Chi crede ancora alle fiabe?

Forse l’opinione pubblica, che ricorre a processi di negazione, superando in assurdità quello a cui si assisteva vent’anni fa su problemi quali la droga, la delinquenza minorile, la malattia psichica, ossia, tutte quelle situazioni in cui viene meno il controllo del comportamento nei bambini e negli adolescenti.

Prendiamo uno dei delitti più impressionanti, per esempio quello in cui un adolescente uccide suo padre o sua madre senza la minima pietà per la sua vittima e studiamo la reazione dell’opinione pubblica di fronte a un delitto del genere.

Troveremo la solita oscillazione tra due estremi.

Da un lato ci sarà il lettore indignato che spera che l’assassino venga subito catturato e messo al sicuro in modo da non poter più nuocere, ripeterà con le solite frasi standard che la scuola deve insegnare a leggere, a scrivere e a far di conto, invece di lasciare che i giovani siano viziati da stravaganze esotiche come circoli creativi, gruppi di discussione o altro. E con questo il problema sarebbe risolto.

Dall’altro lato ci sarà il lettore sentimentale che versa lacrime calde sulla storia del delinquente, perché, dopotutto, di chi è la colpa se non dei genitori o della istituzione. È di solito la persona che propone più campi di calcetto nei ghetti urbani, o trova una facile soluzione mettendo i genitori dei ragazzi delinquenti in prigione.

Nelle due visioni c’è uno spettacolo desolante: o si fa i “duri”, appellandosi alle più inutili difese contro la vergogna e il senso di colpa, o si fa i “mollicci”, rifugiandosi in ingenue illusioni.

È ora di finirla con le fiabe.

È giunto il momento per la società italiana di uscire dal torpore e guardare in faccia la realtà, diventando più saggi per intraprendere i passi che devono condurre al trattamento dell’individuo anomalo.

Andare verso un sistema integrato che riabiliti tali deficit comportamentali, significa approfondire la natura di questi disturbi e disorganizzazioni della personalità infantile, attuare una buona prevenzione e strutturare una cura degna di questo nome.

7 commenti

  1. Laura
    Pubblicato il 17 maggio 2005 alle ore 10:58 | Permalink

    Se le persone leggessero le fiabe con maggiore consapevolezza e spririto introspettivo non resterebbero allibiti!!!!
    Coloro che vivono simili stupori siano essi i “duri o i mollicci” in verità sono essi stessi scissi tra i due poli!!!!!

  2. tiziana
    Pubblicato il 17 maggio 2005 alle ore 11:34 | Permalink

    Una bella pausa di riflessione è quello che ci voleva… la fiaba assicura il lupo alla giustizia e la principessa al suo castello, eppure una nota di perplessità rimane nell’adulto che legge e nel bambino che ascolta… e si addormenta. Ora riflettendo comprendo, manca la coscienza che sposi le due parti dando corpo all’immaginazione e facendola vivere nel reale…
    Grazie per avermi portato a questa bella coscienza…

  3. francesco
    Pubblicato il 17 maggio 2005 alle ore 12:47 | Permalink

    La fiaba, quale metafora, descrizione icastica, rappresentazione plastica, viaggio immaginifico dell’uomo nella natura e tra gli esseri umani.
    L’uomo di oggi è il bambino di ieri: capire ciò che siamo stati e come siamo stati ci aiuta a conoscerci meglio e a scegliere più consapevolmente il nostro futuro.
    “Ri-Vivere” attraverso una coscienza estesa e diffusa, meno individualistica, e giungere ad un’etica della responsabilità verso la natura e il mondo dei quali siamo parti ed ai quali affidiamo i nostri figli: ecco il messaggio che mi giunge da questo approndimento e sono grato a chi me lo trasmette

  4. Donatella
    Pubblicato il 17 maggio 2005 alle ore 13:00 | Permalink

    “E’ ora di finirla con le fiabe”… meraviglioso! Finalmente si può dialogare sul bello e il brutto delle cose, si può ridere e piangere al tempo stesso e scoprire che il lupo cattivo non è poi così cattivo e la principessa non è tutta questa bellezza… anzi!
    La società dovrebbe smettere di dividere ogni cosa e imparare a comprendere e trasmettere il limite.
    Viva l’immaginario!

  5. Daniela
    Pubblicato il 18 maggio 2005 alle ore 17:02 | Permalink

    L’approfondimento portato avanti nei seminari di Ri-vivere mi fa domandare:” so raccontare una fiaba ad un bambino?”

  6. luigi
    Pubblicato il 20 maggio 2005 alle ore 0:32 | Permalink

    Fa paura far vivere la fiaba a un bambino se non miscelata a una reata’, gli ultimi tempi impongono bambini protesi all’attacco contro la societa’, amici e insegnanti, non immaginando che si rivolteranno contro gli stessi genitori che gli hanno istruiti. Il Bambino che non conosce il gioco attacchera’ il bambino controllato e educato a una sua azione dettata dal solo gioco, e quest’ultimo restera’ paralizzato, cosa insegnare ai secondi bambini ?

  7. alessandro
    Pubblicato il 20 maggio 2005 alle ore 18:42 | Permalink

    Io non ricordo più le fiabe, non saprei forse nemmeno raccontarle, oggi è tutto stravolto, il lupo è diventato buono (e per carità mi fa piacere!) e biancaneve è oggetto di qualche articolo da sexy shop! Ma allora oggi un bambino come distingue il bene dal male, come comprende cosa è buono o cattivo, giusto o sbagliato e soprattutto chi gli fornisce gli strumenti per capirlo? I genitori? La scuola?

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