Il bambino picchiato

Usare violenza sul bambino o picchiarlo, equivale sempre e comunque ad abusare di lui. Le conseguenze di questo atto sono gravi e si protraggono per tutta la vita.

Il corpo del bambino conserva dentro di sé l’esperienza dell’aggressività subita, aggressività che l’individuo adulto rivolgerà contro altri individui, e forse principalmente verso i suoi propri figli.

Comunque un bambino picchiato può anche rivolgere l’aggressività che ha ricevuto contro se stesso, sprofondando in crisi depressive, cercando disperatamente aiuto nella droga, ammalandosi gravemente, e in ultimo cercando la liberazione del corpo tramite il suicidio. In ogni caso la crudeltà subita da piccoli annienta il compito biologico che il corpo ha di preservare la vita, ostacolandone il funzionamento.

Nel vissuto dell’adulto picchiato da piccolo prevale la paura e la ricerca ostentata di un amore protettivo e sicuro per tutta la vita: questo perché il cosiddetto amore che il bambino maltrattato ha provato nei confronti dei genitori non è stato un vero amore, ma un legame gravato di aspettative e illusioni, un insieme di legami distruttivi, in cui neanche una auspicabile richiesta di perdono (che spesso non appartiene a genitori violenti) consente alle ferite di rimarginarsi e tanto più di guarire.

È fondamentale capire che chiedere perdono non comporta automaticamente la guarigione dell’offeso e che i genitori che fingono nei sentimenti non possono sentire improvvisamente un bisogno di sincerità o vivere valori come integrità, consapevolezza o responsabilità: per essi è difficile spezzare la coazione a ripetere il comportamento aggressivo, così come liberarsi dal cappio della morale tradizionale, grazie alla quale hanno intrappolato i figli tramite la violenza.

Il bambino picchiato, così come il bambino violentato, vive anche in età adulta la paura del castigo, specie quando, percependo i propri sentimenti di rifiuto che vorrebbe tradurre in parole verso i suoi genitori, continua a sentirsi minacciato dagli stessi i quali si mostrano ancora più aggressivi verso di lui quando esprime una verità mai detta: “Siete genitori del male!“.

La sofferenza provata nell’infanzia può altresì confluire nello sbilanciamento da una parte nell’obbedienza cieca ad una religione, dall’altra in cinismo, ironia, e varie forme di estraneazione da sé, spesso mascherate da tratti filosofici e sociali. Il tratto della violenza infantile è abitualmente messo a tacere con l’aiuto di droghe, sigarette e farmaci: alla fine però inesorabilmente il corpo si ribella, perché, nettamente più veloce della ragione (che si attarda grazie al Falso Sé), esprime la parte autentica del Vero Sé che può tradurre o una infinita solitudine, nel soffocamento di espressioni spontanee e creative, o un amore autentico, ma solo e soltanto in presenza di una incondizionata separazione dai genitori-carnefici.

67 commenti

  1. Pubblicato il 23 maggio 2006 alle ore 13:14 | Permalink

    Questo post colpisce come un pugno allo stomaco! l’ho letto in un fiato sperando di trovare una soluzione per questi bambini che poi, per fortuna, ho trovato (l’amore autentico anche se raggiungibile solo con una netta separazione dai genitori/aguzzini). Mi torna in mente il post su Freud e la nascita della psicanalisi, unico mezzo per superare questi traumi, partendo, credo, dal superare il senso di colpa che il bambino picchiato si autoinfligge; il suo pensiero credo sia questo: “sono stato picchiato perchè ho sbagliato qualcosa, anche se non so che cosa…ma i miei genitori, che mi hanno dato la vita che mi nutrono e da cui dipendo, non possono certo farmi del male senza motivo!”. Il problema è che questi genitori incarnano il Male, non come concetto astratto religioso o etico, ma come una serie di atti contro la natura!

  2. jk
    Pubblicato il 25 maggio 2006 alle ore 13:38 | Permalink

    Sono daccordissimo con te dan! Soprattutto quando questi atti contro natura, queste invettive (verbali e anche fisiche), sono completamente gratuite e spesso rappresentano un vero e proprio sfogo da parte del genitore represso, che incapace di gestire la sua vita, compromette in modo irreparabile la vita dei suoi cari, alcuni ragazzi ci si abituano ed entrano in simbiosi con questi comportamenti, altri si ribellano entrando nel rifiuto.
    Si dice sempre che il mestiere del genitore è il più difficile del mondo, eppure quasi nessuno si sottrae a tale arduo compito! chissà come mai?

  3. Franz
    Pubblicato il 16 giugno 2006 alle ore 10:03 | Permalink

    Ho subito violenze soprattutto verbali (urla e insulti) da mio padre da che ho memoria. Mia madre era il mio scudo e il mio angelo ma oggi la ritengo responsabile di molti dei miei mali.
    Soffro di depressione cronica dall’età di 13 anni (ne ho 35), mi è stata diagnosticata da più medici, anche al San Raffaele di Milano, la sindrome bipolare, di cui mia sorella soffre in maniera conclamata. Prendo psicofarmaci da 14 anni, ho iniziato una psicoterapia da poco più di un anno, e dallo stesso periodo sono seguito da uno psichiatra che non mi reputa bipolare. Son debitore al dott. ***** [il contenuto è stato sostituito dal moderatore con asterischi perché non in linea con i Termini d’uso di Ri-vivere] di Firenze che diversi anni fa alla prima e unica visita mi cacciò in malo modo dal suo studio privato dicendomi che ero solo una persona che non aveva voglia di fare nulla.

  4. Gemma
    Pubblicato il 6 maggio 2007 alle ore 20:09 | Permalink

    Altro che pugno nello stomaco ragazzi…..io ho 53 anni e devo purtroppo ammettere che ho PAURA DI MIA MADRE ma ne ho proprio tanta. Da piccola solo botte, parolacce, insulti, giocattoli schiacciati coi piedi, scuse in ginocchio. Mio padre non mi ha mai difesa e mi ha sempre detto di portare pazienza. Ora mi sto ribellando, sto MALE, CAPITE STO MALE!!!!Ho capito di aver sempre fatto qualsiasi cosa per LEI SOLO PER PAURA. E’ come se mi avesse trapanato il cervello. Voglio liberarmene non vederla più perchè è l’unico modo per salvare me e la mia famiglia che grazie al cielo mi adora. Non è giusto che poi le persone come me vengano chiamate figli degeneri perchè abbandonano i genitori. LA VERITA’ CARI MEDICI DOVRESTE SAPERLA FINO IN FONDO. CERTE PERSONE DOVREBBERO FINIRE IN GALERA . ALTRO CHE FAR FIGLI.

  5. Maria
    Pubblicato il 31 agosto 2007 alle ore 20:09 | Permalink

    Io sono diventata madre nel 2002 ed ho cercato e cerco tutt’ora di fare quello che mi ripetevo da quando avevo 10 anni o anche meno :non voglio essere una madre come la mia.
    Mia sorella e mio fratello più grandi hanno subito le botte,gli insulti e le bugie di nostra “madre” a me sono state risparmiate solo le botte,in quanto ad insulti e bugie ne sentiamo ancora solo io e mia sorella perchè da tre anni mio fratello non ha voluto più avere a che fare con noi sia perchè non ha più niente da ereditare sia perchè mia madre è una persona deleteria.
    Io vivo a 250 Km di distanza ma la frequento perchè mi è rimasta nel cervello e non posso fare a meno di farle vedere i suoi nipoti(i miei 2 figli) per l’educazione dei quali sono sempre oggetto di critica perchè a suo dire li coccolo troppo.
    Io e mia sorella nonostante la detestiamo non riusciamo a lasciarla sola e non vederla più non so se perchè ci fa pena o perchè ci verrebbe un senso di colpa stratosferico.
    Io ho avuto alcune illuminazioni dalla lettura di Alice Miller i cui libri consiglio a tutti quelli che vogliono guardare i loro genitori con occhio critico per ritrovare se stessi.Leggete ad esempio “Il dramma del bambino dotato”
    Auguri a tutti

  6. Aldo
    Pubblicato il 28 aprile 2010 alle ore 14:53 | Permalink

    Ho 46 anni, tutta la mia vita é stata un fallimento totale, ho desiderato e tentato di suicidarmi varie volte, ho 2 matrimoni falliti alle spalle, un figlio che mi é stato proibito vedere. Mi sono aggrappato a una religione che pensavo come dicono loro fosse “L’unica vera religione” chiedendo, anzi supplicando cosa mi succedeva in certi momenti della mia vita. Passavo dalla pace e felicità totale ad una aggressività,rabbia , odio e soprattutto pratica di immoralità sessuale estrema, droga, alcool, fumo, tutto questo ho raccontato ai Pastori della “vera religione”, il risultato: Mi hanno disassociato e allontanato da tutti i miei amici credenti.Tutta la mia vita é stata così fino a 4 anni fa quando grazie alla mia attuale moglie, mi ha aiutato con pazienza ad analizzare tutto il mio passato fino a quando ero bambino.
    Ho letto parecchio sugli abusi ai bambini e le loro conseguenze, adesso so il perché dei miei fallimenti! Da quando avevo 3 anni ricordo solo schiaffi,legnate, bastonate, insulti da parte di mio padre e dei miei fratelli, mia madre poverina con 7 figli era anche lei una vittima. Non ricordo mai una carezza o un bacio. Da 4 a 6 anni sono stato abusato sessualmente da alcune donne, vicine di casa e non solo.Poche settimane fa ho avuto il coraggio di confessarlo a mia moglie.
    Oggi sto meglio, leggo le Sacre Scritture, ed ho anche un sostegno da alcuni Veri Pastori Protestanti, e soprattutto L’Amore vero di mia moglie. È un vero miracolo di come sono uscito da un incubo che durava tutta la vita. Si può guarire solo con L’Amore.

  7. Denise
    Pubblicato il 23 settembre 2010 alle ore 23:25 | Permalink

    Purtroppo quello che c’è scritto, è vero, pensavo che crescendo certe cose sarebbero passate, invece non è così, e non facile gestirle……………

  8. ylenia
    Pubblicato il 7 novembre 2010 alle ore 15:54 | Permalink

    Ciao..in quante cose mi rivedo tra questi commenti.. e’ come se fossi in ognuno di loro.
    Ho 35 anni e non posso vergognarmi di definirmi una figlia vittima e maltrattata per anni da una madre repressa, agressiva e violenta. Dalla mia nascita ho subito violenze fisiche paurose(lividi sul viso lasciati dai pizzicotti, manciate di capelli strappate, ferite per i lanci di coltelli o forchette…) e violenze psicologiche. Sempre mi sentivo ripetere che ero brutta, non valevo nulla, che ero una poco di buono,che avrei fatto la prostituta ecc ecc..,ma sapete una cosa?
    Mia madre che non mi conosceva affatto, non aveva appreso la mia intelligenza, il mio carattere forte ,la mia determinazione. Da quando mi sono ribellata in età adolescenziale , sono riuscita
    ad interrompere per lo meno le violenze fisiche e lottando come una pazza sono riuscita a dimostrarle l’esatto opposto. Era diventata una sfida. La mia sfida,la mia rivincita. Ora stò seguendo la psicoterapia, senza farmaci, senza nulla. Grazie alla mia intelligenza, cerco di comprendere le mie emozioni, di “sentirle”,per potermi migliorare.
    Cerco di controllare la mia agressività implicita, il mio senso di solitudine e cerco di imparare una cosa mai vissuta , mai provata,L’AMORE.
    Quindi, mi rivolgo con tenerezza a tutte le donne che come me, hanno sofferto moltissimo,dicendo loro FORZA , la vita è bella. CORAGGIO ,affrontiamola con una consapevolezza maggiore e una maturità uniche.
    ylenia

  9. Stefano
    Pubblicato il 26 settembre 2011 alle ore 17:29 | Permalink

    Da piccoli mio padre ci picchiava almeno una volta alla settimana. Ricordo le orecchie che mi fischiavano per gli schiaffi, le cinture, le ciabatte ed i bastoni su tutte le parti del mio corpo. Mio padre era ed è ancora un violento. Perdeva sempre le staffe e picchiava furente di rabbia, senza controllo.
    Stimatissimo da amici, parenti e colleghi, dentro le mura di casa si trasformava in un carnefice. Mia madre piangeva e cercava di fermarlo. Qualche volta ci riusciva, qualche volta no. Comunque ci picchiava anche lei. E comunque era casalinga, non guadagnava e ci ripeteva continuamente che in quella casa era tutto suo.
    Una volta sono stato quasi massacrato dopo che mi ha scoperto un coltello a serramanico che mi ero comperato di nascosto. Se mia madre non lo avesse fermato, mi avrebbe forse ucciso o menomato.
    Mio fratello, dopo essere stato bocciato in prima superiore, se l’è trovato in cima alle scale del condominio che lo aspettava con un ombrello in mano, che poi gli ha dato sulla testa e sulla schiena.
    Lo stesso mia sorella, quando una sera è rimasta fuori fino a tardi con gli amici. Lei si è anche presa della donnaccia.
    Da piccolo una mattina ero in cucina che facevo la colazione. La moca del caffè per mio padre, che stava per uscire per andare in banca, era stata appoggiata sul fornello in maniera instabile e infatti dopo un po’ si è rovesciata. Mio padre è entrato in cucina e credendo fossi stato io, ha cominciato ad insultarmi. Io ho protestato per far valere la verità, ma allora lui mi ha picchiato perché ho osato alzare la voce su di lui.
    Scavando nella memoria ne avrei migliaia da raccontare.
    Oggi ha 73 anni ed è tutto santini, madonne e padri pii. Però è sempre violento con i comportamenti nei confronti miei e dei miei fratelli.
    Io dentro di me ho conservato una rabbia infinita e spesso faccio sogni di violenza. Quando penso alla sua espressione di animale furente che mi aggredisce con la lingua fra i denti, tutto il mio corpo si scalda e so che potrei essere come lui, ma solo con lui!
    Io mia figlia non l’ho mai toccata con un dito, proprio perché memore di come era mio padre.

  10. Cristian
    Pubblicato il 30 maggio 2012 alle ore 4:20 | Permalink

    Ed io invece ho 27 anni e sono e cinque de mattino, e oggi è una delle ricorrenti Notti No. Tutto riaffiora di nuovo, gi insulti, le botte, le minacce, il sentirsi nulla e zero in confronto agli altri. Ho 27 anni si, non mi manca la bellezza, non mi manca l’intelligenza, ne la sensibilità o l’educazione… Forse, si. Mi manca l’amore, mi manca il riferimento di due genitori che mi hanno odiato e umiliato fino ai 20 anni, mi manca il sentirmi a mio agio quando vedo una famiglia felice, perche io davanti ad una mamma ed un papà che coccolano il loro bambino, abbasso il capo dalla vergogna che provo dentro di me per non aver mai potuto provare la gioia di un abbraccio. Oggi è una giornata no, una delle tante nei miei 27 anni, mi sento uomo fallito da una parte e bambino abbandonato dall’altra. Chissà se riuscirò mai a sentirmi uguale agli altri, a non vergognarmi più davanti alle famiglie felici ed a ridere di vera gioia e non di forzata serenità. Cristian

  11. Simona
    Pubblicato il 17 dicembre 2012 alle ore 0:30 | Permalink

    Anche io sono una bambina che è stata picchiata da piccola. Ovviamente ho avuto problemi di droga. Oggi sono madre di due bambini e ho picchiato il mio primogenito già da piccolo. Poi ho capito che ero depressa e ho cercato aiuto da uno psicoterapeuta. Non picchiò più i miei figli ma non vedo più nemmeno i miei genitori ne i miei parenti, testimoni omertosi. Oggi comprendo che se avessi denunciato mio padre lo avrebbero allontanato. Oggi so che non ho colpe e che non ho nulla di sbagliato. Ma ancora non trovo la luce, anche se la strada l’ho ritrovata. Chi è stato maltrattato può soffrire di varie patologie come il disturbo bipolare. Quindi rivolgetevi ad uno specialista perché gli abusi sui bambini sono cose gravi che segnano la vita e vanno elaborati. Un abbraccio a tutti!

  12. samantha
    Pubblicato il 23 febbraio 2013 alle ore 17:22 | Permalink

    Anch’io sono stata picchiata,e poi mi pagava per dimenticare quello che era successo.
    Il problema che ora sto cadendo in una fase di depressione,sono stata abbandonata da tutti,mi sento così sola,mi metto a piangere improvvisamente.Tante volte ho pensato al suicidio,ma non ci sono mai riuscita,però ricordo che mi ferivo appositamente.All’inizio non capivo il perchè del mio atteggiamento,il perchè fossi così isolata dalla realtà,come tuttora,il perchè mi rinchiudessi in un mondo tutto mio,il perchè di tanta ssofferenza,il perchè non amo più la vita,il perchè in questo momento avrei preferito non nascere,ma forse ora penso di saperlo,ciò che ho cercato di dimenticare,ma quando mia sorella mi ha raccontato quello che mi era successo tanti anni fa,trascinata dalla faccia,con un livido all’occhio,beh mi sono messa a piangere,perchè anche se non sembra,sono brutti ricordi,che ti rimangono per sempre dentro e che nessuno può aiutarti,sto cadendo nell’oblio.

  13. Silvana
    Pubblicato il 3 febbraio 2015 alle ore 11:36 | Permalink

    Sono stata ferocemente picchiata da mio padre, soprattutto con la cinghia, fino all’età di 18 anni, quando finalmente sono scappata di casa. Lui non era solo violento fisicamente ma lo era anche psicologicamente. Mi insultava con parolacce che non si dovrebbero usare neanche nei confronti delle donne di strada. Mi urlava il suo odio nei miei confronti e mia madre stava sempre a guardare. Quando lui si calmava lei veniva da me e mi incolpava perché lo provocavo. Ero troppo ribelle. Quindi avrei dovuto imparare l’arte della sottomissione, come lei. Poi lui si è ammalato di alzheimer ed è morto, anche se a distanza di anni, e per me è stata una liberazione. Nel frattempo io ho imparato la disistima nei confronti degli uomini. Ma le ferite sono ancora aperte, non perdono mia madre per non avermi mai difesa. Lei, per lavarsi la coscienza, dice che non mi hanno mai toccata e questa per me è un’ulteriore violenza. Non ha il minimo cedimento quando piangendo le ricordo ciò che mi hanno fatto passare. Ho 43 anni e non riesco ad essere felice. Sono single e non ho mai voluto figli per paura di diventare come loro. Mi basterebbero delle scuse da parte di mia madre. Potrebbe dirmi che ha fatto ciò che sapeva fare, senza rendersi conto, all’ora, che era sbagliato. Invece nulla, mi guarda con aria di sfida, con gli occhi di ghiaccio e mi dice che non è vero che ho subito violenze fisiche e psicologiche. Per l’ennesima volta ho deciso di allontanarmi da lei e, questa volta, spero sia per sempre. Sono più serena quando non la vedo. Felice, grazie a loro, non lo sarò mai.

  14. Frédéric
    Pubblicato il 5 febbraio 2015 alle ore 19:18 | Permalink

    Salve a leggere queste esperienze mi sento un privilegiato perché ho un figlio che mi adora ed una brava moglie. Faccio l’infermiere professionale e per molti anni ho fatto il volontario in croce rossa. Ma ricordo una infanzia ed una adolescenza ricca di percosse da parte di mio padre sia con la cinghia sia a schiaffi in faccia anche davanti agli amici ed ai compagni di scuola. Non so se dipenda da questo o dal fatto che sono di carattere buono al limite della remissività ma a scuola e negli scout,dove ero stato quasi forzato ad andare perché faceva figo, venivo spesso deriso o umiliato e non ho mai reagito per amor del quieto vivere. Sono stato forzato a fare il liceo scientifico, perché mio padre è psicologo e si occupa di orientamento scolastico, ed aveva stabilito che era la scuola giusta per me che ero una schiappa in matematica. Quindi scarsi risultati e perciò zimbello della classe. Poi dopo il biennio passato a fatica la scuola per infermieri in cui finalmente riesco bene ed ESCO con la votazione più alta. E pensate che era un ripiego perché dopo le medie avrei voluto fare perito meccanico. Dimenticavo che per la carriera di mio padre abbiamo abitato in Sri città diverse con ciò che comporta perdere gli amici e cercare di rifarsene altri. Adesso sono marito e padre ma da qualche anno abuso di farmaci oppiacei e benzodiazepine iniziati per curare i sintomi dolorosi da ernie discali per poter continuare a lavorare sul l’elisoccorso dove ho lavorato per 20 anni finché i dolori mi hanno fermato. Ormai la dipendenza dai farmaci è tremenda e tra una settimana entro in clinica per uscirne. Il mio unico orgoglio è mio figlio che è un ragazzone diciottenne equilibrato e con le idee chiare. Non l’ho mai sfiorato con un dito se non per coccole o baci. Scusate lo sfogo. Vi voglio bene e prego per voi.

  15. Angela
    Pubblicato il 16 giugno 2015 alle ore 8:46 | Permalink

    Ciao sono Angela, ho 50 anni. Sono stata picchiata da mio babbo dall’età di sei sette anni fino ai tredici, quando,dopo l’ennesima scarica di botte terminata con pedate mentre ero a terra, di punto in bianco ha deciso che non l’avrebbe più fatto. Poi ha peoseguito con le punizioni tipo rinchiudermi per ore iu uno stanzino al buio, proibendomi di uscire per settimane, tante. Sono sempre stata considerata una nullità grazie anche alla complicità di mia mamma che aveva altro di cui occuparsi e così mi ha scaricata. Ho un sacco di problemi, non sono riuscita a crearmi una famiglia, ad avere figli. Ho un compagno da molti anni al quale voglio molto bene ma anche a lui non riesco a darmi nel modo giusto. Vivo fra alti e bassi, non riesco ad essere felice e il rapporto con mio babbo che negli anni ho cercato di recuperare è ancora quello di vittima carnefice. Vorrei che capisse e invece non capisce proprio nulla, è stato un giovane stronzo e adesso è un vecchio stronzo! Da certe ferite non si guarisce mai, è una lotta continua, giorno dopo giorno…

  16. Francesca
    Pubblicato il 10 agosto 2015 alle ore 11:23 | Permalink

    Anche io sono stata sempre picchiata sin da quando ricordo.
    Mia madre avro avuto 2/3 anni e mi buttó con forza giú dal divano con rabbia e ricordo ricordadondeglielo lei si mise a ridere.
    Mia madre mi lasció un livido sulla schiena picchiandomi con un tacco a spillo..oppure un occhio nero.
    lei e i suoi genitori ci riempivano di botte e ricordo quando mi bloccavano al pavimento sopratutto lui,suo padre,che aveva della mani grosse e pesanti,li supplicavo di smetterla che avrei fatto la brava..
    Mi sono sentita dire minaccie di tutti i tipi,insulti,mia madre piangeva nella stanza dicendo che non ce la faceva piu,che voleva ammazzarli..
    Ricordo quando lui picchiava mia sorella e me e lei stava li a guardava,poi andavo a letto piangendo e arrivava lei che mi accarezzava e diceva che era stanco ecc
    Il mio vicino vedeva tutto questa e tentò di chiamare i carabinieri,io una volta dopo l’ennesima picchiata chiamai il telefono azzurro ma non ce la feci..quando loro rintracciarono la chiamata mio fratello disse:ci credo,continuate a picchiarla..
    Ci sono si momenti felici in vita mia si,ma ho fatto una promessa a mia madre;non ti farò mai vedere i miei figli giá da piccola ricordo che mi immginavo mamma che racconta questi fatti.
    Mi sono sentita dire che lo dico perchè sono solo una bimba viziata che mi hanno picchiata poche volte che era giusto cioè mi hanno addirittura fatto sentire come se io debba soffrire di piú..infatti ricordo che quando lui ci prese a legnate legandoci la bocca io lo volevo cosí avrei potuto denunciarli entrambi..
    Ho tante cose da dire sulla mia vita e mi sembra di aver subito cosí poco mi sembra davvero che loro abbiano ragione,mi sento debole

  17. angela
    Pubblicato il 27 settembre 2015 alle ore 23:07 | Permalink

    servirà a poco ma tutt oggi vengo maltrattata da mia madre. da piccola erano tante botte insulti e cattiverie. non ricordo una domenica un natale una vacanza.erano sempre botte e urla.insulti e botte. e tutti.i parenti lì a guardare e a giudicare pervhè io piangessi cosí tanti,perchè non ero attaccata slla famiglia. io non ricirdo u sorriso un pranzo pronto una colazione serena. solo botte con stampelld di ferro legno bastoni e insulti e maledizioni. mi chiedono ma tua madre ti aiuta con i bambini? tua madre che fa? mia madre è solo un essere da tenere lontano

  18. Veronica
    Pubblicato il 29 settembre 2015 alle ore 7:30 | Permalink

    Ciao a tutti, ho 23 anni e ho alle spalle una storia particolare, quando sono nata il mio papà (di sangue) e stato cacciato via da mia mamma e dai miei nonni perché non era una brava persona. Io crescendo iniziavo a fare domande su come mai io non avessi un papà e mi e sempre stato risposto che era cattivo.. del resto che si vuole dire ad una bambina di 4 anni… all’ età di 9 io abitavo con i nonni materni che adoro e che ovviamente a causa del mio carattere un po sbarazzino a volte mi sculacciavano e a ripensarci con tutte quelle che ne comninavo non avevano proprio tutti i torti però quando cera da premiare e coccolare lo facevano e con tanto amore. La mia vita da bambina serena poi finì a 9 anni e mezzo quando sono andata a vivere con mia mamma e il suo fidanzato (poi diventato marito) all’inizio ci stava attento con me poi verso i 10 anni ha iniziato a picchiarmi per qualsiasi motivo, aprivo bocca per dire la mia non andava bene, mi alzavo dal tavolo prima che lui finisse di mangiare non facevo cio che diceva.. insomma ogni momento era buono x darmi sberle picchiarmi la testa contro il muro strapparmi ciocche di capelli ttascinarmi giu x le scale, un giorno addirittura ho rischiato di morire perché ho picchiato la testa (memtre mi dava sberle) contro lo spigolo dell armadio della tele e dalla tempia mi usciva tanto di quel sangue.. eppure cerotto e via… a 13 anni poi inizoava anche a insultare a 16 non mi lasciava uscire e a 17 iniziando a lavorare dovevo dare a lui tutto il mio stipendio e l avrebbe gestito al posto mio. Io a 14 anni iniziai a fumare, tutti mi prendevano in giro perché non uscivo mai ero la stupida di turno, la sfigata da prendere in giro perché non reagivo mai ero arrivata al punto che pensai fossi io il problema!! Poi all età di 16 anni iniziai a ribellarmi e li la situazione peggioro perché vedendo che mi ribellavo me le dava ancora di piu, avevo sempre le gambe piene di lividi e mi vergognavo da morire quando a ed. Fisica dovevo cambiarmi infatti usavo sempre pantaloni lunghi e tutti mi prendevano in giro ma nn capivano cosa succedeva.. poi grazie a Dio a 19 anni ho incontrato il mio comlagno che mi ha saputa capire e lui era il mio pilastro, andavo avanti giorno dopo giorno x lui, nn di certo x me stessa xke mi sentivo sola in quella casa, relazionavo solo con ragazze/i con la mia stessa situazione e ci facevamo forza a vicenda ci contavamo i lividi l una dell altra. Poi un giorno era arrivato a casa mia il mio compagno (le mie uscite erano quando arrivava lui a casa mia) che chiese a mio papà di potermi fare uscire un po che mi vedeva sciupata, depressa e voleva che fossi piu serena. Quella sera uscii ma senza prima aver preso la mia raziine di botte perché avevo mandato avanti il mio compagno per richiedere di uscire sapendo che mio papà nn avrebbe rifiutato. Ero in doccia e apri gli sportelli, mi fece cadere nel piatto doccia e poi prese il soffione e mi punto il getto in faccia, io cercai di spostarmi perché mi veniva difficile respirare. Poi dopo un po se ne ando in cucina come nulla fosse.. quella sera il mio conpagno mi disse: “ti prometto che io da qui ti porterò via, la tua vita non va spercata! Io ci tengo a te e ora che tu sia felice con me!!” Tempo 2 mesi e me ne andai di casa……… Li x li credevo fosse tutto finito, ma non era cosi. Mi sentivo sempre a disagio nonostante il mio conpagno facesse di tutto per aiutarmi. La notte facevo incubi ho lasciato il lavoro e stavo a casa ogni giorno senza mai uscire, avevo paura di non essere accettata. Poi col tempo e tanto, tantissimo anore da parte del mio compagno dei nonni e degli zii piano piano sono riuscita ad andare avanti, esatto ANDARE AVANTI E VOLTARE PAGINA. MA NON RIUSCENDO A DIMENTICARE. Non ho avuto bisogno di medicine solo di parecchi incontri con uno psicologo e l amore di tutti. Ora ci somo dei giorni che mi alzo con le lacrime x gli incubi a volte sono triste per tutto il giorno ma al pensiero della mia infanzia rovinata da un idiota mi da la forza per andare avanti e dimostrargli che IO CE LA FACCIO BENISSIMO NONOSTANTE TUTTO CIO CHE MI E SUCCESSO!! A volte mi capita di sorridere e pensare che lui resterà un povero stronzo e io potrò tornare a studiare con le mie forze e diventare brava in qualcosa senza nessun bastone tra le ruote. Mi sto prendendo la mia rivincita man mano col passare degli anni. L unica paura folle che mi resta e metter su famiglia perché non voglio avere figli e fargli passare l inferno che ho passato io!! Ci penserò un bel po.. non che io non ami il mio compagno perche guai e la mia luce in fondi ad un lunghissimo tunnel, però ho semplicemente paura!

    Scusate le sfogo ma non ne parlo quasi con nessuno però qui vedo che siamo tutti nella stessa barca come si suol dire! Auguroni a tutti!

  19. stefano
    Pubblicato il 7 novembre 2015 alle ore 21:41 | Permalink

    Ora ho 34 anni e, devo dire che la mia infanzia e adolescenza beh, schiaffi, botte e urla. Ok, non sono stato un santarellino ma nemmeno un criminale. Mi iscrivo al liceo linguistico e , dopo scarsissimi risultati, decido di cambiare scuola. Ovviamente, schernito come non mai……ma tanto ti bocceranno di nuovo, è così, ti mandiamo a fare il muratore, non ti paghiamo la scuola privata (mai voluto), farai il barbone, ti mandiamo in collegio e, ovviamente, sberle e schiaffi come non mai.
    Ovviamente guai a essere rimandati perché bisognava andare poi in vacanza (mai successo).
    Quando però qualcosa non andava, lunghi silenzi, occhiacci, minacce di sberle. Addirittura, un giorno mi dicono che, siccome non avevo mai fatto sesso e visto film hard, sarei diventato pedofilo, avrei violentato una ragazza (mai fatto e mai lo farei. Ho una nipotina, che adoro come non mai).
    Un cugino, sbandato, piccolo criminale…….un bel giorno mette incinta una ragazza. Parole: eh, ma succede, capita…….ah, bene. Una figlia di conoscenti si sposa e, entrambi ultra precari e mantenuti da anni dai genitori: non pensare a loro, pensa a te.

    Se non facevo sesso con più donne possibili ero gay (e ogni occasione era buona per doppi sensi, battutine, portarmi a donne…..da parte di alcuni cari parenti) e pure i miei amici, perché non pensavamo al sesso. Ma, non era successo nulla e dovevo ingoiare.

    Ma, quello che fa male è brucia: mi dicono che io sono stato allevato così perché in italia si coccolano troppo i figli e sono stato allevato alla tedesca.
    Ovviamente, parenti molto peggiori di me (sessuomani incalliti, giocatori d’azzardo, sbandati, debitori incalliti, perbenisti di facciata…..) non devo pensare a loro.

    Mai mettere in difficolta’ gli altri, con me invece nessun problema.

    Adesso vivo in austria da un paio di anni, mi sono sposato, ho una moglie che adoro, con mia sorella ho un ottimo rapporto (sempre stato) e, ho chiuso con famiglia, parenti……Ho messo in giro la voce che sono morto in un incidente stradale. Sto ricominciando a vivere

  20. Angela Palmisano
    Pubblicato il 26 gennaio 2016 alle ore 18:00 | Permalink

    Sono una donna ormai di 50 anni da piccola sono stata abusata da mio padre e mia madre e’ stata una mamma assente che a suo dire non ha mai voluto un figlio e quindi ho vissuto la mia infanzia e adolescenza da sola . Non ricordo mai una dimostrazione di amore da parte dei miei genitori una carezza, un bacio ecc a parte il sesso con mio padre. Non mi e’ stato mai comprato un vestito infatti ricordo ancora il mio unico vestito un jeans e un maglioncino color senape portato per tanto tempo. Non ho mai trovato vestiti puliti pronti per andare a scuola perché mia mamma non mi ha mai seguito, non ha faceva altro che lamentarsi di me, non ero brava a scuola non trovavo amicizie buone ecc.. Ora vive con me ha 95 anni dipende in tutto e per tutto da me ancora nonostante l’età e nonostante prenda una bella pensione vuole farsi mantenere da me. ( per fortuna o purtroppo sono figlia unica) la mia vita beh che dire ho fatto uso di droghe, ho spostato un uomo violento che mi picchiava nonostante fossi incinta dell’unico figlio che ho fatto, e non so per quale motivo ho sopportato tutto per 3 lunghi anni. Ora la mia vita è un mezzo fallimento. Sono riuscita a disintossicarmi e a riprendere in mano la mia vita. Ho un lavoro onesto abbastanza gratificante . Vivo con mio figlio con il quale ho un cattivo rapporto, in fondo anche io non sono stata una brava mamma purtroppo l’ho abbandonato con i nonni per potermi disintossicare all’età di 6 anni , poi da quando ho preso in mano le redini della mia vita lui aveva 17 anni e vive ancora con me nonostante ga 33 anni e’ economicamente indipendentemente ma il nostro rapporto è basato su ti uso ma non ti amo , infatti non mi nessun aiuto, ne economico , ne morale , ne materiale e tanto meno psicologico. Sembra che me la sta facendo pagare per quello che ha passato. Insomma non vuole andare via di casa , a pensare che io sono scappata appena ho potuto farlo. Ah con noi c’è anche la mia vecchia stronza di mamma 95 enne di cui io mi occupo nonostante il lavoro e anche a lei tutto e’ dovuto. Ho un compagno che bho !! Lo so direte e’ pazza. Però mi sta vicino mi vuole bene e a volte sopporta i miei sbalzi di umore ma sono felice Che c’è nella mia vita. Vorrei trovare il coraggio di scappare da casa e lasciare mia mamma e mio figlio (stronzi) nel loro brodo e scappare lontano sicuramente sarei più felice ma non ce la faccio. Vado avanti purtroppo abuso a volte di psicofarmaci. Ma spero che in un futuro non lontano possa vivere felice o almeno serena con me stessa perché il problema è ovvio sono io. Sono stata in terapia 2 anni e so lottare ho ottenuto tane cose che non ho avuto da bambina e da adolescente e spero ancora in fondo la speranza e’ l’ultima…..vi abbraccio

  21. Roberto
    Pubblicato il 26 gennaio 2016 alle ore 18:07 | Permalink

    Pianeta Mamma
    Sono matrigna e non lo sopporto!
    Son sposata da 5 anni e il mio marito ha un figlio di 9 anni. Una volta andava bene e io sopportavo il suo figlio ,ma in gravidanza ho cominciato ad odiarlo e son 4 anni che io lo odio e non so come fare.

    Questo articolo copiato dal sito mi fa” in parte” capire cosa è accaduto anche a me.

    Avevo cinque anni e mezzo quando fui “affidato” ad una signora.
    Trascorsero anni, a suon di botte, nelle costrizioni e nelle privazioni.
    Mai un bacio, mai una carezza, solo botte, tante botte.
    Il bacio della buona notte fu un desiderio che svanì subito, sostituito troppo spesso da una dose di sculaccioni. Nessuno a difendermi.
    Non ero un bambino cattivo, ubbidivo, ma tutti i giorni erano uguali e le botte non mancavano mai anche a Natale come al giorno del compleanno.
    Avevo imparato a fare i mestieri di casa ma c’era sempre qualcosa che non andava, il mattino incominciava col battipanni e
    il giorno continuava con la ciabatta. Lividi su tutto il corpo. Incubi ancora oggi!

  22. vince
    Pubblicato il 22 febbraio 2016 alle ore 11:01 | Permalink

    Sono stato picchiato da mia madre fin da tenerissima eta’(al di sotto di un anno), lei si giustifica dicendo che tutte le botte che ho preso me le meritavo perche’ ero un bambino ”monello”, ricordo i tanti ”orologi da polso” regali dei denti di mia madre, ricordo quella volta che (avro’ avuto circa dieci anni) credetti di morire quando mi lascio’ ansimante a terra con la schiuma che mi usciva dalla bocca…le ricordo tutte le botte prese dalla donna che mi ha messo al mondo. Oggi ho 43 anni, una storia di tossicodipendenza alle spalle che ha segnato irrimediabilmente la mia esistenza, mi sento solo, incompreso e malgrado cio’ il mio piu’ grande desiderio e’ ascoltare dalla bocca di questa persona, non dico delle scuse, ma una ammissione di errore da parte sua. Un bambino ”monello” per quanto sia non penso possa meritare punizioni corporali a qualsiasi eta’.Ancora oggi lei e’ convinta di non avere mai fatto niente di male in vita sua, di non potere mai commettere errori…di nessun tipo.
    Io non riesco ad odiare mia madre, sono propenso al perdono totale ma vorrei almeno che lei si rendesse conto di cio’ che ha fatto. Solo questo vorrei e sono convinto che, se questo un giorno succedesse, potrebbe aiutarmi a dare una svolta radicale ala mia vita.

  23. paolo angelo
    Pubblicato il 26 febbraio 2016 alle ore 9:20 | Permalink

    Fui picchiato da mia madre fin da piccolo, ma la mia vita ebbe due punti fondamentali: quando cominciai ad essere istruito per andare alle elementari, perchè mia madre decise di correggere il mio ”gravissimo difetto” di essere mancino. Da quel momento non fui più tranquillo perchè, essendo una professoressa, pretendeva da me il massimo, ma l’avermi ”corretto” fece in modo che si credesse fossi disleptico. Ancora oggi devo usare accorgimenti per scrivere la S, la Z, il 3… a volte comunque sbaglio ugualmente. Le punizioni erano schiaffi, tirate di capelli o di orecchie, arrivò molte volte a sollevarmi, botte con battipanni, manici di scope, clisteri imposti. Spesso le punizioni avvenivano in presenza di altre persone, anche compagni o compagne, fratello maggiore, che ridevano di me. La mia maestra una volta, la minacciò di segnalare la cosa, perchè scoprì che viso e soprattutto corpo, erano pieni di lividi ed abrasioni. L’inferno vero e proprio però si scatenò ai tempi delle medie, dopo che fu operata alla cistifellea. Ai tempi l’anestesia era a base di Pentotal, un oppiaceo.

  24. paolo angelo
    Pubblicato il 26 febbraio 2016 alle ore 9:20 | Permalink

    Credo, col senno di poi che qualcosa cambiò definitivamente il suo equilibrio mentale. Iniziò a dire un’infinità di parolacce. Improvvisamente, senza nessun motivo, si scatenava, con un pretesto qualsiasi, ma anche senza, una violenza infinita, fatta di botte, scenate tali da far apparire una tragedia greca, un romanzetto rosa… Mio padre, in parte mi difendeva ma soprattutto fece finta di non vedere, negò a se stesso, oppure, raramente, diede manforte a mia madre, per esasperazione. Col tempo ho ricordato che le mie prime fantasie sessuali, fui precoce, verso gli undici anni, erano a carattere masochistico. Immaginavo che mia madre organizzava una specie di luna park al quale prendevano parte mia zia, le mie cugine ed io ero in loro totale balia. Immaginavo di essere completamente nudo, alla loro mercè. Facevano gara a chi mi faceva piangere per primo, picchiandomi, legato ad un albero ecc. Non chiedetemi come avessi queste fantasie, arrivarono quando ero ancora bambino. Mia madre mi picchiò anche quando ero grande, meno frequentemente, ma lo fece, perchè tanto ”ero suo figlio e decideva lei”. Presi schiaffi in pieno volto davanti a ragazze, anche quando avevo sedici, diciassette anni…

  25. paolo angelo
    Pubblicato il 26 febbraio 2016 alle ore 9:21 | Permalink

    Alle medie diventai poco per volta chiuso in me stesso, e divenni lo zimbello di professoresse e compagni. Una professoressa ogni lunedì mi faceva svuotare la cartella davanti a tutta la classe, cercando qualche mancanza, anche nelle altre materie, per poi darmi una nota da far firmare… a mia madre. I compagni ridevano, tutti dicevano che non avevo voglia di studiare, che ero scemo… non sapevano che se il lunedì avevo dimenticato -capitava spesso- qualcosa, era perchè venivo da un fine settimana di violenze. nonostante questo, andavo a scuola volentieri, perchè almeno durante quelle ore, nonprendevo botte. Per anni ho creduto di essere socialmente ”uno sfigato”, incapace di avere rapporti coi coetanei. Per questo ho sviluppato la capacità di relazionarmi, fina da giovanissimo, con le persone adulte. Violenza da parte mia.

  26. paolo angelo
    Pubblicato il 26 febbraio 2016 alle ore 9:22 | Permalink

    A volte schiacciai le formiche, qualche volta mi divertii a bruciarle con l’accendino, finchè schifato della mia stessa violenza, decisi che non avrei più fatto niente di simile. Picchiai una mia gatta, quando avevo diciannove anni, come se mi avesse fatto qualcosa di male, con rabbia. Schifato di me stesso, decisi di non fare mai più qualcosa di simile.

  27. Roberto
    Pubblicato il 6 marzo 2016 alle ore 0:40 | Permalink

    Angela : Pubblicato il 27 settembre 2015 alle ore 23:07 mia madre è solo un essere da tenere lontano
    Stefano: Pubblicato il 7 novembre 2015 alle ore 21:41ho chiuso con famiglia, parenti……. Sto ricominciando a vivere.
    Questo è l’unico modo per sopravvivere. Non ci sono scuse!
    Esseri che hanno rovinato l’esistenza di un FIGLIO che dovrebbero amare e quindi proteggere ma che si sono trasformati in crudeli aguzzini non hanno giustificazione.
    Nell’antica Grecia gli Spartani gettavano dalla rupe i figli deformi, stessa sorte meriterebbero tali genitori.
    Vince: Pubblicato il 22 febbraio 2016 alle ore 11:01 sono propenso al perdono totale ma vorrei almeno che lei si rendesse conto di cio’ che ha fatto.
    Rivivere certe situazioni che sono perdurate negli anni purtroppo sembra inevitabile. Tante cose accomunano i bambini, molti atteggiamenti però sono comuni solo ai bambini che hanno subito tante e ripetute violenze: in ogni testimonianza c’è sempre qualcosa che li accomuna e nel contempo li divide dagli altri.
    Il passato, a volte senza preavviso e comunque quando vuole, apre la porta, notte di tempesta…seguono giorni tumultuosi.

  28. Carla
    Pubblicato il 3 aprile 2016 alle ore 17:18 | Permalink

    Le testimonianze lette sopra, almeno non mi fanno sentire sola. Alcune donne non dovrebbero diventare madri ma essere sterilizzate. Eppure l’egoismo umano è talmente forte da non precedere la rinuncia alla maternità! Dio solo sa quante ne ho prese e come le ho prese: pugni, calci, schiaffoni, mani al collo fino allo strozzamento, morsi e graffi fino al sangue. Parole terribili: “maledetta”,”non dovevi nascere”, e bestemmie indecenti che non scrivo…
    Una vergogna. Oggi ho quasi 40 anni ed io ho volutamente rinunciato a diventare madre, perché una cresciuta come me, è meglio che non faccia figli. Consapevolmente. Però non è giusto: quando la rivedo vorrei essere io a strozzarla ora, con le mie mani. Leggevo su,della paura che si prova dopo tanti anni e mi ritrovo in quelle parole: non la guardo mai negli occhi perché ci vedo il demonio e non mi vergogno a scrivere che il giorno in cui morirà, aprirò una bottiglia per festeggiare.

  29. paolo angelo
    Pubblicato il 13 maggio 2016 alle ore 8:30 | Permalink

    Ciao Carla. La violenza vera consiste nel fatto che il bambino, l’adolescente, il ragazzo o la ragazza, non comprende di essere oggetto di violenza e si convince di ”avere lui qualcosa di sbagliato0”. Non ammetterà mai di essere oggetto di abusi, perchè si vergogna in quanto è convinto di ”essere cattivo”. Per questo nega a chi chiede, per questo lavora su se stesso per fare contento l’aguzzino, per questo il provvedimento antiabusi appena preso dal governo, affidato ai medici di base (dai quali il bambino va accompagnato dal genitore aguzzino) NON serve a niente, se non a PEGGIORARE le cose.

  30. Lilli
    Pubblicato il 16 maggio 2016 alle ore 23:11 | Permalink

    Non mi fa piacere leggere queste brutte esperienze… Mi solleva, egoisticamente, di non essere l’unica sfigata che ha vissuto vari deliri. Credo che l’unica soluzione da attuare sia l’allontamento di queste persone che c’hanno fatto male. Non è mai troppo tardi, fallo domani e ricomincia A vivere! Quegli esseri non cambieranno mai, faranno i buoni per un po’ ma poi ricominceranno a ferirti come sempre.
    Ammiro colui che ha scritto che vive in Austria facendo credere di essere morto!
    Vi abbraccio tutti, anche quelli che leggeranno in futuro. L’importante è reagire e l’aiuto di un buon psicoterapeuta sensibile sicuramente faciliterà la ripresa della nostra vita.

  31. Roberto
    Pubblicato il 25 maggio 2016 alle ore 19:10 | Permalink

    Non volevo scrivere , non volevo ricadere nell’angoscia che da anni mi perseguita e che mi ha rovinato la vita e tutt’ora qualsiasi cosa faccia mi è ancora accanto. Ma quando mi prende l’ansia sento il bisogno di ricercare, il tentativo di condividere con qualcuno, qualcosa che da solo non puoi capire, e che, speri con l’aiuto di una persona che a vissuto le tue stesse esperienze di trovare una ragione , anche se una ragione non c’è. Anzi è proprio quella che manca, la ragione!
    Psicologi , psichiatri tentano di darti motivazioni, ma non sanno neppure loro tutto sulla belva umana, l’unico essere che sa far male, perfino uccidere, solo per il piacere di farlo. E allora, l’unico rimedio quando ti prende l’ansia è qualche pillola che ti inebetisce per qualche giorno.
    È difficile donare, specie l’amore. ma un bimbo che cosa ne sa! l’amore come lo intende un bimbo sono coccole,carezze. Invece erano schiaffi : il sangue dal naso, il viso tumefatto perché quando era nervosa li dava con la ciabatta, e poi c’era il battipanni, sempre lì a portata di mano con cui sfogava la sua rabbia e verso di me ne ha sempre avuta tanta.
    Non era mia la colpa di esser in quella casa, non mia la colpa di non saper fare i mestieri quando gli altri bambini giocavano, …. forse sbagliai quando chiesi un bacio?!

  32. Paolo Angelo
    Pubblicato il 30 maggio 2016 alle ore 15:40 | Permalink

    Caro Roberto, il suono metallico dell’armadietto delle scope che veniva aperto per prendere il battipanni o un manico con cui picchiarmi, è come se lo sentissi anche ora. Tutti i giorni, tutti i giorni tutti i giorni, più volte al giorno mia madre lo apriva per prendermi a botte. Si pure io a volte uso serotoninergici per evitare di uccidermi. Una volta arrivai a mettere la testa in un cappio. Poi suonò il campanello e decisi di vedere chi fosse… poi poi poi… e il pensiero non ti abbandona mai. Pomeriggi a guardare di nascosto dalla finestra gli altri bambini che giocavano, immedesimarsi in uno di loro e giocare anchì’io con la mente. Sperando di non essere sorpreso, perchè altrimenti erano botte. Il sapore del sangue nel naso, altra sensazione così presente. Basta uno spavento, una leggera botta per sentirlo… stai su, non sei solo.

  33. Paolo Angelo
    Pubblicato il 30 maggio 2016 alle ore 15:43 | Permalink

    Ci fu un periodo durante il quale, con la complicità delle professoresse, che mai capirono un accidente di niente, mia madre riuscì a farmi prescrivere degli ipnotici. In pratica mi riempiva di psicofarmaci e non so cosa accadesse. Ricordo poco di quel periodo. Ricordo i capelli che cadevano a ciocche. Una volta il mio professore di ginnastica, che evidentemente aveva intuito qualcosa, mi chiese, mi pose delle domande. Io negai ovviamente tutto, perchè immensa era la vergogna per essere un bambino così ”sbagliato”, così cattivo da meritare tante botte…

  34. stefano pignatelli
    Pubblicato il 11 giugno 2016 alle ore 18:27 | Permalink

    Ho 35 anni e, la mia infanzia e adolescenza sono state caratteizzate da urla, schiaffi, botte e, battutine taglienti.
    Mi ricordo che, ogni volta che provavo a portare degli amici a casa, sempre, per un motivo o per l´altro, non andavano mai bene. Mi ricordo un giorno che, ero alle medie e, sono uscito con un ragazzo coi capelli rasati a zero e un´altro coi capelli lunghi: mia madre mi vede mentre ero con loro. Non appena rientro a casa, occhiacci, urla e minacce di sberle, dicendomi che mai e poi mai mi sarei dovuto azzardare a uscire di nuovo con loro e, se mi sarei azzardato, mi avrebe pestato di fronte a tutti. Premetto: non abbiamo rubato nulla, ne creato risse ne spacciato ma, mia madre convinta che non erano bravi ragazzi. Ero alle superiori e, ovviamente, guai a me se non corteggiavo, uscivo con ragazze ecc…..Un anno, per san valentino, addirittura compra non so quanti cioccolatini e, mi obbliga letteralmente a regalarli alle mie compagne di scuola e, ovviamente, guai se non lo facevo: non importa il fatto che molte erano fidanzate ma, dovevo farlo perche´dovevo farlo. Sono entrato all´universita´e, ovviamente, la domenica mattina mai chiedermi buon giorno, come stai….no, se uscivo e se andavo a corteggiare qualche ragazza. Ho provato piu´volte a dirle che, sarei uscito piu´tardi, che ovviamente avevo altro in testa e, grazie ai consigli di un bravissimo prete, mi volevo concentrare sullo studio per finire quanto prima. Ovviamente, tuoni e fulmini (addirittura, preoccupatissima perche´non facevo sesso e, per paura che diventassi pedolfilo mi porta addirittura da due psichiatri….ai quali saro´sempre grato…. i quali dicono che non ho assolutamente nulla solo, un fortissimo stress emotivo e, mi conmsigliano quanto prima di lasciare la famiglia. Ovviamente, dovevo per forza trovarmi una ragazza con cui stare e, non comportami da persona problematica). Addirittura, per un periodo, si inventava che tizia, caia….volevano assolutamente conoscermi e uscire con me, cosa poi rivelatasi falsa come non mai ma, dovevo tacere e stare zitto. Ma, quello che brucia ancora oggi, sono le urla, le sberle, gli occhiacci e gli sguardi ambigui per ogni cosa che, secondo la mia famiglia non andava bene. Ovviamente, stare zitti e subire, pure battutine taglienti che, bruciano ancora oggi. Il clou lo raggiungo quando, mi dice che sono stato allevato cosi´perche´in italia i figli si coccolano troppo e, addirittura, secondo opinione personale, molti figli si dovevano ammazzare sin da piccoli (e qui, non commento) e, quando un mio carissmo parente, decide di portarmi a donne. Per un periodo ho avuto parecchi incubi, disturbi emotivi e di natura sessuale (difficolta´ ad avere rapporti sessuali), ho compiuto pure atti di autolesionismo (ma, ero il furbastro che voleva farsi coccolare e attirare l´attenzione), mi tiravo sberle potenti in faccia fino a farmi venire sangue di naso, mi mordevo e, un bel giorno, mi sono tagliato il polso e danneggiato tendini e muscoli mano.
    Fino a quando, un bel giorno, decido di ribellarmi e andare a lavorare all´estero, dove conosco la mia futura moglie. Lei crede in me e, con il suo aiuto e il suo amore, mi aiuta a guarire e a uscirne fuori. Metto inoltre in giro la voce che sono morto in un incidente stradale (cambio nel contempo auto e, quella vecchia la faccio rottamare) e, chiudo definitivamente con famiglia, parenti and company. Chiamano addirittura la polizia ma, il tutto poi svanisce.
    Ora lavoro in Germania e, vivo con mia moglie in una grande citta´del nord. Sara´sempre grato a questi due psichiatri e a mia moglie.
    Apprendo, pochi giorni fa, da fonti diverse, che nella mia famiglia nulla e´cambiato:
    guai a mettere in imbarazzo gli altri, far far sempre una bella figura, parlare sempre bene degli altri (pure se ti pugnalano alle spalle), vorrebbero inoltre parlare benissimo di me ma, siccome la gente non chiede, loro non dicono per non mettere in imbarazzo.

  35. rosa
    Pubblicato il 14 giugno 2016 alle ore 19:51 | Permalink

    era uno di quei giorni in cui ritornano i ricordi che pensavi di aver superato. nell’angoscia ho cercato in internet, non l’ho mai fatto prima, volevo leggere quello che già so, volevo sapere di non essere sola. ho ritrovato tutto, la paura, la rabbia, l’impossibilità di fare tante cose, la voglia di sparire, di mandarli al diavolo, la speranza che muoiano presto nella speranza che la loro morte sia quella minima liberazione che ancora non abbiamo vissuto se abbiamo genitori vivi, vegeti e ancora cattivi. quegli occhi da pazza, il pavimento così vicino agli occhi, il pensiero di proteggere il viso, i pensieri più stupidi che stonano con la drammaticità del momento. ti scopri a guardare una briciola caduta a terra mentre chi ti ha fatto nascere prova a strapparti i capelli, le orecchie, tenta di romperti le dita, ti calpesta. come si fa ad andare avanti? come si fa a non desiderarne la morte quando , con lo sguardo sprezzante, ti dicono che ti sei inventato tutto? …e che ti sei meritata tutto. sono stanca, oggi sono davvero stanca.

  36. Carla
    Pubblicato il 27 giugno 2016 alle ore 22:32 | Permalink

    Rosa, hai elencato dei particolari che non ricordavo piú…”I pensieri più stupidi che stonano con la drammaticità del momento”…Ho pensato chd essi servono inconsciamente ad attutire il dolore. La gente come noi, deve in qualche modo escogitarsi la salvezza.
    E poi “la briciola caduta a terra”, che in quei momenti diventa l’unica amica, vero?
    Forza! Come vedi non sei sola…

  37. Sandra
    Pubblicato il 27 luglio 2016 alle ore 1:41 | Permalink

    Rosa sembra di averle scritte io le tue parole questa notte…nonostante siano passati tanti anni fa ancora tutto così male! Ultimamente quello che continuo a chiedermi senza pace é perché? Perché dei genitori possono fare tanto male…come si può colpire un bimbo tanto forte, pensare ai modi più cruenti per procurare dolore…sofferenza! Posso capire la rabbia di un momento in cui si perde il controllo…ma nel mio è in molti altri casi si tratta di violenza sistematica. Di strumenti di tortura sempre a portata di mano, di dover persino andarla a prendere io la cinghia per farmi picchiare. Di piú giorni di digiuno costretta a presenziare e servire in tavola…ricordo ancora i crampi della fame …ed io ero tutto tranne che monella! Ho passato gran parte della mia infanzia convinta di essere una sorta di martire…mandata per prendermi cura dei miei poveri genitori( mia madre ha sempre avuto diversi disturbi e ho un fratello maggiore con disabilità intellettiva). Tralasciamo la violenza psicologica gratuita…non bastava che accudisce casa e fratello già da quando avevo 6 anni…mi dovevano sempre rimproverare su tutto e punirli. Mia madre ci picchiava e ci urlava contro che per colpa nostra prima o poi nostro padre sarebbe finito in galera perché ci avrebbe ammazzato di botte. Poi lui tornava e lei le raccontava le nostre marachelle…tipo che avevamo bisticciato…e lui ci pestava in tutti i modi possibili e lei rimaneva a guardare e interveniva solo per ricordargli di fare attenzione a non ammazzarci.
    A 9 anni hanno persino avuto il coraggio di abbandonarmi chiusa dentro casa e col telefono solo in ricezione per 4 giorni sola con mio fratello disabile…quando penso a questa cosa mi vengono persino i dubbi che sia solo un finto ricordo…purtroppo invece é tutto vero e lo ricordo vivamente! A 13 anni sono andata via di casa perché depressa e in cura farmacologica (fumano giá e abusavo di alcool e farmaci che i miei genitori lasciavano alla mia portata!)alle prese con disturbi alimentari che oscillano tra anoressia e bulimia…2 tentati suicidi…insomma mi ero resa conto che stavo morendo giorno dopo giorno…e dalla disperazione ho trovato la forza e il coraggio di denunciare e andarmene…sono finita in istituto ma almeno mi sono salvata e ho lottato per rifarmi una vita. Nonostante anni di analisi e aver superato tante ricadute di depressione problemi con alcool e droghe ancora oggi devo arrendermi al fatto che questa ferita non guarirà mai…che mi porterà questa rabbia dentro per tutta la vita. Anche perché loro non solo non mi hanno mai chiesto scusa, ma continuano a negare e minimizzare. Fortunatamente ho trovato il coraggio di diventare mamma e al mio cucciolo solo coccole e amore infinito.

  38. Raffaella
    Pubblicato il 4 agosto 2016 alle ore 23:59 | Permalink

    Anche io da bambina sono stata picchiata selvaggiamente da mio padre ….picchiata con ka cintola ,dalla parte della fibbia ….così faceva più male ,mia madre se c era guardava ,altrimenti ha cose fatte la ragione Era del marito (mio padre )…mi picchiava anche la sera quando ormai dormivo …se era successo che di era arrabbiato la mattina ma non aveva tempo di picchiati rimandava a quando poteva ….umiliante psicologicamente più che dolore fisico …ricordo ancora un giacchetto bello imbottito color fucsia che mettevo x attutire le botte che avrei preso ….xche c era una mia zia che mi avviava che ne avrei prese (magari ridendo mi diceva di coprirmi )….mi insultata se uscivo ,ero una poco di buono solo se chiedevo di andare al cinema ,mi controllava qualsiasi uscita … mi veniva dietro e davanti a tutti mi umiliava …la nonna l unico angelo della mia vita …le mie sorelle non hanno subito tutto questo …quindi mi fanno sentire una merda …se ho provAto a dirlo ai miei genitori ,in particolare a mio padre …a negato tutto ….a 16 anni mi sono trovata con mezza dentiera in bocca xche il loro modo di curarmi i denti era quello di farmeli levare senza anestesia (ho 43 anni non 80 )…..ora con i nipoti è un agnellino ma io non ce la faccio a perdonare ….mai un bacio mai un abbraccio …..ho sofferto di panico ansia depressione tumore alla vescica vertigini causato dall ansia …non cè un giorno della mia vita che stia bene …ringrazio Fio che ho una bella famiglia e tanta Fede in Dio …ma non riesco a perdonare ….troppe cicatrici ….potrei continuare a raccontare ma mi fermo …fa male ….

  39. Martina
    Pubblicato il 23 agosto 2016 alle ore 23:40 | Permalink

    Stasera ho scoperto che il mio essere così chiusa e “strana” è un regalino lasciato dalla bella infanzia avuta.Posso solo dire che un mio fratello era tossicodipendente e si è suicidato a 23 anni, uno passa da una dipendenza all’altra mentre io mi sono “salvata” scappando lontano da casa mia. Ho una famiglia ma ho avuto un sacco di problemi psicologici soprattutto dopo il primo parto, mi accorgo che ho la tendenza ad urlare e perdere la pazienza coi miei bambini e mi sento da schifo. In primis la mia psicologa mi ripete allo stremo che ho fatto un mezzo miracolo dopo le violenze viste e subite in casa, senza contare gli insulti che mi hanno completamente rovinato come donna.Commetto tanti errori anche se non hanno nulla a che vedere con l’inferno passato a casa mia e l’unico desiderio che realmente porto dentro è diventare più stabile emotivamente e meno soggetta a depressione e stati ansiosi. Vivo nel terrore di rovinare i miei figli e sono ancora molto proiettata “all’indietro”, ogni volta che perdo la pazienza temo di esser diventata come i miei. Ringrazio ognuno di voi dei commenti precedenti,è stato come rileggermi in ogni commento. Vi auguro di trovare la vostra personale felicità!!

  40. Carpi
    Pubblicato il 29 settembre 2016 alle ore 1:42 | Permalink

    Con la presente voglio denunciare e commentare quanto e brutale non ascoltare un bambino che lamenta maltrattamenti.Sono un papa’che ho deciso di separarmi dalla mia compagna.La mia compagna viveva con i suoi genitori ed ha avuto gravi problemi nei rapporti con la famiglia.Il bimbo e’rimasto presso di loro ed ha cominciato sin da piccolo ad ogni rientro presso la casa materna a piangere!!!Non si capiva il perche….Un giorno si presenta con un occhio nero…Con il passare del tempo il bimbo ha iniziato ad avere l’uso della parola in maniera piu sciolta’.Ha riferito e continua a riferire di venire maltrattato/malmenato.Ho segnalato il tutto dopo 4 anni di strazianti pianti,ed incredibilmente psicologi assistenti sociali fanno orecchie da mercante tentando di insabbiare rigirando la frittata insinuando che il papa’gli dice di dire cosi.Il problema permane nonostante sono state allertate tutte le autorita’questo bimbo non ha ancora pace e il papa’sembra avere la colpa di aver tutelato il proprio figlio!!!!!Spero tanto che il mio piccolo sia ascoltato da una persona competente e possa trovare finalmente sollievo!!!

  41. Bobby
    Pubblicato il 29 settembre 2016 alle ore 21:15 | Permalink

    Salve,
    mi sono imbattuto casualmente in questo form; recentemente dopo svariati anni di psicoterapia, a 33 anni, ho capito il perché delle mie difficoltà con le donne…una violenza fisica, verbale ed emotiva inflittami da mia madre da quando…da sempre. Non lo avevo mai capito, ho sempre dato per scontato che fosse cosi, per forza, ero cosi, la mia vita è sempre stata cosi. Ci sono arrivato solo ora: anni di terrore dell’approccio fisico, la paura bloccante di essere…picchiato, umiliato, mortificato da una donna. Leggo qui la testimonianza di molte donne, credetemi che per un ragazzo non è tanto diverso: c’è la voglia di volare ma anche la paura di cadere (Giovanotti aveva ragione…)

  42. Pubblicato il 26 ottobre 2016 alle ore 3:38 | Permalink

    Buon giorno !Presente all’appello!Purtroppo sono tuttora vittima di genitori che esercitano molta più bviolenza psicologica che fisica,anche se anche fisica,ho 24 anni ,sono donna e vorrei scappare da questo inferno!qualsiasi cosa volgia fare,loro pensano che io non ne sia in grado!Presto mi renderò autonoma(ora purtroppo non so cucinare,nè stirare,nè fare la lavatrice)e me ne andrò il più lontano possibile da qui!Vivo in provincia di Frosinone(basso Lazio)e vorrei scappare perolomeno a Senigallia ,nelle Marche !Spero non si troppo vicino ,visto che ho letto qui qualcuno che se n’ è scappato addirittura in Austria !Ci starò solo un pò lì ,poi me ne andrò minimo in qualche paese dell’Europa,se non addirittura in Australia o Canada o Sudamerica o Sudafrica!Ora non ho voglia di parlare nei minimi dettagli delle violenze dei miei ,in un altro post lo farò….Voglio solo chidere questo:siccome vorrei lavorare con i bimbi e adolescenti ,ma mi terrorizza che altri magari subiscano ciò che ho subito io ,x questo vorrei chidere se qualcuno può consigliarmi gentilmente un lavoro che sia con bimbi e ragazzi maltrattati dai genitori ,magari aiutandoli a superare tutto.Grazie in anticipo.Ciao.

  43. steeve81
    Pubblicato il 30 ottobre 2016 alle ore 21:06 | Permalink

    Sono in viaggio e, ne approfittere iper scrivere a colui che dice d iavere difficolta´ con le donne. Si, pure io ho avuto gravi difficolta´ e, il fatto che per tanto tempo ero molto chiuso e strano, e´ dovuto alla mia famiglia.
    Mio padre, ogni volta, sempre che mi diceva “sei grasso, hai pancia”…..mai il contrario anzi, con me severissimo e, guai a me se venivo rimandato a settembra ma, con i figli degli altri tutto cordialita´ e miele. Pure mia madre non molto diversa: ogni volta che, secondo lei, qualcosa non andava bene, volavano schiaffi potenti…..bastava poco!!!
    Dulcis in fundo, inzia a frequentare sua cugina e la mia cara nonna materna (grazie a dio e´ morta)e due miei cari zietti (uno pieno di debiti fin sul collo e l´ altro cretino patentato….divorziato e, il figlio era solo un compagno di bisboccia da portare per locali, darli buoni discoteca…..) le fanno il lavaggio del cervello: ovvero, io dovevo scopare, fare sesso il piu´ possibile , addirittura, il fatto che non avessi mai fatto sesso, ecco che potevo diventare pedofilo e, dulcis in fundo, mi mandano da ben due psichiatri. Ah, dimenticavo: a ogni ragazza dovevo offrire da bere ,fare regalini……si, la strategia funziona, trovo pure ragazze poco appariscenti e, ovviamente mi sfruttano come non mai….Ovviamente ,il mio secondo zietto, ogni volta che dicevo qualcosa, era l´ occasione per parlare di sesso, donne……..tutti i miei amici gay, finocchi……chiedo un giorno a mio padre se era vero che aveva tutte queste donne, che addirittura aveva fatto sesso a 14 anni……scopro che non era affatto vero ma, siccome e´ il fratello, non puo´ mettersi contro e, mi dice di lasciare perdere!!! Voglia anche io dimostrarmi all´ altezza e, inizio ad andare con le prostitute…..ovviamente disastri a raffica, problemi di erezione. Ma, ovviamente, la colpa era mia perche´ persona problematica, cupa e non allegra!!! Riesco a comprarmi un auto usata ma, ovviamente, con 30.000 km, era da rottamare…….ovviamente, soffro di attacchi di panico, atti di autolesionismo, mi taglio fino a farmi sanguinare ma, ovviamente, io volevo attirare l´ attenzione!!!!
    Sino a che, un bel giorno, parto per lavorare all´ estero, incontro colei che poi divento´ la mia futura moglie e, metto in giro la voce che sono morto in un incidente stradale: faccio rottamare la mia vecchia auto da un demolitore compiacente e, cambio tutti i miei recapiti!!!!
    Mia moglie, grazie a dio crede in me e, con un lungo lavoro di autoanalisi mi aiuta a guarire, riconquisto fiducia in me e, pure la mia salute sessuale migliora. si, e´ vero, ho avuto dei rifiuti ma, ora mi sento libero e ho finalmente in mano la mia vita…..non ereditero´ un sacco di soldi da mia nonna (circa 150.000 euro ma, amen, non mi interessa!!!).
    I mei idue ziii adesso hanno difficolta e, sinceramente, non provo nulla per loro.
    Prova ad agire, all´ inizio e´ dura ma poi, ce la puoi fare….

  44. Isabella
    Pubblicato il 15 novembre 2016 alle ore 0:15 | Permalink

    Ultimamente sono riaffiorari ricordi molto brutti di quando ero piccola. Botte,insulti, privazioni . Da quando mio padre si è ammalato ed è andato ancora più fuori di testa di quanto già non fosse prima ho iniziato ad avere incubi. Mia sorella maggiore per fortuna mi sostiene insieme a mio marito. Ho 44 anni e anche se ho una mia felice e serena vita da venti anni lontano dalla casa d’origine solo adesso sono riuscita a ribellarmi da una situazione di violenza psicologica che non ha mai smesso di tormentarmi. Un padre padrone dipendente dal vino,una mamma debole incapace di contrastarlo e noi tre figli cresciuti con tante insicurezze.se sono la persona buona che ritengo di essere è stato tutto merito dei miei nonni che ci hanno quasi cresciuti.immaginate come si poteva stare in una casa sempre sotto il dominio di questo padre che non dava modo e non lo da tutt’ora di poter esprimere un’opinione avendo sempre e solo tenuto alle apparenze. Ho avuto modo di riscattarmi una volta sposata creando una bella famiglia adorano i miei figli e sentendomi ricambiata. Anche loro non provano niente nei confronti dei nonni anzi quando andavano a trovarli ogni occasione era buona per sgridarli. Adesso sono tutti e due malati su mia madre c’è poco da dire :anafettiva e anche egoista ; per noi figlie femmine mai una coccola o parola gentile Tanta disciplina e freddezza. Mio padre ha sempre e solo saputo farci vivere nel costante terrore di venire picchiate e sgridate , mandate a letto senza cena . Tutto questo senza motivo perché non ci comportavano neanche male. Questo senso di inadeguatezza mi accompagna ancora oggi che ho una mia vita. Ma quel voler comandare e criticare tutto ciò che non va bene secondo loro non ha mai cessato anche adesso chè sono vecchi. Credo che chi subisce maltrattamenti sia fisici che psichici non riesca proprio del tutto a fare pace con il proprio inconscio anche se adesso conduce una vita più che serena.

  45. Maria
    Pubblicato il 27 dicembre 2016 alle ore 17:41 | Permalink

    Come comportarsi con un’anziana che 40 anni fa un giorno sì e l’altro pure con l’aiuto di un battipanni di plastica dura, alle 17:00 in punto, ti dava una “spolverata”? E che se osavi piangere a voce alta, schiacciava il suo volto paonazzo e rosso di rabbia sul tuo dicendoti: “zitta!!altrimenti ti picchio ancora di più!”Perchè alle 17:00 in punto? Era l’ora in cui tutti i bambini del palazzo si ritrovavano per giocare e a me non era concesso.
    Così come non mi era concesso andare a trovare compagni di scuola perchè giustamente ti toccava reinvitarli a casa e per lei, miss pulizia, i bambini portavano sporco in casa.
    Per anni e anni ho sofferto di enuresi e anche qui mia madre si è distinta per il tatto. Invece di cercare la causa del mio malessere, me le dava perchè avevo bagnato il materasso.
    Ancora oggi ho paura delle sue reazioni, del suo giudizio sempre negativo.
    Mi faccio condizionare la vita pur avendo 43 anni e una famiglia che mi sostiene in tutto e per tutto.
    Piano piano inizia a tornare a galla tutto il male che mi ha fatto e noto con dispiacere che non provo indifferenza o pietà nei suoi confronti, ma odio. La odio per quello che mi ha fatto, provo fastidio quando la chiamo ( una volta al giorno mi tocca) per chiederle come sta e ti dice che fa fatica a camminare e che le è toccato andare a fare la spesa con il deambulatore e ha impiegato due ore, il tutto per farti venire i sensi di colpa.
    In quanto figlia è mio dovere occuparmi di lei fino alla fine dei suoi giorni, se sono sincera non so se ne ho la forza….

  46. Cornetta Maria
    Pubblicato il 2 febbraio 2017 alle ore 13:23 | Permalink

    …”Posai un fiore su quell’immagine finalmente innocua”…E’ questa l’ultima frase della mia autobiografia (un giorno la pubblicherò, quando non mi farà più così male rileggerla). E’ la storia di una bambina innocente, vittima, coi suoi fratelli, di un estraneo che le leggi definivano “padre”. L’ho perdonato solo quando è morto e non provo sensi di colpa ma solo rabbia per quelli che cercano d’indurmeli senza aver mai vissuto esperienze così devastanti. Scusate, ma non posso continuare…

  47. Franca
    Pubblicato il 13 febbraio 2017 alle ore 23:18 | Permalink

    Mi riconosco in qualche storia e soprattutto nelle conseguenze. Stanca di questo velo di omertà che noi per primi usiamo per nascondere il passato di troppi di noi, sto provando a scrivere un testo, che forse non vedrà mai la luce, ma che è intanto terapeutico.
    Oltre alla mia vorrei aggiungere la testimonianza di altri. Anonima, per iniziare a raccontarci che quelli che siamo nasce da un passato che purtroppo condividiamo in troppi.
    Se ti va contattami a:laveritasvelata@gmail.com

  48. Gianluca
    Pubblicato il 27 febbraio 2017 alle ore 2:12 | Permalink

    Ciao a tutti. Ho quasi 40 anni ed ho alle spalle un’infanzia/adolescenza con molti episodi di violenza. Vorrei dire a Maria che non devi sentirti in colpa con questa persona odiosa e violenta. Allontanala da te!!! Anch’io come te, Io ho avuto un’infanzia piena di privazioni. Sommata ad un’educazione rigidamente cattolica piena di divieti. Ovviamente non sono mancate le botte, i graffi, a volte morsi, manrovesci che mi rompevano labbra e lingua facendomi sentire il sapore del sangue in bocca. Schiaffi fortissimi che mi lasciavano i segni sulle gambe che bruciano per ore. Il tutto per futili motivi o per manìe folli di mia madre sempre connesse con la pulizia. A volte succedeva che se chiacchieravo in classe durante la lezione con i miei compagni e la maestra lo raccontava a mia madre, prendevo così tanti schiaffi e manrovesci da non riuscire talvolta neppure a respirare per il dolore interiore. Variava le modalità con cui mi colpiva usando oggetti come manici di scopa (sulla testa con tanto di bernoccoli), scarpe, ciabatte o libri. Tutto questo capitava perché secondo la persona che mi ha messo al mondo ero “un bambino che ne combinava di cotte e di crude”. Quando terminava con le botte mia madre a volte si inteneriva e allora mi abbracciava e questo era ancora più faticoso da accettare. La sera quando tornava mio padre capitava a volte che le prendevo anche da lui perché mia madre raccontava le mie “malefatte”. Non riesco neppure a raccontarlo perché mi fa ancora così male……La cosa peggiore è la paura che si impossessava di me e che mi ha seguito fino all’età adulta. Perché anche se dopo i 14 anni non sono stato più picchiato, ho sempre subito il giudizio e il disprezzo o l’indifferenza per le scelte della mia vita. Anch’io come Isabella ho un pesante senso di inadeguatezza soprattutto se non trovo relazioni umane limpide verso le quali rivolgermi con fiducia, senza paura di essere tradito. Ho trovato nello studio (in particolare nella filosofia e nella psicologia) un rifugio, così come nella musica che mi ha sempre tenuto compagnia anche nei momenti più terribili. Le ferite sulla pelle e i bernoccoli se ne sono andati via, ma le cicatrici interiori rimangono e si aprono. Mi porto dentro una rabbia e un’aggressività latente che faccio fatica a scacciare da me. Mi sono allontanato dalla mia famiglia e anche se la rabbia non se ne va, li tengo a debita distanza. Difficilmente mi occuperò di questi miei genitori in età avanzata. Perchè anche se adesso con i capelli bianchi sembrano non fare più paura, non hanno tolto mai il loro sguardo di severo giudizio, ma soprattutto non riesco a dimenticare.
    Vi voglio bene e vi leggo sempre. Grazie per questo spazio di condivisione di esperienze terribili.

  49. Pubblicato il 4 marzo 2017 alle ore 11:31 | Permalink

    Buongiorno. Sono Michele ho 23 anni e dalla età di 4 anni sino all età di 15 venivo picchiato selvaggiamente dalla moglie di mio padre. È un fardello che non sopporto più. Le cose più gravi che ha compiuto nei miei confronti sono: avermi rotto un dito a 8 anni per una semplice punizione sul quaderno di scuola. La seconda all età di 6-7 ho fatto la pipì a letto perché in seguito ad un problema non avevo lo stimolo della pipì, mi ha morsicato con violenza il braccio sinistro e scuoteva la testa come un cane rabbioso…. Ne ho passato molte altre e tutt ora se qualcuno mi minaccia…. Provo paura e ansia fortissima e non provo nemmeno a difendermi scappo…. Ho bisogno di consigli e riuscire a capire come uscirne una volta per tutte da queste ossessioni e paranoie….. Non riesco a farmene una ragione non riesco ad avere stimoli nella vita….. Vorrei stare chiuso in casa e non vedere nessuno. Ho pensato da un pò di andare per vie legali e parlarne con l avvocato. Ma ho paura della reazione di mio padre e di lei che hanno ancora contatti con me….. Per favore consigliatemi

  50. anna
    Pubblicato il 6 maggio 2017 alle ore 17:45 | Permalink

    ciao ragazzi ho 39 anni, se sono qua è perché ho più o meno gli stessi vostri problemi. non racconterò la mia storiache cmq è fatta di umiliazioni, percosse fisiche, violenza psicologica e quantaltro, ma volevo fortemente dirvi GRAZIE. grazie per le vostre testimonianze, grazie per il coraggio che infondete, grazie per non farmi sentire sola. un abbraccio fortissimo a tutti.

  51. Cornetta Maria
    Pubblicato il 14 maggio 2017 alle ore 23:28 | Permalink

    Non mi sento in colpa, non ho perdonato e trovo crudelissimo che si chieda ad una vittima di provare un sentimento pacato per il suo carnefice. Mio padre è FINALMENTE morto (in età incredibilmente avanzata). Temevo di non sopravvivergli per il dispiacere di non GODERMI LA SUA MORTE, rapida e quindi più pietosa del mio giudizio. Sì, LO GIUDICO, senza il minimo timore di espormi. Parlo di quest’odio con sconcertante naturalezza e me ne infischio se c’è sempre l’imbecille di turno che, senza aver vissuto le mie esperienze, si permette il lusso di criticarmi. Solo ODIANDO sono riuscita a dare una svolta molto positiva alla mia vita. Accettate ciò che provate, sottraetevi al fasullo ricatto di un’altrettanto fasulla coscienza: è il mio consiglio più sincero e forse sarà efficace anche per voi…ex vittime.

  52. Roberto
    Pubblicato il 22 maggio 2017 alle ore 16:11 | Permalink

    Paolo Angelo

    Pubblicato il 30 maggio 2016 alle ore 15:40 | Permalink

    Caro Roberto, il suono metallico dell’armadietto delle scope che veniva aperto per prendere il battipanni

    E’ trascorso quasi un anno, avrei piacere di sentirti.

  53. Pubblicato il 25 giugno 2017 alle ore 16:29 | Permalink

    Quando leggi,ascolti partecipi,le storie che avete vissuto,mi commuovo,mi dispiaccio,come se io ne fossi estraneo,cosa non vera purtroppo.Mi rendo conto che la cosa piu’ grave che mi è accaduta,riguarda le tappe necessarie ad ogni individuo per accedere ad una età evolutiva conseguenziale ed automatica per poter sviluppare il proprio manifestare sociologico e comunicativo dall’interno della famiglia alla società.Ho fame di risposte,cio’ che per altri e’ normale per me e’ sconosciuto.Tra le righe lette ho scoperto che c’è chi oltre alle punizioni ha ricvuto anche estrnazioni di affetto da parte dei nonni.Io da parte della madre della sig-ra,evito di chiamarla in altro modo,non ho mai ricevuto una carezza ne’ un un bacio,ricordo solo uno sguardo arcigno e severo. Mio padre l’ho’ incontrato da bambino,varie volte,la parola papa’ non l’ho mai pronunciata,a 11 12 anni prese una casa l’arredo’ e ci veniva non molto spesso.Liti violente,le ricordo con dolore,i miei nonni che litigavano con mia madre,venendo alle mani,picchiandola e chissa’ forse anche il mio presunto padre ,la malmenava davanti ai suoi,ricordo che presi dei coltelli da un cassetto in cucina ,e mi avventai contro questi sconosciuti,consanguinei,chissà,per difendere mia madre o per difendere me stesso,dal male che stavo subendo.Le liti erano continue,mia madre chiamata puttana,perchè,sposata e con tre figli,aveva avuto una relazione con il loro figlio,io ero la relazione.Aveva lasciato la casa dove viveva con il marito ed i figli,che ho sempre pensato fossero i miei fratelli naturali,ho scoperto con gli anni che io per loro non esistevo neanche,era niente.Mia madre aveva una casetta un bagno e cucina presa dall’uomo della relazione,ricordo passeggiate ininterminabili,sempre con la mia mano chiusa come una tenaglia nella mano della signora,nel corso degli anni non potevo fare nulla da solo,se non avessi avuto accanto la presenza di mia moglie,anche le cose piu’ elementari.Botte,insulti,lanci di agrumi,mele,con una violenza inaudita,avevo 2 anni forse,ricordo che tutto inizio con l’arrivo di mia sorella,tolta dal colleggio,e da quel giorno,schiaffi ad un bambino di 6 o 7 anni,dati con una violenza che avrebbero ferito un adulto.Si usciva il fantomatico padre,gli dava i soldi per comperarmi il necessario,scarpe e chissà,e se sull’autobus ,usiamo il termine davo fastidio ,mi prometteva che a casa mi avrebbe corcato,giuro era una donna di parola.oggi mi faccio delle omande,perchè gli altri mi feriscono con il loro comportamento,perchè ho dato alla parola amicizia un significato,non reale,gli amici non sono fratelli ,sono estranei conosciuti anni prima,io invece li sentivo parte el mio mondo,mi fermo,sento di non essere stato il solo nella mia solitudine.Grazie

  54. Pubblicato il 9 luglio 2017 alle ore 13:06 | Permalink

    buongiorno ,sono stata il caprio espiatorio di una famiglia disfunzionale picchiata , umiliata messa in disparte , non mangiavo quasi mai a tavola , mandata via .. xchè dovevo sposarmi e andare .mio padre non l ho mai piu voluto vedere mia madre è stata presente nella mia vita ma con mio rammarico credevo di averla perdonata x non avere fatto molto x cio che vivevo fin da piccolissima infatti lo ha lasciato quando mio fratello piu piccolo il quale x fortuna non ha vissuto cio che io ho subito ha avuto 17 . 18 anni , non riesco a perdonarla del tutto è come se il mio corpo si ribellasse al perdono vivo con sensi di colpa che non dovrei avere …. sto male ma non riesco a trovare una uscita !

  55. Pubblicato il 9 luglio 2017 alle ore 13:08 | Permalink

    premetto … ho fatto la pipi a letto fino a 20 anni ho sofferto e guarita da attacchi di panico , e purtroppo faccio molta fatica a controllare la compulsione anoressia bulimia grazie è stato uno sfogo so che non c è una via d uscita

  56. Stefano
    Pubblicato il 13 luglio 2017 alle ore 10:50 | Permalink

    Buongiorno a tutti voi…. Ieri sera ho’ avuto la forza di rifugiarmi in internet e ho’ trovato voi….. Preso dal solito Sconforto che ormai è il mio angelo custode ho’ provato per la prima volta a cercare le conseguenze che tali azioni subite da piccolo possano avere nella vita quotidiana!!!! Non pensavo minimamente di trovare così tante storie che alla fine si accomunano in un solo risultato!!!! La violena Fisica e Psicologica………. Io non ne ho’ mai parlato con nessuno perché chi non le ha’ passate mai riuscirebbe a capirle….. Sono lesioni interne che mai se ne andranno…… Oggi a 46 anni ne sono più che certo…… E credo anche che il sapere ci siano così tante storie toccanti non sia un deterrente per provare ad insabbiare dentro di noi quello che abbiamo subito !!!! Non è certo con la consolazione di non essere stato il solo che le mie angosce se ne andranno!!!! Ne’ tantomeno riuscirò mai a farmene una ragione……. Ancora oggi se mi fermo un attimo e penso a tutto ciò che ho’ subito riesco a malapena pormi una semplice domanda!!!!!! Cosa può spingere un genitore a compiere tali gesti????? E sopratutto la mia domanda ricorrente è : Chi si è sporcato di tali gesti Avrà mai l’animo Sereno ????????? Quando noto per strada una famiglia con il loro bimbo prego dentro di me’ che possa Avere L’amore e l’affetto che gli servono per costruire la sua Infanzia e diventare uomo………… Non riesco a descrivere ciò che ho’ subito perché mi fa’ tanto troppo male…. Posso solo comprendere i vostri sentimenti e lo stato d’animo che vi accompagna!!!!! Credo di poter scrivere con Certezza che se avessi avuto un infanzia Diversa oggi Sarei un Altra Persona…….Un abbraccio forte a tutti coloro che hanno scritto e continueranno a farlo………..

  57. Vivi
    Pubblicato il 20 luglio 2017 alle ore 14:10 | Permalink

    Ho 38 anni e sono sempre stata maltrattata in famiglia tra botte e insulti. Quando mio fratello ha iniziato a drogarsi e ad essere anche lui violento con me, ho ottenuto solo minacce da tutti. Sono seguiti anni orrendi. Per motivi economici non ho potuto allontanarmi dalla mia famiglia.
    Mio fratello si è suicidato da poco. Le cattiverie nei miei confronti non finiscono mai, perfino davanti a mio figlio. Mio marito se ne frega.
    Il dolore e la rabbia sono diventati troppo grandi da sopportare e sono diventata aggressiva anche io nei confronti di mio figlio di 4 anni.
    Penso che sia tardi ormai. Con lui ho rovinato tutto e non potendo andarmene da qui sarà solo peggio.
    Penso di farla finita anche io per salvare il bambino. No ho più scelta.

  58. Amaranta
    Pubblicato il 1 agosto 2017 alle ore 23:39 | Permalink

    Ho ricordi molto precoci della mia infanzia. Avrò avuto sì e no 2 anni quando sentii un senso di sollievo e benessere interiore quando quella donna, dopo avermi guardata con gli occhi sbarrati e avermi detto di fare la brava ché altrimenti al suo rientro mi avrebbe picchiata, scese le scale chiudendosi bruscamente la porta dietro le spalle. Sapevo che sarebbe tornata ma al momento non c’era più.
    Ricordo l’appuntamento fisso delle domeniche mattina quando in casa non c’era nessuno;appuntamento col terrore.
    All’epoca andava di moda il catch e Antonio Inoki era il suo idolo. Sembra buffa la cosa ma per tutta la settimana mi preannunciava che se non avessi tenuto la camera in ordine ci sarebbe stato il sopralluogo, di domenica chiaramente, quando in casa non c’era nessuno. A poco serviva lucidarla a fondo, avrebbe trovato qualsiasi cosa per scagliarsi come una furia su di me.
    Ricordo che ad un certo punto non sentivo più il dolore, volevo rimanere in piedi ma le gambe mi cedevano. Riversata a terra tra i calci e la testa che mi sbatteva a terra per i capelli, guardavo anch’io, come ho letto nei commenti sopra, particolari per sfuggire al sopruso. Guardavo la gamba del letto piuttosto che la penna caduta a terra nella furia o il calzino lasciato lì la sera prima. Lo guardavo, ne osservavo le forme e lo odiavo. Lo odiavo, perché quando tutto fosse finito e avrei dovuto raccoglierlo, mi avrebbe ricordato l’episodio appena successo.
    Quando la cosa finiva è sentivo finalmente la porta di camera mia sbattere dietro alle sue spalle (ancora come quando ero piccolissima), mi rialzavo tra il gusto del sangue in bocca e la gorata di piscio nei pantaloni.
    Ho letto che succede in natura, é una difesa dell’organismo per essere il più leggeri possibili ed essere in grando di scappare più veloci.
    …. Ma io, dove sarei potuta scappare? E soprattutto, da chi mi sarei potuta rifugiare? Da mio padre che ha sempre fatto finta di niente mettendo la testa sotto la sabbia?
    Non sapete quanto male mi ha fatto leggere le vostre esperienze. Mi ha fatto male per voi e per me rivivere ricordi che per una vita ho cercato di soffocare.
    Ho 46 anni e so che certe ferite non guariranno mai, ma la consapevolezza del mio vissuto, rivivere il dolore per quello che è stato perché mi aiuti a non sbagliare ulteriormente con mia figlia, é stata una manna dall’universo.
    Consapevolezza e duro lavoro. Ce la faremo.

  59. Roberto
    Pubblicato il 26 settembre 2017 alle ore 17:30 | Permalink

    richiedo di rimuovere l’ultimo commento:
    50. Roberto

    Pubblicato il 22 maggio 2017 alle ore 16:11 | Permalink

    Paolo Angelo

    Pubblicato il 30 maggio 2016 alle ore 15:40 | Permalink

    Caro Roberto, il suono metallico dell’armadietto delle scope che veniva aperto per prendere il battipanni

    E’ trascorso quasi un anno, avrei piacere di sentirti.

  60. Serena
    Pubblicato il 4 novembre 2017 alle ore 1:32 | Permalink

    Io sono diventata masochista, non riesco ad provare piacere sessuale se non venendo picchiata e sottomessa. Trovo eccitante essere punita e sentire il male dei lividi per giorni, mi rassicura e mi fa sentire che le botte sono un modo in cui ci si prende cura di me, un modo necessario.A volte mi picchio da sola. Penso spesso al suicidio.

    Ho iniziato a sentire queste sensazioni da piccola quando vedevo i miei fratelli e mia madre frustati con la cinghia e venivo legata per punizione. (tutt’ora essere legata mi da dei brividi di piacere). DA piccola desideravo essere punita e provavo piacere quando accadeva(cosa che portava i grandi a dire cose del tipo: sa di meritarsele. Le fanno benne etc)

    Penso che non si parli abbastanza del legame tra sculacciate e sviluppo di perversioni sessuali. Eppure l’idea del ti faccio male per il tuo bene e devi ringraziarmi per averti fatto male è già una forma morbosa di relazionarsi, così come trovo morboso e negativi tutti quei fumetti dove le sculacciate ai bambini vengono presentate in modo divertente( conosco molte persone che hanno scoperto le loro perversioni eccitandosi con quei fumetti)

    Si da la sculacciata perché è un mezzo facile di controllo ma a volte la vita sessuale della persona ne è stravolta per sempre perchè il sedere è una zona erogena e il bambino prova le sue prime sensazioni sessuali proprio venendo sculacciato. Questa è una realtà sconosciuta ai più ma che secondo me andrebbe esaminata più a fondo e di cui si dovrebbe parlare.

    La sculacciata è violenza. Punto.

  61. Mauro
    Pubblicato il 15 novembre 2017 alle ore 19:06 | Permalink

    Articolo molto interessante.
    Purtroppo mi riguarda, ma come si può risolvere il problema?
    Premetto che ho fatto e sto facendo di tutto per risolverlo (compresa la psicoterapia, le costellazioni familiari e molti altri lavori) ma ancora vedo ripetersi certi schemi che non mi permettono di vivere. Vi ringrazio se qualcuno sarà così gentile da darmi dei consigli.

  62. Slaano
    Pubblicato il 30 novembre 2017 alle ore 11:56 | Permalink

    Mi rivedo in moltissimi commenti e mi sento assalire da emozioni difficili da descrivere. Forse perché per una volta nella vita mi sento compresa appieno e libera di condividere il mio vissuto. Chi vive situazioni simili ha difficoltà enormi a parlarne e nasconde agli altri tutta la complessità della sua persona. E questo determina uno stato protratto di prigionia. Raccontare cosa ci è successo può aiutarci a lasciar andare quel passato che ci imprigiona ancora, anche a distanza di anni. Ci imprigiona perché continuando a custodirlo e a non condividerlo ce lo portiamo dentro, in quanto ce ne vergognamo. La vergogna è legata ai sensi di colpa. Se ci vergognamo è perché pensiamo ancora che in qualche modo sia colpa nostra.

    Ho 29 anni e sono cresciuta in una famiglia disastrata oltre che culturalmente diversa in quanto stranieri, quindi con tutte le differenze culturali dei genitori nel vedere la vita e l’educazione. Differenze che cozzavano con il mondo che noi bambini percepiamo esistere fuori dalle mura di casa.

    Mio padre ci picchiava di continuo, a cinghiate, bastonate, frustate. Ci trascinava per i capelli, ci tirava pugni in faccia, in pancia, ci sollevava e ci sbatteva a terra. Tornava dal lavoro e voleva sfogarsi su di noi bambini (inclusi mia sorella e mio fratello) e noi riuscivamo a distinguere i momenti in cui ci avrebbe picchiati. Indossavamo vari strati di indumenti per non sentire la frusta sul corpo, ma lui ci faceva togliere tutti i vestiti uno ad uno e ci lasciava in mutande e poi ci riempiva di frustate.
    Ci umiliava obbligandoci a togliergli le scarpe e i suoi calzini puzzolenti, dopo un’intera giornata di lavoro. Ci obbligava a pulire le sue scarpe, ad andare a prenderle nella stanza affianco, a mettergliele ai piedi. Ci obbligava a portargli l’acqua a letto, le sigarette e ogni cosa che chiedesse.
    Ci diceva che non valevamo nulla e che eravamo solo dei disgraziati. Nei momenti più aggressivi non si capiva più nulla, volavano coltelli, piatti, vetri, ci schiacciava a terra. Una volta mi ha schiacciato la testa contro il pavimento perché mi aveva vista abbracciare un amico in piazza. Avevo 15 anni e ricordo il terrore che ho provato quando ho visto che mi guardava con la mandibola serrata e i pugni chiusi. Ricordo anche che mentre mi schiacciava mi scoppiava la testa dal male e che non riuscivo a vedere bene.
    Ci riduceva a letto per giorni e ci dava l’aspirina per farci riprendere. Lo odiavo e lo amavo allo stesso tempo. O così credevo allora. Ho capito con il tempo che non era amore, ma paura.
    Con denunce e durissime lotte psicologiche lo abbiamo isolato, decidendo noi figli di non parlargli più e di fare blocco comune perché consapevoli che se uno avesse ceduto avrebbe massacrato gli altri. Pian piano lo abbiamo messo nella condizione di capire che era finita e che saremmo mai più tornati indietro. Per questo abbiamo passato mesi terribili in cui ci perseguitava. In cui dormivamo in macchina con mia mamma perché avevamo il terrore di tornare a casa, perché lui era arrabbiato ed era lì.
    Poi è passato alla pena andando via di casa per alcuni giorni e mandandoci lettere nelle quali diceva che eravamo la sua famiglia e che gli stavamo facendo tanto male e che si sarebbe suicidato davanti al portone di casa, così che tutti potessero vedere i mostri che eravamo e cosa gli avevamo fatto fare. Sì perché in tutto ciò lui viveva in casa con noi, si ostinava a starci attorno anche se non lo volevamo vedere.

    In due occasioni, sempre noi figli, lo abbiamo sbattuto fuori di casa facendogli trovare le valigie sulla porta, e lui se ne andava perché noi non gli aprivamo anche se urlava, minacciava, e tirava calci alla porta. Ma poi faceva pena a mia madre che se lo riprendeva in casa, mettendoci in pericolo e dando a lui conferme del suo operato.

    Lei lo sosteneva e gli stava affianco, e non era solo per pena. Chiaramente lo amava e le dispiaceva che rovinassimo la famiglia. Sapeva che avevamo ragione, ma allo stesso tempo secondo lei esageravamo. E quindi lo aiutava, gli stava vicino e lo consolava. Lei ci tradiva perché l’accordo era che nemmeno lei gli parlasse perché per funzionare l’isolamento doveva essere totale. Invece gli parlava, poi consolava noi, assumendo ruoli ambigui e aumentando i nostri sensi di colpa e di disagio e la paura di stare in casa soli con lui. In più tradiva lui perché non faceva altro che parlarci male di lui. Ogni occasione era buona.

    Cercava di convincerci a tornare indietro facendo leva sul fatto che fosse nostro padre e che ci amasse. Ci diceva che lui aveva venduto il suo sangue per noi, mantra di mio padre ogni volta che voleva fare appello alla nostra coscienza. Sangue che avrebbe venduto in Albania quando eravamo molto piccoli per darci da mangiare. Come se quel gesto valesse a cancellare tutte le sue angherie. Ma lo abbiamo sconfitto e nel 2008 lo abbiamo definitivamente eliminato dalla nostra vita. Da allora non gli parlo e nono vedo. Mi sono portata dentro la sua violenza ma anche la sua mancanza. Era un sentimento razionalmente sbagliato e sapevo di avere ragione, ma quel mostro mi mancava e io soffrivo molto di non avere mio padre. Una sorta di sintome di Stoccolma.
    Da mio padre e da mia madre ho ricevuto davvero tanto dolore. Ci hanno distrutti. A 18 anni sono entrata in depressione e ho tentato il suicidio. E quando mi sono svegliata in ospedale mia mamma era affianco a me e mi pizzicava forte un braccio e mi dicevo che ero una persona degenere perché le avevo fatto fare una brutta figura.

    Anche mia madre è stata una pessima madre e lo capisco solo ora. Lei non si poteva mai mettere in discussione siccome lavorava, ci manteneva, contrariamente a mio padre che non contributiva economicamente, ci difendeva da mio padre e quindi noi le dovevamo tutto. Una falsità, dal momento che mio fratello ha iniziato a lavorare a 15 anni come aiuto pizzaiolo la sera e io e mia sorella abbiamo iniziato a lavorare a 16 anni per contribuire economicamente a casa. Facevamo di tutto, cameriere nei bar, pulizie, le notti in ospedale come badanti nei mesi estivi.
    Non era normale pulire il sedere degli anziani a 16 anni, ma per l’assenza di ambizioni e prospettive future per i suoi figli mia madre ci faceva fare quel lavoro. Non faceva altro che rinfacciarci che lei si faceva in 4 per mantenerci, inducendoci così a fare quel lavoro per farla sentire appagata e fiera di noi in qualche modo. Ci diceva che la sua carne si consumava per noi e le sue gambe si strappavano per il dolore. E io immaginavo la sua pelle che si strappasse quando lavorava e mi sentivo davvero in colpa a chiederle di comprarmi qualcosa.
    Per lei era giusto che non avessimo amici, affetti al di fuori di lei, che non avessimo diritto all’adolescenza perché prima di tutto dovevamo lavorare per ripagarla dei sforzi fatti. Gli amici erano persone di cui non fidarsi. Fratelli e sorelle erano persone di cui non fidarsi completamente. Tutti erano persone di cui non fidarsi, eccetto lei, la madre esemplare.
    Non era ammissibile anche solo pensare che sbagliasse qualcosa con noi.
    Anche lei ci picchiava, anche se di meno di nostro padre e anche se esercitando meno forza fisica, ma ammetterlo era diventato un tabù perché non si poteva neanche dire che pure lei ci frustava e ci tirava per i capelli, ci prendeva a ceffoni, ci denigrava insultandoci in modi beceri e con parole pesanti. Ci dava degli imbecilli, ignoranti, buona a nulla. Ci dava delle vacche, delle pervertite e sosteneva che solo lei ci conosceva per lo squallore che sapeva avessimo. A mio fratello diceva che era una mezza persona, un ritardato, un pezzente. Ci attribuiva nomignoli e ruoli negativi.

    Ruoli che sia io che mia sorella e fratello ci siamo portati dentro per anni e con i quali ci siamo identificati e misurati, anche se non ci appartenevano, con tutti i conseguenti problemi nella percezione di noi stessi e l’uno dell’altro. Secondo mia madre io ero una capra perché andavo male a scuola, ed ero opportunista e subdola, ma allo stesso tempo ero come lei perché altruista e pronta al sacrificio. Mia sorella era intelligente ma perfida, egoista e pensava solo a sé stessa, ma era capace di grande generosità quando voleva. Mio fratello era uguale a mio padre: bugiardo, patetico, ladro, ma non era violento; era scemo, manipolabile, e per questo generoso.

    Ruoli che hanno inciso anche sul modo di raportarci tra fratelli e che hanno creato tensioni e litigi, allontanamenti, incomprensioni. Raporti che in alcuni casi sono sopravvissuti a tutto ciò e sono andati a rafforzarsi, ma solo dopo essere giunti al punto di rottura, come quello fra me e mia sorella. In misura molto minore è sopravvissuto anche il rapporto fra me e mio fratello, ma è ancora distaccato e pieno di percezioni errate della dimensione psicologica l’uno dell’altro. Mentre in altri casi sono crollati sotto le macerie di questa dinamica familiare, come il rapporto fra mia sorella e mio fratello che non si vedono e sentono da anni.

    Una madre deleteria che faceva leva sui sensi di colpa per placare ogni forma di ribellione. Una madre che negli anni è riuscita a convincerci della sua perfezione e a farci sentire male al pensiero di attribuirle qualsiasi forma di responsabilità per le difficoltà che abbiamo avuto nella vita.

    Una madre ambigua perché capace di profondo affetto e dolcezza e al contempo di una incredibile durezza in grado di farci sprofondare con i suoi sensi di colpa e farci percepire la sua vita come un sacrificio estremo (da ripagare prima o poi) necessario alla nostra sopravvivenza.

    Una persona che trattava diversamente i suoi figli e li metteva l’uno contro l’altro, li metteva in competizione per il suo affetto o la sua stima. A me diceva di non avere completa fiducia di mia sorella perché alla fine della fiera avrebbe sempre fatto la cosa giusta per lei. A mia sorella diceva di fare attenzione a me e le insinuava dubbi e gelosie verso di me, fino a spingerla a temere che potessi avere interessi nei confronti del suo fidanzato. Ricordo che questo episodio mi aveva davvero ferita e che avevo attribuito la colpa a mia sorella perché la percepivo come mia madre mi aveva insegnato a percepirla e non le credevo quando mi diceva che era stata indotta dalla mamma a dirmi di non essere amichevole con il suo fidanzato. Mi diceva che la mamma le metteva in testa paure e gelosie insensate e che le dispiaceva aver litigato con me per questa cosa. Ma pensavo che la mamma non c’entrasse proprio nulla, che fosse vittima delle sue menzogne perché infine sapevo era fosse egoista e perfida. Inoltre io ero ferita e non riuscivo a perdonarla di aver avuto quei pensieri e quei dubbi di me. Mi ero sentita tradita, spezzata dentro, dalle sue accuse.

    Una madre che aveva indubbiamente sofferto nel vivere con mio padre, perché lui picchiava anche lei e la maltratrava e tradiva, ma che era incapace di riflettere e capire, di mettersi in discussione riguardo al modo in cui si rapportava a noi.

    Una madre che forse per il suo vissuto, forse per il suo carattere, è diventata schizofrenica e che negli anni è diventata completamente incapace di essere autonoma.
    Una. Madre che ad un certo punto mi ha chiesto indietro la vita che mi ha dato in nome dei sacrifici che ha fatto per noi e che mi ha fatto diventare il suo genitore. Si sono invertiti i ruoli perché dai 22 anni in poi mi sono dimenticata di vivere per me stessa per prendermi cura di lei.
    Ho perso due anni di scuola per colpa della mia famiglia, ma mi sono iscritta di nuovo a scuola e mi sono diplomata. Con tantissima fatica perché per mia madre il mio era un capriccio e quindi dovevo lavorare perché servivano soldi per tirare avanti la baracca. Così lavoravo di giorno al bar, dalle sette del mattino alle quattro di pomeriggio. Poi alle sette di sera fino a mezzanotte andavo a scuola. Mi sono diplomata al serale, e per un pelo, con il minimo dei voti perché ero stressata da quell’ambiente familiare, perché lavoravo tutta la settimana e riuscire a studiare era difficilissimo. Specialmente perché credevo di non essere in grado di farlo. Mi era sempre stato ripetuto che andavo male a scuola perché ero incapace, quindi mi ero adeguata a questa visione di me. Mi ero identificata con essa. E mi sentivo sempre inferiore a chiunque. Quando sarei dovuta sentirmi fiera perché ho tenuto duro, nonostante l’ambiente familiare terribile che avevo.
    Mi sono iscritta all’università a 21 anni, andando contro tutto quello che mio padre e mia madre si potessero aspettare da me. Mi sono trasferita in una grande città e mi sono messa a studiare diritto, (semore lavorando ovviamente) rendendomi conto di essere brava e capace perché prendevo bei voti. Che le mie capacità venivano bloccate da loro, e che non fosse vero che non ero in grado di studiare. Questo mi ha dato carica, una carica incredibile e per la prima volta nella mia vita mi sono sentita libera e felice.
    Non vivevo più con loro, non sentivi urla e insulti. Dovevo solo imparare a relazionarmi con gli altri ragazzi giovani come me. Questione difficile perché ero prevenuta e sulla difensiva sempre, ma pian piano ho visto che una vita diversa era possibile. Era fuori dalle mura di casa, fuori da quella famiglia.

    Giusto il tempo di capire che avevo una vita intera davanti a me e di diventare ottimista sulle mie prospettive future e voilà che poco dopo un anno e mezzo mia madre iniziò a manifestate i primi problemi psicologici, o quelli che io credevo fossero i primi. Con il senno di poi mi rendo conto che aveva problemi da molto prima, ma non me ne ero mai resa conto.

    Da quell’anno ho iniziato di nuovo a non vivere, a stare sempre in ansia, ad avere continui mal di testa, ad avere paura del buio e a non riiscire a stare in casa da sola la sera, a sacrificare le lezioni e gli esami per accompagnarla a fare visite mediche di ogni genere per poi giungere, nell’arco di due anni, a capire che era un problema psicologico. Anzi, che aveva disturbi psichiatrici. Disturbi che sono andati a strutturarsi e a consolidarsi ogni singolo giorno. Che l’hanno cambiata ancor di più e che ci hanno fatto sprofondare in una dimensione nuova del dolore: quello costante, quello pieno di preoccupazioni, quello fatto di responsabilità più grosse di te, quello mentale. Quel dolore e quella consapevolezza che ti fanno assistere alla sua perdita di senno e di autonomia, non potendo fare niente per far andare diversamente le cose. Quel dolore logorante che ti scava dentro e ti svuota portandoti via anche quella unica figura che ti era rimasta, per quanto dannosa.

    Ho iniziato a dimagrire e ad avere disturbi alimentari, a vomitare, perché il vomito in qualche modo mi liberava. Mangiavo in modo compulsivo e poi vomitavo. Sempre quando entravo in contatto con lei.
    Era sempre presente nella mia vita. Invadeva ogni mio spazio. Mi telefonava 3,4,5 volte al giorno e io da figlia diligente stavo sempre a disposizione.
    Mi piombava a casa all’improvviso con i suoi deliri e la sua rabbia e io non riuscivo a controbattere perché non mi dava mai retta e tutto quello che cercavo di spiegarle veniva sminuito dicendomi che se anche facevo l’università ero comunque incapace, che non capivo niente e che i miei studi erano inutili.
    Tutto quello che cercavo di fare per aiutarla era inutile. Andavo dai medici, assistenti sociali, cercavo di capire come poterla inserire in un percorso farmacologico che potesse tenerla ancora qui con la testa. Ma era tutto inutile con lei perché era impossibile ragionarci e spiegarle che quello che le stava succedendo era una malattia mentale che si chiama schizofrenia. Le sue convinzioni erano inscalfibili. Le sue decisioni erano indiscutibili. Era così come diceva lei, punto. Mi sentivo morire dentro, assalire dalla rabbia perché pensavo di non avere fatto abbastanza per aiutarla. Pensavo che avrei potuto fare qualcosa di più, qualcosa di diverso. Sentivo che potevano esserci altre vie percorribili, ma lei me le negava sempre. Mi chiedeva di prendermi cura di lei ma non me lo permetteva. Mi chiedeva di darle attenzioni ma mi trascinava nelle sue psicosi costringendomi a fare për lei cose assurde. Non riuscivo a dirle di no perché me la metteva sul un piano emotivo dei doversi verso di lei, che era mia madre. Mi sentivo come una pentola a pressione, una bomba ad orologeria pronta ad esplodere da un momento all’altro, ma nonostante ciò placavo tutto, mi auto controllavo, perché mi sentivo in qualche modo perennemente in colpa nei suoi confronti per via dei suoi sacrifici.
    Era come se fosse diventato il mio fardello per ripagarla di averci fatto vivere.
    Nel frattempo lei ha avuto anche dei ricoveri in TSO e chi ha dovuto gestirla sono stata io. Mio fratello vive in un’altra regione da 5 o 6 anni, credo che si sia allontanato inconsapevolmente per sopravvivere a questo ambiente familiare tossico. Mia sorella si è spostata prima in un’altra regione e poi all’estero è ormai vive distante da mia madre da 4 anni e da 3 anni a questa parte ha interrotto completamente i raporti con lei.

    Dallo scorso anno ho iniziato un percorso serio di analisi perché stavo entrando di nuovo in depressione per lo stato di impotenza nel quale mi sentivo di versare. Anche perché mia madre non assume farmaci e terapie e si è giunti a un livello di esasperazione totale. Però chiede continuamente il mio tempo, le mie attenzioni. E lo fa facendo sempre leva sul fatto che mi ha dato la vita.

    Per fortuna però sto imparando a capire che la fonte dei miei problemi, la paura del domani, e il mio senso di inadeguatezza è dovuto solo a loro e che devo essere fiera della persona che sono perché i loro modi e la loro aggressività non mi appartengo. Inizio finalmente a rendermi conto di riuscire a non sentirmi di piombo solo se non la vedo e non la sento. Di non avere bisogno di lei. Anzi, di avere bisogno della sua assenza. Vorrei essere capace di distaccarmi da lei competente, ma ho comunque dei sensi di colpa che non me lo permettono ancora. Purtroppo le famiglie violente sono visceramente legate e non è semplice prendere le distanze in modo completo.
    Tuttavia sto imparando a mettere dei muri e riesco a vedere come, man mano che passa il tempo, i sensi di colpa si indeboliscano e la mia autostima aumenti.
    Ho proseguito e recuperato terreno anche nel percorso di studi e mi sto per laureare. Ho una relazione stupenda con il mio fidanzato, con il quale sto da 7 anni, che mi ha insegnato davvero tanto. Lui e la sua famiglia mi hanno restituito una visione familiare normale e non compromessa dalle dinamiche allucinanti che ho vissuto. Mi hanno fornito un modello di vita e di pensiero e un affetto alternativo, che mi ha incoraggiata a intraprendere il percorso di analisi che sto facendo.

    A chi si sente perso e solo e convive con dinamiche simili vorrei dire di essere forti e di uscire da quella casa, che la salvezza e la vita sono fuori da quelle mura. Di non avere paura di lasciare andare rapporti familiari tossici, perché sono come un veleno che ogni giorno ti ammala. E di non avere timore di chiedere aiuto psicologico. Prendere consapevolezza della tossicità nella quale si vive fornisce un potere incredibile: il potere di cambiare le cose, il proprio futuro e destino.

  63. Carlo
    Pubblicato il 3 dicembre 2017 alle ore 2:12 | Permalink

    Io ho subito un abuso…. a 5 anni. Ho appena compiuto il mio 46 esimo anno di vita. Ma desidero andarmene. Ho rimosso completamente fino a quando ho dovuto fare uno sforzo profondo per riesumare… quel terribile evento. Sono molto malato… e ho delle fragilità che non posso curare con la psicoterapia…. però ce la metto tutta. Anche se in apparenza sono gioviale e allegro… è una maschera per nascondere tutto il dolore. Sono esausto.

  64. Adele
    Pubblicato il 7 dicembre 2017 alle ore 0:26 | Permalink

    Ho 20 anni e da neonata che subisco violenze fisiche e psicologiche.
    Ho sempre ascoltato mio padre per ore ed ore lamentarsi di tutto, lavoro, soldi e della vita che lui avrebbe voluto fare.
    Ho iniziato a capire tutto all’età di 10 anni quando riuscivi a capire cosa fosse giusto o sbagliato. Lo vedevo scaraventarsi su mia madre per un bicchiere rotto,un pasto non cucinato da cuoco a 5 stelle, erano urla e botte, vedevo nei suoi occhi il male mentre negli occhi di mia madre una vittima innamorata di un uomo sbagliato. Mio padre ha sempre predicato il valore della famiglia, famiglia sacra ed amore ovunque…ti ammaliava con quelle parole, ti faceva capire che lui fosse il migliore. Purtroppo in uno dei suoi discorsi é venuto fuori che dà neonata , INVOLONTARIAMENTE PER COLPA DELLE CURE CHE LUI FACEVA IN QUEL TEMPO PER UNA MALATTIA,mi abbia dato qualche ceffone perché io piangendo lui impazziva picchiando anche mia madre ché secondo lui non mi teneva a bada. Beh da li ho collegato tutto ciò che ricordo.
    Spesso quando lui mi urlava avevo paura e mi facevo la pipì addosso(ancora oggi mi capita) da li partivano calci e ceffoni, mi metteva in castigo fin quando lui non sbolliva su mia madre e pou mi chiedeva scusa dicendo che la famiglia è importante. Sono anni che io mia madre e mia sorella siamo terrorizzate quando lui é a lavoro ci sentiamo libere ma non appena si avvicina la fatidica ora cambiamo, tutte a controllare che sia tutto al suo posto (altrimenti sono urla e chissà cosa). É da un po di tempo che scampo dalle sue mani,per fortuna, ma le sue parole sono pesanti,troppo, é un continuo sentirsi dire sei grassa ( cosa non vera),sei una delusione ecc ecc.
    Ho avuto problemi alle medie con una professoressa che aveva dei componenti simili a lui,non riuscivo a sopportare di dover subire quello anche a scuola e pian piano dal forte stress ho iniziato a soffrire di alopecia nervosa ed autolesionismo .
    Ho chiesto a mia madre il perché non si fosse mai allontanata da lui, lei mi ha risposto come la maggior parte delle donne: perché non sapevo come sostenerci e dove andare… Ho iniziato a farle capire che tutto questo è sbagliato non è amore!
    Ad oggi si continua fortunatamente solo con urla ed offese ( per me e mia sorella), comanda lui e noi siamo le sue schiave, poi riparte con il suo amore per la famiglia.
    Per mia madre purtroppo non è finita si continua di nascosto con le mani.
    Ad oggi soffro di depressione,rabbia incontrollata e con una paura immensa di rimanere sola.
    Sono fidanzata da 3 anni e solo grazie al mio fidanzato riesco a sentirmi ascoltata ed amata, cerco di superare questa fase di depressione, lui mi sta aiutando ma fin quando non avremmo una stabilità economica non potrò andare via. Spero che mio padre un giorno capisca quanto male ci ha fatto e ci sta facendo, ci provo tutti i giorni a fargli capire che tutto questo non é amore.. non è FAMIGLIA.

  65. Alessandro
    Pubblicato il 11 gennaio 2018 alle ore 20:14 | Permalink

    devo ammettere che non me la sono sentita neanche di finire di leggere il racconto,
    comunque sono stato picchiato 3 volte la settimana di media da piccolo a cinghiate per
    la maggiorparte e schiaffi come il pane…
    e le contavo dandole un voto sul dolore recepito (gurdando la fotografia della madonna appesa in cameretta), comunque si la media è + o – giusta,
    i miei sono stati davvero scaltri nel gioco… preparandomi a capire che in tutte
    le famiglie cio accadeva di sicuro, ma era una spece di gioco per cui si doveva
    dire il contrario davanti agli altri, promettendomi che se chiamavo il telefono
    azzurro ne avrei avute molte d+, tentai di dirlo ai miei maestri a scuola
    ma la maggiornaza delle volte non mi davano retta e la volta “regina” che me lo chiesero
    seriamente, mentì, come mente un bambino? si sono guardate negli occhi le insegnanti ma anche li non hanno approfondirono….
    tuttora ho sviluppato una patologia mentale,
    e credo che ne avro per il resto della vita.

  66. Elisa
    Pubblicato il 23 febbraio 2018 alle ore 3:14 | Permalink

    Sono nata da una notte di passione di due ragazzi incoscienti che a causa mia furlno costretti a sposarsi. Mio padre lavorava a 200km da casa, mia madre viveva male la maternità, era sola (nonostante 7 sorelle) depressa, era stata privata della sua gioventù da un esserino, e quel esserino ero, sono io. Di lei ricordo solo le botte, le urla, gli insulti a mio padre, il suo sguardo demoniaco. Quando avevo 8 anni i miei si separano, mio padre lavora fuori, quindi insieme a mia sorella di 4 anni veniamo affidate a lei. Così assisto alla sua depressione, alla sua anoressia, ai suoi tentativi di suicidio. Ho 8 anni, vado a scuola da sola, mi sveglio da sola, accendo la stufa da sola, mangio solo quando mi viene concesso andare dai nonni,ai quali mia madre aveva consegnato mia sorella. Tornavo a vivere solo quando tornava papà, a cui mai perdonerò di avermi lasciata da sola. Crescendo cresce anche la sua violenza. Io cominciavo a scappare di casa, lei a picchiarmi a sangue. Uscivo da questo inferno dedicandomi maniacalmente allo studio e alla lettura, motivo per cui venivo considerata asociale da lei e le sue sorelle.A 12 anni finì l’incubo, venimmo affidate a nostro padre dato che aveva cercato e trovato lavoro vicino casa. Per molti anni non sono andata a trovarla spesso, quando andavo erano sempre botte e litigi. Oggi, a 21 anni, ci vado, è malata di una forma di Parkinson giovanile. Oggi è tranquilla, sedata dal gran numero di psicofarmaci che prende. La odio ma vederla soffrire mi fa un male tremendo, sarebbe meglio che morisse. La mia vita oggi è fatta di immensa solitudine, di dolore, di ansie, senso dilagante di inutilità, scarsi rapporti umani,nessun rapporto con gli uomini. Non posso essere felice, io che venendo al mondo ho causato solo sofferenza agli altri.

  67. Tomi
    Pubblicato il 7 maggio 2018 alle ore 16:57 | Permalink

    Ciao ho 16 anni, è un po lunga la storia ma la voglio raccontare.
    Sono stato abbandonato dai miei genitori e ho passato 2 anni in istituto e poi mi hanno preso in una casa affidataria e io ero il bambino più felice del mondo, i primi giorni erano normali, vivevo come un bambino di 6 anni normale, prima di raccontarla vivevo con 2 fratellastri, è 1 si quei fratellastri era il loro proprio figlio e l’altro è stato preso in affido come anche la mia sorellastra.
    Dopo pochi giorni R****** che era il mio padre affidatario, lo chiamerò R****** perché non mi va di chiamare una persona così di merda papà, ha cominciato a picchiarli a farmi lavorare ecc…
    Quando tornavano a casa eravamo felici finché non arrivasse lui è li era l’inferno, lui mi odiava ma proprio odiava e non sto qua a raccontare tutta la storia se no non finisce più, dovevo sempre aiutarlo a lavorare quando era a casa e in più le prendevo e mi dava tantissime punizioni, mi faceva mettere in ginocchio dritto con due bottiglie in mano e mi faceva stare li due ore e lui stava a guardare e qualche volta mi tirava delle sberle e questo ve lo giuro senza motivo, mi ha dato tante punizioni senza motivo e me lo chiedo ancora oggi il perché, aveva qualche anello sulle dita, magari quando lavoravo con lui è sbagliavo una minima cosa è avvolte anche così senza motivo mi tirava dei sberloni e mi faceva abbassare la testa e mi dava 2/3 pugni con lanello, infatti avevo sempre le bernocche, poi ci sono state volte che mi ha fatto molto più male però, questo capitava anche al mio fratellastro ma molto di meno, lui mi prendeva sempre in giro sto parlando di R****** e mi ha fatto considerare un nullità e mille altre cose, 2 anni di inferno e io ero molto piccolo non mi sono reso conto di tutto questo, mi adottarono qua in Italia e me ne andai e adesso ho una famiglia meravigliosa che mi da tutto e vorrei dagli il mondo.
    Non ho mai pensato al mio passato per 7/6 anni, ma veramente poco ci ho pensato e quando lo raccontavo a qualcuno lo raccontavo fiero, e lo raccontavo come se non fosse capitato a me, adesso ho 16 anni e da è un po di tempo che sto passando un periodo molto molto difficile, non riesco a dirlo perché il 99% di voi non capirebbe non perché siete stupidi non voglio offendere nessuno però è complicato, lo capisco poco io, avevo mille paura di stare in mezzo alla gente ecc..perché da un giorno all’ l’altro, quella parte di me da piccolo impaurito come non so cosa si è congiunto al presente, a me, me la sono sempre nascosta quella parte, quelle emozioni, è da lì è cominciato un viaggio difficile e sono fortissimo e ce la sto facendo, però credetemi è dura, tu provi paure del passato ecc.. lui mi ha trasmesso solo cose negative, sembra tranuqilla la cosa come lo scritta, Ma non è stata così, non co credo ancora quello che ho passato da piccolo, detto questo se qualcuno sta passando una cosa così simile o che ha passato mi risponda perfavore, mi farebbe piacere:) e magari parliamo un po meglio.

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  1. […] per comprendere perché un luogo sicuro si sia trasformato in un posto che fa paura e come gli studi dimostrano un bambino picchiato è sempre un bambino […]

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