Il bambino disegna il suo mondo interiore

Il disegno di un bambino apporta una quantità di informazioni molto più preziose rispetto alle parole, che dominate da chiusure e da tabù educativi ci rivelano ben poco: inconsapevolmente egli ci offre molto del suo mondo interiore, liberandosi contemporaneamente di molteplici tensioni patogene inconsce, specie nel disegno libero e spontaneo.

Nel disegno infantile, sia spontaneo che su tema suggerito, il bambino esprime il proprio mondo interno e le sue problematiche, tensioni e desideri, le proprie angosce e le loro risoluzioni. I personaggi disegnati sono una rappresentazione del suo mondo interiore: facili da vedere, ma difficili da interpretare.

Questa complessità ci sottolinea che nel linguaggio del disegno infantile è necessario tenere presenti le cinque regole di base che lo governano:

  • il bambino disegna utilizzando un codice autentico, fatto di innumerevoli modalità espressive e simboli infantili con cui egli esprime in ogni momento la propria verità;
  • il bambino non obbedisce ad alcuna regola teorica ma soltanto al proprio istinto;
  • ogni parte del suo disegno, anche la più piccola, esprime qualche cosa di lui stesso: qualche aspetto delle sue preoccupazioni o dei suoi desideri;
  • nel livello manifesto del disegno, ossia in ciò che è evidente, il bambino esprime le piccole preoccupazioni o gli interessi del momento, espresse con piena consapevolezza;
  • nel livello latente o profondo del disegno, il bambino vive un’autentica proiezione dell’universo personale, soprattutto inconscio.

Inoltre, volendo approfondire la comprensione della dinamica interiore, si deve tener presente che in tutti i disegni che il bambino produce, egli esprime un meccanismo elementare: la sua regressione. Essa consiste in un “ritorno incosciente e difensivo a un discorso, a un fantasma e, a volte, a un comportamento significativo, anteriormente vissuto” (P. Martin): in esso egli proietta i suoi stati d’animo, i suoi desideri così come le sue frustrazioni, dando vita, secondo H. Aubin, a:

  • un’immagine di sé stesso (proiezione speculare), tal quale essa è;
    Ettore, 5 anni, disegna una figura maschile
  • un’immagine di ciò che egli vorrebbe essere (proiezione del suo Io ideale): un bambino grassoccio si disegna longilineo;
    Caterina, 5 anni, disegna una figura femminile
  • un’immagine di ciò che egli rifiuta o ripudia (proiezione catartica): un bambino abituato agli insuccessi scolastici si disegna con orecchie d’asino;
    Massimo, 5 anni, disegna una figura maschile
  • un’immagine giustificatrice (proiezione della propria autorità interna): un bambino aggressivo disegna personaggi malvagi, contro i quali l’aggressività è giustificata.
    Alessio, 5 anni, disegna liberamente

Il mondo nel disegno è percepito dal bambino in accordo con i suoi istinti, come una sorgente possibile di soddisfazione o come una possibile minaccia: quindi è facile scoprire tramite ciò che raffigura se la madre, quale oggetto primario d’amore, è fonte di soddisfazione o frustrazione.

Francesca, 6 anni, disegna la sua famiglia trasformandola

Floriana, 12 anni, disegna una figura femminile

Saranno proprio i desideri istintivi e i timori, che falsificano la realtà, ad essere proiettati per primi sia nello scarabocchio che nel disegno stesso, grazie al fatto che l’Io del bambino elementare e primitivo – non ancora coperto da difese e perciò fulmineo nell’usare simboli arcaici ed in contrasto con il più differenziato Io futuro – è debole ed impotente nei confronti sia dei propri istinti che del mondo esterno.

Francesco, 2 anni e 6 mesi, scarabocchia

Alberto, 4 anni, disegna la sua famiglia trasformandola

Il bambino, grazie al suo simbolismo primitivo e regressivo, manifesterà nel disegno deformazioni simboliche e facili storpiamenti, i primi affetti repressi, richieste e paure istintive, i primi oggetti temuti o amati e le prime idee, ancora indifferenziate ma di verità autentica.

Questo è il suo Sé reale e nemmeno la sua più piccola parte andrebbe svalutata o non percepita. In seguito, con la crescita, molti segni andranno persi perché un Sé falso o costruito prenderà il posto del Sé reale e resteranno solo pochi indizi di ciò il bambino vuole veramente esprimere.

Carlo, 4 anni, disegna la sua famiglia trasformandola

Matteo, 4 anni e 4 mesi, disegna la sua famiglia

Orlando, 5 anni, disegna la sua famiglia

Riguardo allo schematismo dell’evoluzione affettiva del bambino, quale risulta dalla teoria psicoanalitica, è ben evidente la presenza dei tre stadi classici dello sviluppo della pulsione sessuale – orale, anale e fallico – perfino nei bambini più normali.

Un arresto libidico in uno di questi stadi può determinare una regressione di tutta l’organizzazione affettiva del bambino: disturbi di dipendenza, aggressività e narcisismo, forme di ossessività e maniacalità, squilibri nel carattere infantile. Tale arresto libidico è una fissazione, intesa come “processo per cui una persona diventa o rimane ambivalentemente legato ad un oggetto, che era appropriato in uno stadio precedente dello sviluppo” (C. Rycroft), laddove per “oggetto” si potrebbe intendere con J. Laplanche e J.-B. Pontalis “persone o immagini”.

In qualità di sintomi strettamente legati a fissazioni o arresti nello sviluppo della pulsione sessuale rappresentano pertanto i tratti tipici dei bambini a rischio.

Nicola, 4 anni, disegna una donna

Paola, 4 anni, disegna una figura maschile

Paola, 4 anni, disegna la sua famiglia

* È fondamentale sottolineare che per questi e altri casi esposti, i disegni sono test psicodiagnostici che consentono solo un orientamento alla diagnosi, e non la diagnosi stessa.

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