Il bambino “dilatato”

Quando si parla di “dilatati” (L. Corman, 1997) ci riferiamo ad un processo essenzialmente dinamico che porta l’individuo ad avere un carattere tendente al movimento, all’apertura al mondo e al facile adattamento. Questo si nota sin dalla prima infanzia: i “dilatati” sono dei bei bambini che crescono facilmente e regolarmente; di solito crescono da soli e si inseriscono bene nell’ambiente in cui crescono, anche se in realtà l’inserimento si limita nel luogo in cui vivono, al di fuori del quale mostrano molta difficoltà a mantenere il proprio equilibrio.

Grazie alla loro apertura, questi bambini non riescono a controllare le loro emozioni, che finiscono per leggersi facilmente sul viso: gioia, tristezza, collera, angoscia, esaltazione o depressione si esprimono apertamente e in maniera troppo amplificata. Hanno il sorriso, il riso, e le lacrime facili.

L’espansione senza freno del bambino dilatato fa sì che le sue pulsioni istintuali si esteriorizzino con grande vigore. Il più sviluppato di questi istinti libidici è l’oralità, da cui questo bambino è governato. Da ciò deriva un essere fortemente goloso, desideroso senza limiti di giocattoli, che sono oggetto del suo divoramento, bramoso di tante coccole e carezze, che non servono ad un’effettiva crescita ma a rinforzare la crisi di collera quando il relativo appagamento è sottratto.

Questo modo di agire del bambino dilatato non è semplicemente un modo di comportarsi, ma una nevrosi infantile e va curata in primis dai genitori e poi dall’ambiente (scuola, gruppo sociale, operatori del settore).

Un aspetto caratteristico della sintomatologia di questa nevrosi è l’angoscia orale connessa alla bramosia orale, che porta il bambino dilatato ad avere componenti inconsce di invidia e di gelosia, le cui manifestazioni comportamentali sono quei tratti sopra descritti. Per curare l’aspetto dilatato di questi bambini è necessario analizzare l’angoscia orale e i conflitti che derivano da una disfunzione dei tratti orali.

Se tutta la formazione del carattere del bambino è sotto l’influsso orale, si sviluppa nell’individuo, prima infantile poi adulto, un fatalismo ottimistico che lo conduce all’inattività. “Tutto il loro atteggiamento verso la vita fa riconoscere l’aspettativa che il seno materno fluisce per loro, per così dire, eternamente” (K. Abraham, 1925).

Se l’intenso desiderio a procurarsi soddisfacimento orale è curato in tempo, molti comportamenti del bambino dilatato sono automaticamente normalizzati: il senso dello straripare, l’ostinazione a parlare, i comportamenti ostili e mordaci, l’insistenza impaziente, la fretta, l’inquietudine e l’eterna insoddisfazione, l’avidità del cibo (che inevitabilmente porta all’obesità), un digerire quello che già si è assorbito, un irrefrenabile impulso a dare sulla base di eccessive simpatie, ed infine una presenza di forti tratti di generosità.

Se si conduce una attenta analisi dell’aspetto fisico, dell’umore, e del modo di comportarsi, se si analizza lo sfondo familiare e la storia personale, le influenze ambientali significative ma soprattutto l’evoluzione delle pulsioni, si potrà facilmente correggere l’errore.

In tutti i casi, comunque, correggere l’errore non consisterà nel sottrarre l’oggetto al bambino, né questo modo di comportarsi sarà mai una buona terapia. Questo modo di procedere ridimensionerà il tratto orale ma non curerà l’angoscia sotterranea. Se invece nel bambino si sviluppa la funzione di conquista dell’oggetto desiderato, allora il bambino canalizzerà l’angoscia trasformandola in un sano desiderio.

Il genitore di questo bambino non deve solo comprendere che ha dato molto e in maniera indifferenziata, ma soprattutto imparare a motivare il bambino ad avere una coscienza dell’oggetto.

2 commenti

  1. Laura
    Pubblicato il 22 luglio 2005 alle ore 13:45 | Permalink

    Immagino che la funzione di conquista dell’oggetto debba necessariamento passare attraverso una piccola frustrazione e magari un leggero pianto prima di riprendere l’oggetto! A questo punto la madre o anche il padre dovrebbero avere questa abilità nel tollerare il pianto o il capriccio momentaneo cioè imparare a tollerare l’aggressività del bambino. Mi pare di veder molto spesso genitori che oscillano paurosamente tra un lassismo indifferenziato e una rabbia indifferenziata. Mi pare che questi genitori abbiamo difficoltà a concepire la relazione con il figlio come un divenire continuo, ma hanno bisogno forse per un loro smembramento interno di categorizzare una relazione “tipica” per esempio affettuosa e premurosa o aggressiva e severa. Credo che questo sia il limite che molte persone danno anche alle relazioni con il loro partner, ma in questo caso trattandosi di un bambino la rigidità relazionale viene poi introiettata.

  2. rosa
    Pubblicato il 1 agosto 2005 alle ore 21:54 | Permalink

    Penso che il fattore ambientale contribuisca molto in questi casi,i bambini vengono cresciuti in campane di vetro nelle quali il mostrare le varie fragilita nn puo comprtare altro che un senso di protezione e continuita con chi si prende cura di loro.Continuita che viene bruscamente interrotta nella diversita del mondo reale invidiando gli altri che invece nn sembrano soffrire della discrepanza tra dentro e fuori e cercano di colmare il loro vuoto con il cibo. Sono pero anche bambini che sanno trascinare gli altri in relazioni molto intense,simbiotiche e sono molto amati o molto odiati anno il controllo dell’altro ma nn sanno sfruttare questa capacita e si sentono soli

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