Così parlò il bambino del suo disagio

Così parlò il bambino del suo disagio di Nunzia Tarantini

Disagio, in senso generale, significa:

  • mancanza di agi, di comodità, condizione o situazione incomoda;
  • senso di pena e di molestia dovuto alla mancanza di capacità di adattarsi ad un ambiente o ad una situazione;
  • fastidio, incomodo, inconveniente.

In senso psicologico il disagio segna una situazione traumatica, un vero e proprio attacco, annichilente e destabilizzante, alla personalità in formazione di un bambino o di un adolescente, con conseguenze gravi a breve, medio e lungo termine sui rispettivi processi di crescita.

Il danno provocato dal disagio è in genere tanto maggiore quanto più il contenuto disagiante avviene nella prima infanzia, resta sommerso, ossia rimane nascosto e non viene rivelato, o si ripete nel tempo, o ancora peggio è carente di sostegno e protezione familiare e sociale.

Il disagio in tutte le sue forme rappresenta una ferita profonda che segna la persona in toto e che difficilmente potrà rimarginarsi da sola.

Disvelare il disagio significa parlarne apertamente e – specie se si tratta di un abuso, di un abbandono, di una perdita grave – rappresenta l’unico modo per dare a chi lo ha subìto la possibilità di fecondare il vissuto di sofferenza. Nella presentazione che apre questo articolo si possono vedere bambini e adolescenti che parlano, con l’uso del disegno, del loro disagio e che con l’uso di forme e colori riescono a disvelare i nuclei centrali del loro malessere:

  • Una madre che abbandona è disegnata con tracciato lento e poco colorata, il suo corpo viene rimpicciolito e scheletrito fino a diventare una madre “fil di ferro”.
  • Un padre aggressivo è disegnato deforme nei suoi tratti fisici, il suo corpo viene ingigantito e colorato nei minimi particolari, fino a diventare una bestia inferocita la cui distruttività sarà ricordata anche nella più piccola sfumatura.
  • Una bambina che ha subìto abuso si disegna con un corpo attraente e più adulto dell’età che in realtà ha e si colora in modo acceso, per proiettare tramite il colore il suo messaggio di rabbia e delusione.
  • Un bambino abbandonato in un istituto disegna case vuote e chiuse: non ci sono finestre, né balconi, solo mattoni ben tracciati che sembrano murare quel luogo che ormai è il simbolo di un corpo deprivato di amore e affetto.

Poi sarete voi a leggervi dell’altro: ma non ditelo a me, trovate piuttosto il modo di far capire al bambino che avete capito.

1 commento

  1. Carmen
    Pubblicato il 16 gennaio 2013 alle ore 16:32 | Permalink

    Nasce commozione vedendo i disegni dei bambini, in particolare quelli sul diritto alla morte, a essere se stessi; c’e’ un senso di profonda dignita’ in ognuno di questi disegni. Forse non dedichiamo sempre il giusto rispetto verso le emozioni dei bambini, e cosi’ poi alla fine diventano disagiati, senza dare nell’occhio. Lo dico da mamma attenta e presente, ma cosa so davvero dei vissuti piu’ profondi di un bambino? Far capire al bambino di aver capito mi sembra un buon inizio di dialogo.

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