A scuola con la perversione

Immagine del dipinto "Medusa" di Arnold Böcklin (1878 circa).

Il dipinto “Medusa” di Arnold Böcklin (1878 circa).

 

Non esistono insegnanti ideali.

Questa è una affermazione vera, verificabile in un certo numero di contesti nevrotici legati alla personalità dell’insegnante. Le attività perverse e gli impulsi psicopatici però sono ben altro e costituiscono un problema critico quando emergono in una società che ormai sembra non essere più in grado – per vari motivi – di distinguere non solo nevrosi da psicosi, ma persino normale da patologico.

Lo spunto per discuterne è offerto dal caso del giorno che tanto per cominciare rivela – se ce ne fosse bisogno – che ormai anche nelle scuole gli impulsi patologici viaggiano liberi e questi impulsi non appartengono solo agli studenti ma anche agli insegnanti.

Le forme perverse sono, come sottolinea Otto Fenichel, di ogni età e di tutte le razze; Freud aggiunge che tendenze perverse, o almeno fantasie perverse, sono riscontrabili sì nella vita di ogni individuo, normale o nevrotico che sia, ma sotto forma di atti perversi travestiti o sublimati.

Bene non è affatto vero che soggetti che presentano una predisposizione a pervertirsi non lasciano indizi che possano consentire a chi di dovere di neutralizzarli prima che possano nuocere, e in ogni caso prima che possano occupare posti di rilevante responsabilità sociale ed etica, indispensabile in una istituzione scolastica.

L’analisi dimostra che i perversi hanno delle repressioni patogene, una inconscia paura della castrazione e delle regressioni alla sessualità infantile. Pazienti di tal genere sono infantili non solo nel campo sessuale, ma nell’intera personalità.

Così un’insegnante si presenta nello scenario inconscio di questi ragazzi, il cui unico problema risiede forse in un’angoscia di castrazione, come terribile donna fallica, come Medusa, i cui serpenti sono inquivocabili simboli fallici, o come strega che con un dente sporgente cavalca sul manico della scopa. Ai suoi allievi fa rivivere lo shock della castrazione provocato della vista del genitale e si propone come figura terrorizzante, non solo perché fallica e penetrativa, ma perché la sua vagina “dentata”, tipica della donna che violenta sul piano emotivo l’oggetto d’amore, ha ottime probabilità di far rivivere negli allievi il desiderio di soddisfare la sessualità con la propria madre e quindi farli regredire a fasi pregenitali.

Quando un adolescente regredisce a fasi pregenitali perde il controllo delle sue emozioni e può:

  • attivare sintomi mai avuti, ma risalenti ai suoi conflitti infantili;
  • acutizzare passioni nevrotiche con fenomeni di violenza verso un individuo più debole, specie se di sesso femminile;
  • mettere in moto impulsi che, precedentemente bloccati da una azione educativa, sono messi in emergenza di scarico: l’istinto infatti cerca a tutti i costi una via di scarico, cogliendo di sorpresa le indebolite forze difensive dell’Io.

Certo la signora Medusa in apparenza dice di aver perduto il controllo delle sue emozioni, ma in realtà trovandosi davanti ad adolescenti, per natura emozionalmente instabili, ha trovato il contenitore adatto alle sue forme perverse, espressione di infantilismo e repressione.

È purtroppo una società con gravi problemi di deficienza etica a promuovere la scuola della perversione.

Una sola nota positiva: sembra che i genitori, cui non è sfuggito l’atteggiamento disinvolto di un’insegnante che fuma tranquillamente in presenza dei suoi giovanissimi allievi, ne avessero intuito i segni di uno stato alterato della personalità.

Pensate che possa bastare?

4 commenti

  1. jk
    Pubblicato il 15 novembre 2006 alle ore 19:50 | Permalink

    “Certo la signora Medusa in apparenza dice di aver perduto il controllo delle sue emozioni, ma in realtà trovandosi davanti ad adolescenti, per natura emozionalmente instabili, ha trovato il contenitore adatto alle sue forme perverse, espressione di infantilismo e repressione.”

    Questo è il mio passaggio preferito!
    Sante parole, e a volte non si subiscono pratiche sessuali ma solo violenze fisice, come alcuni docenti maneschi e frustrati. Ce ne sono davvero molti!
    Certo che questa insegnante molisana dopo 4 anni di disoccupazione, aveva ottenuto una cattedra e se l’è FUMATA in due settimane!
    Mi fa molta tristezza il tutto!?

  2. Pubblicato il 18 novembre 2006 alle ore 12:01 | Permalink

    Mi trovo d’accordo con Jk sul fatto che questo alla fine è solo un epifenomeno che viene fuori da un mondo sommerso di perversioni non a sfondo sessuale che i professori spesso fanno subire ai propri allievi.
    Ma insomma si può permettere ad un ragazzo che si è laureato in una Università italiana in cui, come si sa, non c’è alcuno spazio per un approfondimento dei più semplici concetti di psicologia, di decidere il futuro di centinai di studenti?!?!
    E come sempre accade in Italia la colpa è da ricercare nella nostra “società con gravi problemi di deficienza etica”…. mi viene da pensare ai parlamentari drogati che fanno leggi contro la droga per educare alla salute i ragazzi italiani!

    Ps Dato che di solito di fronte ad uno squilibrato che ha ucciso tutta la famiglia e qualche passante, dopo aver stuprato la dirimpettaia di novant’anni, tutti quelli che lo conoscevano dicono “Ma era una così brava persona!! Non me lo sarei mai aspettato!”, questa volta se i genitori avevano intuito qualcosa sta professoressa doveva proprio essere completamente pazza!!!!

  3. jk
    Pubblicato il 18 novembre 2006 alle ore 20:48 | Permalink

    Già.. come il tizio nel bresciano che pare abbia fatto a pezzettini i suoi zii!?
    Purtroppo questa “deficenza etica” di cui parla daniele, la ritroviamo in troppi, veramente troppi settori.
    E sono spesso le piccolezze a dare i primi segnali rivelatori, i contenuti tv, adesso anche alcuni telegiornali, l’educazione stradale e civile..e come spesso succede il cattivo esempio viene sempre dall’alto!?

  4. gigi
    Pubblicato il 6 marzo 2007 alle ore 16:58 | Permalink

    Il presupposto pedagogico, il punto di fuga prospettico dei docenti dovrebbe essere l’interesse di tutelare il minore affidato loro nel processo cognitivo, formativo ed individuativo ancor prima di quello di apprendimento delle nozioni.
    Questo presuppone che i dirigenti ed i docenti siano soggetti etici ovvero abbiano esperienziato nella loro vita fasi di amore oblativo (Abrams).
    Ma quanti bambini i cui primi rapporti con l’ambiente sono stati “disturbati” da figure di riferimento gelide/assenti ed inadeguate, da ritardi o distorsioni nelle cure per la oro crescita ed hanno sofferto di una impossibilità di far emergere un autentico sé, diventano docenti (sic), formatori, dirigenti, etc?
    Ed ecco che il mondo si popola e brulica di Mostri psicologici e di MEDUSE falliche!

    Ciao, ciao

Lascia un commento

La tua email non sarà mai pubblicata. I campi obbligatori sono contrassegnati da *

*
*