Figli e spazi morbosi

Lo spazio in cui vive il bambino rappresenta il linguaggio della sua psiche e determina, in certi casi, il suo comportamento.

I genitori danno di solito poca importanza all’arredamento della camera del bambino e al valore simbolico che riveste per l’evoluzione della sua psiche: sono in molti momenti oltremodo attenti e dotati di abilità e competenze tecniche – anche più dello stesso architetto – nel posizionare i mobili nel posto giusto e nel fare combinazioni magiche di pezzi di un arredamento tra il classico e il moderno, ma come spettatori di uno spazio simbolico da offrire al proprio figlio si alienano in movimenti meccanici, quando non sono completamente assenti.

Strutturare per un figlio un habitat che non sia solo uno spazio effettivo di vita ma che abbia un valore simbolico significa per il genitore progettare anche parte della personalità del proprio figlio.

Partendo da tali premesse non si può non osservare come spazi consumistici, in cui prevale la quantità e la massificazione degli oggetti, producano nel bambino comportamenti aggressivi e irascibili a cui spesso anche il genitore più determinato nelle sue regole educative soccombe, cedendo a quell’oggetto che il bambino reclama con impulsi irrefrenabili.

Se già è abbastanza facile intuire come per i commercianti sia normale strutturare uno spazio per “progettare comportamenti” nelle persone e farle abboccare, ancor più facilmente possiamo intuire che ciò avviene in special modo nei bambini, poiché il loro Io è fragile.

Come se non bastasse gli stessi genitori propongono al proprio figlio, nella camera o nella stessa casa, uno spazio vissuto pieno di oggetti, giocattoli e una miriade di mobili: letto su – letto giù – divano letto – giropanca – armadio – appendiabiti – librerianumerouno – librerianumerodue – credenzone per appoggiare eventualmente altri libri – étagère per mettere riviste e libri – vetrinette in cui depositare alcuni libri preziosi – scrivania su cui si depositano carte e libri – portascarpe con scarpe che in eccesso sono disperse per l’intera casa – portacd con cd che sono posizionati sul mobile perché sono così tanti che inevitabilmente non c’è più spazio all’interno e a cui aggiungiamo uno sgabello con su altri cd e poi un piccolo tavolo su cui posizionare parti residue di oggetti ed infine mille bambole, peluche, orsacchiotti, macchinine, videogiochi, eccetera, eccetera, eccetera…

Abbiamo progettato per la psiche di nostro figlio uno spazio morboso.

Lo spazio morboso è:

  • spazio caotico;
  • spazio di influenzamento e schiacciamento;
  • forma di vicinanza alienata, come contatto nero in cui l’immediatezza tattile e la reciprocità non hanno dimensioni;
  • spazio senza respiro;
  • spazio con un continuo vissuto di pieno e affollato, in cui l’oggetto estraneo diventa familiare e ogni tipo di rapporto oggettuale risulta amplificato;
  • ambiente troppo calmo, protetto e uterino, in cui l’indifferenziazione prevale e confonde momenti di lontananza e vicinanza e di distinto e indistinto.

Uno spazio morboso è febbrile, attivo, aggressivo, animato, esaltante e turbolento.

Queste stesse caratteristiche spesso si trovano nella personalità del bambino che è vittima di questi spazi, in una analogia espressiva tra le forme di alienazione dello spazio fisico e le forme di alienazione dello spazio psichico.

2 commenti

  1. donia
    Pubblicato il 25 novembre 2010 alle ore 16:31 | Permalink

    accidenti,
    mi sa che allora ho sbagliato tutto…
    ho dipinto le pareti di rosa e gli infissi di color lavanda, i suoi colori preferiti, ho disegnato e colorato i personaggi di Alice sulle pareti, il letto a castello e le tendine con le farfalle e poi tantissimi giochi, che guai a farne sparire anche solo uno! e per tutti questi giochi ci vogliono anche mobili
    Mai avrei creduto che fosse sbagliato e deletereo per la mia bambina,
    come posso rimediare senza fare ulteriori danni?

  2. Nunzia Tarantini
    Pubblicato il 26 novembre 2010 alle ore 18:30 | Permalink

    Un buon livello di consapevolezza è già una buona base di partenza utile a riparare errori fatti (e chi non ne fa?). Ciò premesso è senza dubbio necessario “decongestionare” progressivamente l’habitat del bambino, introducendo – man mano che la si riconquista in sé – quella sana sobrietà a cui non si è più abituati.

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