono diventata madre nel 2002 ed ho cercato e cerco tutt’ora di fare quello che mi ripetevo da quando avevo 10 anni o anche meno :non voglio essere una madre come la mia.
    Mia sorella e mio fratello più grandi hanno subito le botte,gli insulti e le bugie di nostra “madre” a me sono state risparmiate solo le botte,in quanto ad insulti e bugie ne sentiamo ancora solo io e mia sorella perchè da tre anni mio fratello non ha voluto più avere a che fare con noi sia perchè non ha più niente da ereditare sia perchè mia madre è una persona deleteria.
    Io vivo a 250 Km di distanza ma la frequento perchè mi è rimasta nel cervello e non posso fare a meno di farle vedere i suoi nipoti(i miei 2 figli) per l’educazione dei quali sono sempre oggetto di critica perchè a suo dire li coccolo troppo.
    Io e mia sorella nonostante la detestiamo non riusciamo a lasciarla sola e non vederla più non so se perchè ci fa pena o perchè ci verrebbe un senso di colpa stratosferico.
    Io ho avuto alcune illuminazioni dalla lettura di Alice Miller i cui libri consiglio a tutti quelli che vogliono guardare i loro genitori con occhio critico per ritrovare se stessi.Leggete ad esempio “Il dramma del bambino dotato”
    Auguri a tutti

  6. Aldo
    Pubblicato il 28 aprile 2010 alle ore 14:53 | Permalink

    Ho 46 anni, tutta la mia vita é stata un fallimento totale, ho desiderato e tentato di suicidarmi varie volte, ho 2 matrimoni falliti alle spalle, un figlio che mi é stato proibito vedere. Mi sono aggrappato a una religione che pensavo come dicono loro fosse “L’unica vera religione” chiedendo, anzi supplicando cosa mi succedeva in certi momenti della mia vita. Passavo dalla pace e felicità totale ad una aggressività,rabbia , odio e soprattutto pratica di immoralità sessuale estrema, droga, alcool, fumo, tutto questo ho raccontato ai Pastori della “vera religione”, il risultato: Mi hanno disassociato e allontanato da tutti i miei amici credenti.Tutta la mia vita é stata così fino a 4 anni fa quando grazie alla mia attuale moglie, mi ha aiutato con pazienza ad analizzare tutto il mio passato fino a quando ero bambino.
    Ho letto parecchio sugli abusi ai bambini e le loro conseguenze, adesso so il perché dei miei fallimenti! Da quando avevo 3 anni ricordo solo schiaffi,legnate, bastonate, insulti da parte di mio padre e dei miei fratelli, mia madre poverina con 7 figli era anche lei una vittima. Non ricordo mai una carezza o un bacio. Da 4 a 6 anni sono stato abusato sessualmente da alcune donne, vicine di casa e non solo.Poche settimane fa ho avuto il coraggio di confessarlo a mia moglie.
    Oggi sto meglio, leggo le Sacre Scritture, ed ho anche un sostegno da alcuni Veri Pastori Protestanti, e soprattutto L’Amore vero di mia moglie. È un vero miracolo di come sono uscito da un incubo che durava tutta la vita. Si può guarire solo con L’Amore.

  7. Denise
    Pubblicato il 23 settembre 2010 alle ore 23:25 | Permalink

    Purtroppo quello che c’è scritto, è vero, pensavo che crescendo certe cose sarebbero passate, invece non è così, e non facile gestirle……………

  8. ylenia
    Pubblicato il 7 novembre 2010 alle ore 15:54 | Permalink

    Ciao..in quante cose mi rivedo tra questi commenti.. e’ come se fossi in ognuno di loro.
    Ho 35 anni e non posso vergognarmi di definirmi una figlia vittima e maltrattata per anni da una madre repressa, agressiva e violenta. Dalla mia nascita ho subito violenze fisiche paurose(lividi sul viso lasciati dai pizzicotti, manciate di capelli strappate, ferite per i lanci di coltelli o forchette…) e violenze psicologiche. Sempre mi sentivo ripetere che ero brutta, non valevo nulla, che ero una poco di buono,che avrei fatto la prostituta ecc ecc..,ma sapete una cosa?
    Mia madre che non mi conosceva affatto, non aveva appreso la mia intelligenza, il mio carattere forte ,la mia determinazione. Da quando mi sono ribellata in età adolescenziale , sono riuscita
    ad interrompere per lo meno le violenze fisiche e lottando come una pazza sono riuscita a dimostrarle l’esatto opposto. Era diventata una sfida. La mia sfida,la mia rivincita. Ora stò seguendo la psicoterapia, senza farmaci, senza nulla. Grazie alla mia intelligenza, cerco di comprendere le mie emozioni, di “sentirle”,per potermi migliorare.
    Cerco di controllare la mia agressività implicita, il mio senso di solitudine e cerco di imparare una cosa mai vissuta , mai provata,L’AMORE.
    Quindi, mi rivolgo con tenerezza a tutte le donne che come me, hanno sofferto moltissimo,dicendo loro FORZA , la vita è bella. CORAGGIO ,affrontiamola con una consapevolezza maggiore e una maturità uniche.
    ylenia

  9. Stefano
    Pubblicato il 26 settembre 2011 alle ore 17:29 | Permalink

    Da piccoli mio padre ci picchiava almeno una volta alla settimana. Ricordo le orecchie che mi fischiavano per gli schiaffi, le cinture, le ciabatte ed i bastoni su tutte le parti del mio corpo. Mio padre era ed è ancora un violento. Perdeva sempre le staffe e picchiava furente di rabbia, senza controllo.
    Stimatissimo da amici, parenti e colleghi, dentro le mura di casa si trasformava in un carnefice. Mia madre piangeva e cercava di fermarlo. Qualche volta ci riusciva, qualche volta no. Comunque ci picchiava anche lei. E comunque era casalinga, non guadagnava e ci ripeteva continuamente che in quella casa era tutto suo.
    Una volta sono stato quasi massacrato dopo che mi ha scoperto un coltello a serramanico che mi ero comperato di nascosto. Se mia madre non lo avesse fermato, mi avrebbe forse ucciso o menomato.
    Mio fratello, dopo essere stato bocciato in prima superiore, se l’è trovato in cima alle scale del condominio che lo aspettava con un ombrello in mano, che poi gli ha dato sulla testa e sulla schiena.
    Lo stesso mia sorella, quando una sera è rimasta fuori fino a tardi con gli amici. Lei si è anche presa della donnaccia.
    Da piccolo una mattina ero in cucina che facevo la colazione. La moca del caffè per mio padre, che stava per uscire per andare in banca, era stata appoggiata sul fornello in maniera instabile e infatti dopo un po’ si è rovesciata. Mio padre è entrato in cucina e credendo fossi stato io, ha cominciato ad insultarmi. Io ho protestato per far valere la verità, ma allora lui mi ha picchiato perché ho osato alzare la voce su di lui.
    Scavando nella memoria ne avrei migliaia da raccontare.
    Oggi ha 73 anni ed è tutto santini, madonne e padri pii. Però è sempre violento con i comportamenti nei confronti miei e dei miei fratelli.
    Io dentro di me ho conservato una rabbia infinita e spesso faccio sogni di violenza. Quando penso alla sua espressione di animale furente che mi aggredisce con la lingua fra i denti, tutto il mio corpo si scalda e so che potrei essere come lui, ma solo con lui!
    Io mia figlia non l’ho mai toccata con un dito, proprio perché memore di come era mio padre.

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