A proposito di Eluana

bambino

Ha poco senso opporsi all’idea di morte elaborata da un genitore sul proprio figlio costretto a vegetare. È opportuno invece elaborarla ed attraversarla con lui.

Le parole dell’analista junghiano Luigi Zoja:

L’orientamento inconscio si volge alla morte in misura crescente con il crescere dell’età, e spesso anche con il sopravvenire di gravi malattie.
[…]
La crescente
medicalizzazione della vita, studiata polemicamente per esempio da I. Illich [ndr: in Nemesi medica (Boroli Editore, Milano 2005)], entra in forte contrasto con quegli anni – non troppo lontani – in cui nascita e morte avevano luogo in casa ed erano amministrate dalla gerarchia famigliare. Oggi entrambe si sono trasferite in ospedale, sotto la supervisione di una gerarchia di tecnici affettivamente e psicologicamente estranei.
Questa scelta sanitaria si rifà ad un concetto di sanità dimentico delle esigenze psichiche.
[…]
Oggi il ricovero impone la rinuncia ad ogni ruolo che non sia quello passivo di paziente, di oggetto della tecnologia medica.
[…]
La nostra è una società positiva: interessata alla crescita, alla produzione e alla crescita della produzione. L’idea della morte – idea naturale fino a poche generazioni fa – crea oggi imbarazzo e vergogna. L’uomo moderno prova, di fronte alla morte, oltre al naturale dolore per la rinuncia della propria vita, una nuova sofferenza legata al nuovo tabù. Morire è vergognoso.
[…]
I valori dominanti, riflessi dai mass media, ci danno il quadro di una società ipomaniacale e unilateralmente giovanilista. È sufficiente accendere a caso radio o TV per notare che l’uomo medio che ci propongono – o a cui si rivolgono – è molto estroverso, attivo, sano: scarsi sono i segni fisici, ma soprattutto psicologici, della vecchiaia.
Se stiamo alla pubblicità, all’uomo medio sono necessari molti beni di consumo. Ma questi beni sono legati ad un artificioso giovanilismo.
[…]
La Gordon riporta una serie di storie africane legate alla morte. Ad esempio, Dio chiese agli uomini se preferivano vivere in eterno o morire. Gli uomini osservavano che, tra nuove nascite e immortalità, in breve non ci sarebbe più stato un angolino libero sulla terra. Così, saggiamente, scelsero di morire.

Aniela Jaffé riporta che C. G. Jung, a ottantacinque anni, scrivendo ad una donna preoccupata per la malattia di un amico, diceva:

Cerco di accettare la vita e la morte. Se scoprissi di non essere pronto ad accettare l’una o l’altra, mi interrogherei sui miei motivi personali. […] Nelle situazioni estreme della vita e della morte una comprensione e un discernimento globali sono della massima importanza. Sono i fattori irrinunciabili della nostra decisione di andare o di rimanere, di lasciare andare o di non lasciare andare.

Pur continuando ad asserire l’impossibilità di una risposta oggettiva ad un padre che decide la morte di una figlia in coma vegetativo, teniamo da una parte stretta la vita, ma dall’altra concediamo spazio alla morte.

Riferimenti bibliografici

Von Franz M.-L., Frey-Rohn L., Jaffé A., Zoja L. (1984). Im Umkreis des Todes (Zurich: Daimon Verlag, 1980). Trad. it.: Incontri con la morte (Raffaello Cortina Editore, Milano 1984).

3 commenti

  1. Carmen B
    Pubblicato il 10 febbraio 2009 alle ore 10:34 | Permalink

    Jung nella sua umilta’ mi riporta a interrogarmi sui motivi personali che non mi hanno fatto accettare la morte di Eluana, come una morte giusta. Non perche’ abbia ora la risposta se sia o meno una morte giusta, ma almeno lasciamo in pace la sua anima e poniamoci il problema di non saper accettare che morte e vita viaggiano insieme.

  2. JohnJohnlewis
    Pubblicato il 10 febbraio 2009 alle ore 14:42 | Permalink

    Che post!

    Complimenti!

  3. Alessandro Iacovazzi
    Pubblicato il 10 febbraio 2009 alle ore 16:07 | Permalink

    Quanta gente si ascolta imperniata dai propri giudizi personali verso gli altri che vuol far passare come pensiero comune, forse ognuno di noi da il proprio giudizio, ma in certi momenti è il caso di metterlo da parte e rispettare la natura così come viene, sia bella come la vita o altrettanto normale come la morte.

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