Archivio per anno: 2007

Dimenticare Freud non paga

Si assiste in questi giorni a raccapriccianti uccisioni di donne che, con sadismo feroce, vengono fatte a pezzi e come al solito si fa veramente poco per comprendere le cause patogene profonde che agiscono in tali assassini. Con una enorme letteratura psicoanalitica a disposizione è altrettanto raccapricciante assistere allo spettacolo in cui in molti si accaniscono a non comprendere i meccanismi che governano lo psichismo e a obliterare le chiavi psicoanalitiche di lettura, costringendoci a sorbire il loro galleggiare in superficie e ad osservare passivamente le conseguenze della loro interessata ignoranza.
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Se il genitore non vede

L’educazione e la pedagogia curativa messe in campo dai genitori si propongono di vigilare sulla crescita di un figlio affinché certe disposizioni e tendenze dello stesso non si trasformino in sintomi patologici. Esse rappresentano spesso una prima profilassi rispetto all’insorgere di una patologia più tardiva, il cui valore cresce solo se il genitore possiede un’educazione psicoanalitica e “un occhio addestrato” a cogliere soprattutto quei sintomi latenti che spesso il bambino non manifesta. Se, al contrario, il genitore diviene sostegno del sintomo di suo figlio o ne spia, sempre e solo, il lato fisico, la crescita del bambino può essere seriamente compromessa proprio dallo stesso genitore.
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Perché i grandi uccidono?

Già nella prima metà del secolo scorso, nel saggio Il delinquente e i suoi giudici. Uno sguardo psicoanalitico nel campo del diritto penale Franz Alexander e Hugo Staub osservavano che “esistono dei fenomeni psichici su cui la scienza o anche l’informazione ancora oggi chiude gli occhi, solo perché non può dominarli con i metodi abituali e sperimentati”. Ancora oggi!
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L’iperattivo domato

Ancora una volta torniamo sul tema dell’iperattività nei bambini e nei ragazzi, partendo dall’idea che:
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Educatori addestrati nell’analisi del disegno infantile

Nell’attuale contesto della psicoanalisi infantile l’utilizzazione del disegno è pratica corrente. Il disegno è per il bambino il miglior modo di espressione simbolica, intermedio tra il gioco e la parola. Il bambino è capace di utilizzare il disegno come l’equivalente delle libere associazioni utilizzate nell’analisi degli adulti. Infatti un analista esaminando i disegni del suo piccolo paziente si accorge che il bambino trascura quei pochi valori morali tipici della sua età, cancella o non bada alle conseguenze delle sue rappresentazioni artistiche, proclama la libertà degli impulsi come fini a se stessi, non evita la sua nevrosi, anzi la manifesta con precisi tratti di impulsività morbosa, sensi di colpevolezza, identificazioni anormali. Tutto ciò che viene prodotto nel disegno infantile, sia esso normale o disturbato, è collegato al mondo interiore dello psichismo infantile ma soprattutto con il suo mondo pulsionale: proprio il disegno dà al bambino l’occasione di proiettare vissuti che racchiudono i tanti errori compiuti dall’ambiente in cui è vissuto.
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