Homo criminalis

Ma perché non analizzare le reazioni impulsive originarie e asociali del bambino all’autorità, invece che vedere – nella più completa rimozione del genitore, della famiglia, della scuola e dell’istituzione – lo sviluppo del delinquente già all’opera?

Ma quanti sensi di colpa ha questa società e i suoi notabili per non capire che non si può fare solo una prevenzione medica e tracciare le linee guida per aiutare il cittadino a non ammalarsi, non si può fare solo una prevenzione psichiatrica per ripetere che l’atto criminoso è spesso “giustificato” con forme gravi di disturbi della personalità, ma si deve fare soprattutto prevenzione psicologica, comprendere la necessità di una diagnosi psicologica, di una criminologia psicoanalitica che analizzi e rintracci i primi segni nel bambino e nell’adolescente di fissazione patologica che, se non curati, inevitabilmente porteranno al futuro delinquente.

I segni, gli indizi, i precursori di un futuro comportamento delinquenziale sono ben noti ad una disciplina psicologica e psicoanalitica, ma non sembrano interessare a nessuno: non se ne parla, non si forma a coglierli né il genitore, né l’educatore, né l’intera comunità. Un approccio psicoanalitico al problema della delinquenza permette di mettere a fuoco le componenti distruttive, gli impulsi bassi che già operano nel bambino nei confronti del genitore, i conflitti inconsci non risolti: il delitto in età adulta si presenta pertanto come una nevrosi abortita – espressione di F. Alexander – per l’incapacità dei soggetti di sopportare le enormi tensioni psichiche che il tentativo di soluzione in forma intrapsichica esigerebbe.

La psicoanalisi offre alla società un mezzo diagnostico differenziale della delinquenza, uno strumento terapeutico tramite il quale negli impulsi aggressivi e libidici del bambino, soprattutto egoista, geloso, aggressivo, indifferente agli altrui bisogni e spontaneamente impenetrabile ai principi morali dell’adulto, vede tendenzialmente un criminale in miniatura. F. Alexander e H. Staub: “il criminale trasforma i propri naturali impulsi asociali in azioni, come lo farebbe il bambino solo che lo potesse“! Ma vi è di più. La psicoanalisi, chiarendo l’automatismo dei conflitti inconsci non risolti, conferma la teoria del determinismo psichico ed interpreta l’azione criminosa come prodotto di una serie di cause determinate di cui – è il caso di ripeterlo – non si vuole né prendere coscienza, né coltivare una coscienza popolare che possa giovare, persino in Italia, ad una migliore intelligenza del delinquente e del delitto.

Gli stati affettivi patologici, le tendenze asociali, le condotte impulsive e di dipendenza che agiscono nell’infanzia devono essere seguite e curate molto tempestivamente nel bambino, nell’adolescente e nel giovane, tramite strutture psicosanitarie che possano proporre e organizzare sistemi di diagnosi prescrittive e preventive da condividere con le altre professionalità ed istituzioni, così da realizzare una vera e propria gestione psicosanitaria “al nanosecondo”, che dia il necessario vantaggio agli operatori per prendere l’iniziativa verso il bambino problematico, prima che sia lui ad agire in qualità di delinquente.

È necessario correre contro il tempo di crescita dei bambini con patologie, perché crescere significa amplificare i contrasti, strutturare le patologie, fissare le difese, irrigidire in maniera irreversibile i comportamenti delinquenziali. Impulsi non controllati (specie quelli aggressivi) si comportano un po’ come lo sviluppo economico di questi decenni: in economia la crescita può produrre rifiuti, smog e masse di merci incontrollate così come la crescita degli impulsi psichici non controllati può produrre delinquenza, caos, crimini, guerra, quali espressioni di masse di individui la cui funzione dell’Io è profondamente pregiudicata.

In questi giorni ci colpisce profondamente il caso del piccolo Tommaso e il suo triste epilogo: ebbene molti avranno visto l’intervista al suo rapitore-assassino reo confesso, e avranno visto il padre di Tommaso parlare – consciamente ignaro – del pregiudicato assassino di suo figlio come di una persona perbene, educata, i cui figli giocavano con suo figlio. Di questa personalità criminale, come di tante altre, sono andati persi gli indizi e i precursori che, sicuramente visibili nella sua storia infantile sottoforma di comportamenti asociali, aggressivi e impulsivi, oppure autistici perversi, erano chiari messaggi di una futuribile delinquenza adulta.

L’esigenza del grande giurista austriaco Liszt, secondo cui i tribunali debbono prendere posizione non difronte al fatto ma difronte al delinquente, rimane ancora oggi solo un pio desiderio, nonostante S. Freud (ma anche C. G. Jung, S. Ferenczi, W. Reich) abbia magnificamente sviluppato in forma scientifica l’esplorazione della personalità umana. Attendiamo, idealmente insieme ad Alexander e Staub, l’ingresso della psicoanalisi nella sala d’udienza, che costituirebbe il primo passo verso la realizzazione di tale esigenza, poiché “quand’anche nei casi che maggiormente colpiscono, viene riconosciuto uno stato di infermità e ciò più per il colpo d’occhio psichiatricamente sperimentato che per esatto sapere psicologico, è sempre impossibile, senza una esperienza psicoanalitica, comprendere più profondamente queste personalità e loro azioni“.

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