Educare all’anormalità: la madre “cattiva”

Winnicott distingue tra:

  • una madre passabile, ossia colei che guardando il bambino sarà capace di riflettere nel proprio viso i sentimenti di quest’ultimo. Il bambino si specchia nel volto della madre in base al rapporto empatico che intercorre tra loro;
  • una madre non passabile, individuabile come colei che è troppo presa da ansie e preoccupazioni: “Sarà giusto quello che faccio?”, “Come devo fare?”.

Una madre non passabile è tale perché, né per sua scelta né per sua colpa, ha tentato di imitare una madre inadatta, di incorporarla e di identificarsi con lei. Questo tipo di madre sarà definita nella psiche inconscia del bambino “madre cattiva”.

Soffre, ed è la sua patologia principale, di una perversione dell’istinto materno.

Il bambino assume, quindi, questa madre come modello di:

  • quello che lui stesso dovrebbe essere;
  • quello che il proprio mondo dovrebbe essere.

I suoi rapporti interpersonali seguono necessariamente lo schema del rapporto che ha avuto con la madre.

La madre cattiva non è facilmente incorporabile. C’è, infatti, un continuo bisogno di estrometterla, di vomitarla fuori, da cui scaturiscono un’angoscia violenta, senso di vuoto, di solitudine e di separazione. Questo senso di vuoto può essere paradossalmente riempito soltanto dalla madre stessa: inizia così un circolo vizioso, da un’infelicità all’altra, senza tregua.

Privo di basi solide, il bambino sviluppa una struttura psichica precaria. Egli è limitato al suo rapporto con la madre. Se ella è presente si verifica la limitazione primaria appena descritta, se ella non è presente – o permette al bambino di accompagnarsi con altre persone: padre, fratelli, nonni – il bambino sarà portato a vedere negli altri soltanto le qualità che appartengono alla madre: le personalità reali degli altri avranno poca influenza sul bambino anormale, poiché non coincidono con le caratteristiche materne che egli conosce e ricerca.

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