Il disegno infantile: un po’ di storia

L’attività pittorica del bambino è stata considerata per secoli una forma di espressione mancata, come osservato da Bombi e Pinto (1993). È soltanto sul finire del diciannovesimo secolo che il disegno è diventato a pieno titolo oggetto di attenzione e di ricerca.

Questa svolta si deve ai lavori di Cooke (1885) e soprattutto alle ricerche di Ricci (1887). Sull’argomento è suo il contributo alla letteratura degli inizi. Si racconta che in un giorno piovoso Ricci si trovasse sotto ad un abete da dove scorse affascinanti e goffi disegni sicuramente provenienti dalle mani di un bambino; niente di inconsueto se non fosse che da questo momento Ricci iniziò ad interessarsi al disegno ed all’arte infantile.

Con il volume L’arte dei bambini (1887), Ricci ha fornito il primo quadro dell’evoluzione grafica nell’infanzia; il suo intento era chiaramente tassonomico e normativo e lo scopo era la ricerca di stadi e tappe distintive dello sviluppo che conduce il bambino ad impadronirsi della capacità grafica di rappresentarsi il mondo.

Questa tendenza a catalogare e descrivere l’attività grafica infantile si concretizza con ulteriori ricerche, quali quella condotta da Kerschensteiner (1903), che sulla base di oltre centomila disegni ha cercato di stabilire i livelli di sviluppo dell’attività grafica, e quella di Goodenough (1926), che ha cercato di stabilire le fasi di sviluppo della rappresentazione grafica in rapporto alla figura umana.

L’interesse crescente per la psicologia infantile ha promosso, negli ultimi decenni, gli studi sui modi di espressione nelle prime età della vita, e in particolare gli studi sul disegno. Nel disegno senza modello il bambino opera una vera creazione, esprimendo quando crea, assai meglio di quando imita, tutto quello che ha in sé. Da ciò si può far derivare la visione personale del mondo e della sua personalità.

Il disegno degli “omini” è per Goodenough (1957) uno strumento che fornisce indicazioni sul livello intellettuale d’un soggetto sulla base della maggiore o minore perfezione, dell’equilibrio generale e della ricchezza di particolari con cui l’omino è disegnato.

Fay (1923) sottolinea che il disegno permette di misurare la maturità mentale.

Minkowska (1952) ha acutamente distinto due livelli che il bambino ha di cogliere la realtà: il livello sensoriale, in cui l’esecuzione del disegno non è molto precisa ma i particolari sono molto dinamici, e quello razionale, che comporta più precisione e simmetria ma più staticità.

Machover (1949) ha compreso l’importanza e l’influenza delle tendenze affettive proiettate nel disegno e ha valutato il problema del contenuto.

Buck (1948-49) ha anch’egli compreso che il disegno libero fornisce uno strumento valido d’indagine della personalità, aspetto rinforzato anche dalle osservazioni di Boutonier (1937), che nel suo Le dessins des enfants sottolinea come il disegno libero traduca un livello di personalità proiettata piuttosto che un semplice livello mentale.

Morgenstern (1937) ebbe per prima l’idea di servirsi dei disegni spontanei d’un fanciullo per psicoanalizzarlo.

Sulla base di una dottrina psicoanalitica che vedeva nel gioco e nel disegno l’equivalente nei bambini delle libere associazioni degli adulti si è sempre più sviluppato il metodo d’interpretazione dei disegni liberi, a scopo sia diagnostico che terapeutico. Baudouin (1954), Berge (1946), Dolto-Marette (1948), fanno parte di questo filone di indagine.

Porot (1952), Cain e Gomila (1953), Appel (1931), Barcellos (1952) e Fukada (1958) sottolineano che lo studio analitico del disegno permette di conoscere i sentimenti reali che il bambino prova per i familiari: nello specifico lo stesso Porot (1952) e anche Corman (1970) fanno del test della famiglia un vero e proprio test proiettivo.

Rispecchiando un intento descrittivo, tutti questi contributi sono volti alla ricerca degli stadi e delle tappe che portano il bambino ad impadronirsi della capacità di rappresentarsi graficamente il mondo e di proiettare in esso i suoi contenuti e affetti.

Cercando un’interpretazione coerente e generale del disegno si possono stabilire una sequenza di stadi nell’evoluzione della capacità di rappresentazione grafica del bambino.

Riferimenti bibliografici

Bombi, A. S. – Pinto, G. (1993). I colori dell’amicizia: studi sulle rappresentazioni pittoriche dell’amicizia tra bambini. (Il Mulino, Bologna 1993).

Cooke, E. (1885). Art teaching and child nature. Journal of Education, 12, 462-465.

Ricci, C. (1887). L’arte dei bambini (Zanichelli, Bologna 1887).

Kerschensteiner, G. (1903). Die entwicklung der zerchnerischen begabung. Munchen.

Goodenough, F. (1957). L’intelligence d’après le dessin. Le test du Bonhome (PUF: Paris, 1957).

Fay, H. (1923). Une méthode pour le dépistage des Arrierés dans les grandes collectivités d’enfants, Bull. Ligue Hyg. Ment.

Minkowska, F. (1952). La typologie constitutionelle vue à travers le Rorschach et les dessins d’enfants, Revue Morpho-Phisiol. Hum.

Machover, K. (1949), Personality Projection in the Drawing of the Human Figure (Thomas: Springfield, 1949).

Buck, J. N. (1948). The H. T. P. tecnique. A qualitative and quantitative scoring manual, J. Clin. Psychol.

Boutonier, J. (1937). Les dessins des enfants (Ed. Du Scarabée: Paris, 1937).

Morgenstern, S. (1937). Psychanalise infantile. Symbolisme et valeur clinique des créations immaginatives chez l’enfants (Denoel: Paris, 1937).

Baudouin, C. (1950). L’ame enfantine et la psychanalyse (Neuchatel: Delachaux & Niestlé, 1950). Trad. it.: L’anima infantile e la psicanalisi (Astrolabio, Roma 1950).

Berge, A. (1946). Le facteur psychique dans l’énuresie, (De Seuil: Paris, 1946)

Dolto-Marette, F. (1948). Rapport sur l’interprétation psychanalytique des dessins d’enfants au cours de traitements psychothérapiques, Psyché, 1948.

Porot, M. (1952). Le dessins de famille, Pédiatrie.

Cain e Gomila (1953). Le dessin de la famille chez l’enfant: criteres de classification, Ann. Med. Psycol.

Appel, N. (1931). Drawings of children as aids to personality study, Am. J. Orthopsychiatry.

Barcellos, F. (1952). Psico diagnostico atraves do desenho infantil (Arruama: Rio de Janeiro, 1952).

Fukada, N. (1958). Family drawing by school children, Jap. J. Psychol.

Corman, L. (1976). Il disegno della famiglia: test per bambini (Boringhieri, Torino 1976).

3 commenti

  1. viviana de giglio
    Pubblicato il 4 giugno 2009 alle ore 17:16 | Permalink

    Questa è altissima clinica. Il disegno infantile è un modo efficace per indagare, comprendere e non invadere il bambino! Purtroppo molto sottovalutato, soprattutto nelle scuole di neuropsichiatria infantile, dove la decodificazione del disegno infantile non è uno strumento diagnostico d’alto livello, ma una pura formalità. è necessario per i medici tornare, con umiltà, ad apprendere concetti clinici, piuttosto che fuggire con estrema facilità nel farmaco che tutti i problemi copre e rimanda!!

  2. Armando
    Pubblicato il 8 giugno 2009 alle ore 18:41 | Permalink

    Dagli inizi del 900, il linguaggio espressivo dei bambini, simbolico oppure irrazionale, ma di sicuro privo di una precisa volontà di estetizzare, è stato preso a modello dagli artisti.
    Ad esempio Kandinsky si costruì una collezione di disegni infantili e ne studiò a lungo le forme, riconoscendo nei bambini una potenza espressiva assente negli adulti. Da allora iniziò a creare le sue famose composizioni dalle forme disancorate, fluttuanti e dai colori visionari. Altri esempi illustri, che hanno avuto un percorso simile, sono Klee, Mirò e Picasso.

  3. Gigi
    Pubblicato il 11 febbraio 2012 alle ore 20:46 | Permalink

    Tutti siamo stati bambini e ci siamo interrogati sul perche’ di tanto sadismo del mondo adulto mi piacerebbe pensare che un giorno cio’ sia un brutto ricordo per dei bambini diversi
    gigi

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